Masaccio e La Trinità: Il Capolavoro della Prospettiva Rinascimentale a Firenze

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La Trinità di Masaccio: Capolavoro Prospettico a Santa Maria Novella

La Trinità è un affresco di Masaccio, conservato nella terza campata della navata sinistra della Basilica di Santa Maria Novella a Firenze e databile al 1426-1428.

Iconografia e Innovazione Rinascimentale

Il soggetto principale raffigurato è costituito dalle figure della Trinità, disposte secondo il modello iconografico chiamato "Trono di Grazia", con il Padre che regge la croce del Figlio. L'opera di Masaccio fu la prima rappresentazione di tale iconografia su scala monumentale e la prima a essere trattata con tanto realismo e con uno sfondo architettonico illusionistico.

Masaccio fuse inoltre motivi iconografici derivati da altre rappresentazioni, come i due "dolenti del Calvario" (Maria e San Giovanni, di solito ai piedi delle crocifissioni) o il sepolcro. Di solito nel "Trono di Grazia" Dio era seduto in trono, per evocare il tema del Giudizio che segue la Resurrezione; in questo caso, invece, Dio Padre è raffigurato in piedi.

La figura del Padre, pur sembrando gigantesca per un effetto illusorio, non ha tuttavia una statura superiore a quella del Figlio, ma uguale. Il confronto con le precedenti raffigurazioni del Trono di Grazia palesa dunque un'attenzione alle proporzioni e alle armonie tipica della nascente cultura Rinascimentale.

La Struttura Piramidale e le Figure Centrali

In questa cornice architettonica sono collocate, secondo una struttura piramidale, le sei figure che popolano la scena in atteggiamento statuario. Sulla parete in fondo è collocata una piattaforma orizzontale sulla quale si erge in piedi la figura di Dio Padre.

Descrizione di Dio Padre

  • Indossa una tunica rossa e un mantello blu.
  • Ha la sembianza di un uomo maturo e un'espressione ieratica.
  • Le braccia sono leggermente aperte per reggere il braccio orizzontale della croce.

L'aureola che ne incornicia il capo tocca la volta della cappella, facendo apparire gigantesca la sua figura. L'aureola è raffigurata in scorcio prospettico, segno di irradiazione divina. In realtà, la sua statura è strettamente proporzionata con quella del Figlio in croce, la cui figura risalta nell'affresco per il pallore delle sue carni.

Padre e Figlio sono gli unici personaggi dell'opera a essere sottratti alle regole prospettiche, venendo implicitamente dichiarati come entità immutabili che non sottostanno alle leggi fisiche del mondo umano. L'effetto derivante è quello della percezione di un'inclinazione che li rende quasi precipitanti sullo spettatore.

Lo Spirito Santo

La raffigurazione della Trinità è completata dalla colomba dello Spirito Santo: le sue ali sembrano disporsi attorno al collo di Dio Padre, tanto da rendere problematico, a prima vista, il suo riconoscimento.

I Dolenti: Maria e San Giovanni

Su di un piano inferiore e, nell'illusione prospettica, più prossime allo spettatore, stanno le figure statuarie di San Giovanni e della Madonna.

  • San Giovanni Evangelista: È avvolto in un mantello rosso; sta a mani giunte con lo sguardo rivolto alla croce, nel tipico atteggiamento del “dolente”.
  • Maria: È stranamente distaccata e si volge verso chi guarda il dipinto. È raffigurata come donna già avanti negli anni, cinta in un mantello blu; con uno sguardo, non di dolore ma di severa impassibilità, e con il gesto della mano destra invita lo spettatore a contemplare la crocifissione del Figlio. Il suo sguardo non palesa segni di dolore, ma forse solo una rassegnata consapevolezza del destino che doveva compiersi per la salvezza degli uomini.

I Committenti (Donatori)

Più in basso, su di un piano prospettico ancor più prossimo a chi guarda, stanno le due figure inginocchiate dei personaggi grazie ai quali l'opera è stata eseguita, forse gli stessi committenti o donatori. Si tratta di:

  1. Un uomo con un mantello e un turbante rosso.
  2. Una donna vestita di blu.

Sono raffigurati di profilo mentre pregano rivolgendosi alle persone della Trinità poste nella cappella. La precisione dei lineamenti testimonia la grande qualità di ritrattista che Masaccio dovette possedere.

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