Marxismo: Alienazione, Plusvalore, Forza-lavoro, Infrastruttura e Sovrastruttura
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Alienazione
Alienazione: sia per Marx sia per Hegel, questo concetto descrive la seguente situazione che può verificarsi in una persona: quando quest'ultima non possiede se stessa, quando l'attività che compie la separa da sé, rendendola estranea e diversa da ciò che le è proprio. Si dice che il soggetto è alienato: l'alienazione descrive l'esistenza di una spaccatura all'interno dell'individuo, che non possiede pienamente se stesso e, di conseguenza, si comporta in modo contrario al proprio essere.
Plusvalore
Plusvalore: Marx distingue, nelle merci, il valore d'uso dal valore di scambio. Il valore d'uso è l'utilità di un oggetto nel soddisfare un bisogno. Questo concetto si riferisce alle caratteristiche delle cose attraverso le quali esse risultano utili a soddisfare qualsiasi esigenza, dal bisogno biologico di nutrirsi fino a quelle più spirituali o legate al tempo libero e alla cultura. Il valore di scambio è il valore che un oggetto possiede sul mercato ed è espresso in termini quantitativi, misurato dal denaro.
Due oggetti con valore d'uso diverso possono avere lo stesso valore di scambio, come deciso dalle forze di mercato — ad esempio, un computer può costare quanto una moto. La caratteristica peculiare della società capitalistica è che la forza-lavoro è anch'essa una merce: poiché il lavoratore non dispone di altre risorse per ottenere beni e mezzi di sussistenza, deve vendere la propria forza-lavoro sul mercato. Come gli altri beni di mercato, la forza-lavoro è soggetta alle fluttuazioni determinate dalle leggi della domanda e dell'offerta, e dunque ha un prezzo determinato dalle stesse leggi.
A differenza di altri beni — una macchina, per esempio — che servono soltanto a soddisfare i bisogni umani, la merce che chiamiamo forza produttiva ha la peculiare proprietà di produrre altri beni. La forza-lavoro ha un valore di scambio (il salario percepito dal lavoratore) e un valore d'uso (la sua capacità di produrre altri beni). I beni creati da tale lavoro hanno anch'essi valore d'uso e valore di scambio, ma il loro valore di scambio supera sempre il valore di scambio della forza-lavoro che li ha prodotti (il salario). Anche se il valore di questi beni include altre componenti come l'ammortamento dei macchinari utilizzati nella produzione o i costi finanziari sostenuti dai datori di lavoro per gestire l'impresa, resta una differenza: questa differenza si chiama plusvalore ed è il profitto del capitalista. Senza questo profitto la società capitalistica non potrebbe esistere.
Infrastrutture
Le tesi marxiste più chiare sull'infrastruttura sono le seguenti:
- L'infrastruttura è il fattore fondamentale che determina il processo storico e sociale di sviluppo e cambiamento: in altre parole, quando cambia l'infrastruttura cambia tutta la società (le relazioni sociali, il potere, le istituzioni e gli altri elementi della sovrastruttura).
- L'infrastruttura comprende le forze produttive (risorse naturali, tecnologie e forza-lavoro) e i rapporti di produzione (i legami sociali che si sviluppano tra le persone in relazione alle forze produttive, ad esempio le classi sociali).
- L'infrastruttura determina la sovrastruttura, ossia le forme politiche e giuridiche, la filosofia, la religione, l'arte, la scienza e altre manifestazioni culturali.
Lavoro
Occorre rendersi conto che, per Marx, la nozione di lavoro va oltre la dimensione puramente economica e diventa una categoria antropologica. Marx caratterizza l'uomo come un essere dotato di «principio di movimento», un impulso che lo spinge a creare e a trasformare la realtà. L'uomo non è un'attività passiva, ma attiva, e il lavoro è il mezzo attraverso cui esprime le proprie capacità fisiche e mentali, il luogo in cui l'individuo si sviluppa e si affina (o, più precisamente, dovrebbe svilupparsi e perfezionarsi).
Perciò il lavoro non è soltanto un mezzo per la produzione di beni, ma può essere anche un fine in sé, ricercato e apprezzato dall'individuo. Alla luce di questa concezione della natura umana, non sorprende che il tema centrale della filosofia marxista sia la trasformazione del lavoro privo di senso — il lavoro alienato come mero strumento — in un lavoro gratificante e libero. Nei suoi primi scritti Marx parlava di «attività personale» come espressione di questa inclinazione; criticando le forme concrete di questa attività nella società capitalistica, giunse a chiedere l'«abolizione del lavoro» in quella forma. In testi successivi stabilì la differenza tra lavoro libero e lavoro alienato, e la sua critica all'alienazione si manifestò nella proposta di «emancipazione del lavoro».
Sovrastruttura
La tesi di base del materialismo storico è che la sovrastruttura dipende dalle condizioni economiche in cui vive una società, ossia dai mezzi e dalle forze di produzione (infrastruttura). La sovrastruttura non possiede una storia propria e autonoma, ma è funzionale agli interessi delle classi che la determinano. I cambiamenti nella sovrastruttura sono il risultato di cambiamenti nell'infrastruttura.
Questa teoria ha importanti conseguenze:
- Da un lato, la comprensione completa di ciascun elemento della sovrastruttura può avvenire solo attraverso la comprensione della struttura economica e dei cambiamenti che la sottendono.
- In secondo luogo, l'idea che non esista l'indipendenza assoluta del pensiero umano rispetto al contesto economico in cui le persone vivono e operano può promuovere posizioni relativiste.
Nel caso della filosofia, ciò significa che la storia della filosofia non può essere considerata solo come una storia interna del pensiero (come se un sistema filosofico generasse altri sistemi in modo autonomo): bisogna fare riferimento a fattori esterni, come l'economia, per comprendere la filosofia. Le teorie filosofiche sono il risultato delle circostanze economiche e delle lotte di classe in cui la società è immersa e che condizionano la vita di ogni filosofo.