Masaccio e la Trinità: Prospettiva, Luce e Dogma nel Capolavoro del Rinascimento

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La Trinità di Masaccio: Rottura con il Gotico e Nuove Forme

L'opera rappresenta la Trinità (Dio Padre, Gesù sulla croce e lo Spirito Santo a forma di colomba), con la Vergine e San Giovanni sotto la croce, e i donatori, un commerciante e sua moglie, in ginocchio. Invece della sensibilità del Gotico Internazionale, vediamo figure *solide e pesanti*, forme angolari forti al posto delle curve morbide, e, invece di piccoli dettagli come fiori e pietre preziose, un'architettura maestosamente austera.

Forse le figure sono meno piacevoli alla vista rispetto a quelle cui si era abituati, ma sono molto più sincere ed emotive. Il semplice gesto della Vergine che punta al Figlio sulla croce è molto eloquente e impressionante, poiché è l'unico movimento in questa solenne assemblea dipinta. Le sue figure, infatti, sembrano statue, un effetto esaltato dalla prospettiva del quadro che si adatta allo spazio.

Composizione e Simbolismo Dogmatico

Per motivi di coerenza con il significato concettuale dell'affresco, che rappresenta la Trinità, il cui simbolo è il triangolo, la composizione è attentamente *iscritta in un triangolo*. Ma se il pittore avesse voluto esprimersi solo attraverso simboli, non si sarebbe limitato al triangolo che coinvolge la disposizione delle figure. Il simbolo, che ricorreva spesso nella pittura del Trecento, non interessa più a Masaccio: l'idea, egli non la comunica attraverso simboli, ma attraverso modi molto più chiari.

Chiaramente, *Masaccio è interessato al dogma*: la Trinità è un'idea dogmatica, e non c'è dogma senza rivelazione o divulgazione senza forma. Nella sua eternità, il dogma è anche storia, e quindi le figure, anche il Padre, sono figure storiche reali che "occupano spazio". Ma lo spazio che si rivela specificamente con il dogma deve essere uno spazio reale, certo, assoluto, storico (cioè, precedente e attuale), come il dogma stesso. E questo spazio è, per Masaccio, lo spazio dell'architettura prospettica di Brunelleschi.

L'Illuminazione e la Prospettiva Pittorica

L'illuminazione e la prospettiva pittorica sono in relazione al mondo reale. Per posizionare i donatori su un gradino più basso di fronte alla cappella, Masaccio ha utilizzato la prospettiva per indicare che essi si trovano dalla nostra parte del muro della chiesa, proprio all'interno dello spazio e della luce della navata.

L'architettura è illuminata da sinistra, o da sud-ovest, che è dove la luce è predominante nel corpo generale della navata. In termini pittorici, l'unico possibile varco che potrebbe consentire il passaggio della luce nella cappella della Trinità è l'arco attraverso cui vediamo l'affresco, il che potrebbe creare l'impressione che l'illuminazione interna debba simulare un'origine esterna. Ciò che era nuovo in questo caso è il concetto di luce pittorica intesa come un'estensione della luce nella chiesa, rendendola incapace di circolare liberamente in qualsiasi punto dello spazio pittorico, ma condizionata dalla distanza rispetto a tale falsa apertura.

La terracotta policroma appare in rosa e blu nelle casse della cupola. Dalla combinazione di questi colori con il rosso e il blu scuro degli abiti, Masaccio ottiene un equilibrio astratto, ma radicato nel loro ordine con le cose materiali: vestiti, pietra e terracotta.

Il Contesto Storico e la Rivoluzione Rinascimentale

Al tempo in cui dipinse l'affresco, Masaccio era un pittore giovane e assolutamente *all'avanguardia*. Per questo motivo, una delle famiglie più potenti di Firenze dopo i Medici gli commissionò la realizzazione dell'opera in un linguaggio che nessuno aveva ancora avuto l'opportunità di contemplare. Di fronte all'immagine piatta del Gotico Italiano, che bloccava la vista sulla superficie attraverso il fondo d'oro, Masaccio e i pittori della sua generazione si proposero di aprire una *finestra su una presunta realtà pittorica immaginaria*.

Egli era riuscito a fornire all'occhio umano un ordine razionale del mondo visibile, fingendo in questo quadro di aprire una vera e propria cappella con l'altare e tutto, che si svolge davanti al vero mistero della Trinità.

La Tomba e la Gerarchia dei Donatori

Nel primo registro, Masaccio colloca l'altare che era stato costruito nelle cappelle laterali della cattedrale. Si apre una nicchia, con una tomba dove la figura di uno scheletro è circondata da una scritta che recita: "È ciò che siete e ciò che sono io." In quest'area appaiono i donatori, il gonfaloniere (la più alta carica civile), vestito di rosso, e sua moglie.

Ciò rappresenta una rottura completa con l'arte precedente, che assegnava ai donatori un formato più piccolo rispetto alle figure divine in considerazione del loro status inferiore nella concezione teocratica del mondo. Qui, però, vengono rispettate le leggi recentemente attuate della prospettiva e delle proporzioni, portando le figure dei donatori a dimensioni reali (simili a quelle del carattere divino) e dipinte *tenendo conto dello sguardo dei fedeli che guardano dal basso*.

Tuttavia, vi è una differenza nel livello della gerarchia tra i donatori e i santi, ma essa è espressa in un linguaggio diverso: dopo l'apertura di una presunta cappella reale, dove la Vergine e San Giovanni piangono ai piedi della Croce, Cristo appare in asse con la colomba dello Spirito Santo e la figura di Dio Padre.

Differenze di Punto di Vista

I punti di vista tra loro sono diversi: un punto di vista dal basso per i donatori, che pretendono di appartenere allo spazio reale dello spettatore, e una vista frontale del mistero cristiano, che acquista così uno spazio soprannaturale.

L'intenzione di fornire risorse effettive si manifesta anche nel chiaroscuro di Masaccio, che fornisce luce e ombra, piuttosto che un fondo piatto, e in un'abile manipolazione di texture e gamme tonali per dare tangibilità e solidità al corpo.

Innovazioni Architettoniche

Non solo il manifesto della nuova pittura rinascimentale è presente nella cappella, ma essa è rappresentata anche come una delle pietre miliari della nuova architettura basata sui modelli romani e italiani. Eppure, Masaccio introduce una novità per l'epoca, che è il *numero pari* dei cassettoni della cupola, mentre i suoi coetanei a Roma li realizzavano sempre in numero dispari.

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