Il Mito di Orfeo ed Euridice: La Tragica Storia d'Amore negli Inferi
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Il Dolore di Orfeo
Per molti giorni, triste e addolorato, Orfeo non volle prendere né cibo né acqua. Dopo aver pianto moltissime lacrime per la morte della sua amatissima moglie, sentiva che non sarebbe riuscito a vivere senza Euridice. Prese quindi una decisione audace: poiché stimava poco la sua vita dopo che gli era stata strappata tanta gioia, decise di tentare ciò che nessuno aveva mai osato, non temendo alcun pericolo.
La Discesa negli Inferi
Egli volle discendere nel regno dei morti, dove Plutone, re degli inferi, governava insieme a Proserpina, per chiedere che Euridice tornasse da lui. Fu talmente temerario che, presa la sua cetra e camminando nel sottosuolo, giunse al cospetto del terribile re. Con tutta la disperazione che portava in cuore, lo pregò affinché fosse lecito che sua moglie tornasse in vita e alla luce del sole.
“Permettimi, Plutone” diceva lacrimando, “di riprendere con me mia moglie e che essa ritorni alla vita dei vivi”.
Il Canto che commosse gli Dei
Quando vide che non era facile ottenere ciò che chiedeva, chiese se fosse lecito cantare una poesia. Il re e la regina, colpiti dal suo canto, glielo permisero. Orfeo iniziò a suonare la cetra così bene che non solo furono allietate le ombre dei morti, ma anche i durissimi animi del re e della regina furono commossi da un canto così triste. Turbati dalla voce di Orfeo, iniziarono a dubitare se ridargli la moglie o tenerla nel loro regno.
Al termine del canto, Plutone disse: “Tu, Orfeo, con il tuo canto hai vinto il nostro animo. Ritorna dunque tra gli uomini in terra e conduci con te Euridice, ma ti dico questo: non dovrai in nessun modo guardare o cercare tua moglie prima che lei torni alla vita e alla luce. Se farai altro, non vedrai mai più la tua coniuge!”
Il Ritorno e la Perdita Definitiva
Orfeo, dopo aver accettato la legge con immensa gioia, iniziò a risalire verso la terra, seguito da Euridice. Ma quando la luce del sole apparve vicina, non sentendo alcun suono dietro di sé, dubitò che Euridice lo stesse seguendo. Preso da tanta paura e dal desiderio di vedere la moglie, non poté trattenersi: si fermò e, vinto dall'amore, guardò indietro.
Allora ella esclamò: “Per quale insania perdi sia te che me, Orfeo? Ecco, la crudele fortuna mi richiama indietro; il sonno della morte copre nuovamente i miei occhi. Ora vivi! Sono tratta ancora agli inferi, circondata da un'oscura notte. A te invano tendo le mie mani, mio uomo. Oh! Non sono più tua ora…”
La Fine di Orfeo
Detto ciò, come fumo che svanisce nell'aria, Euridice scomparve. Orfeo, rimasto solo, non poté fare nulla. Il re degli inferi proibì di discendere nuovamente nel suo regno da vivo. Orfeo piangeva giorno e notte, fuggendo gli uomini ed errando nelle foreste tra le bestie feroci; non voleva vedere più nessuna donna, cercava solo Euridice e disprezzava tutte le altre.
Per questo, le donne, adirate, decisero di punirlo: durante la notte lo circondarono e lo uccisero ferocemente. Le membra del giovane, scisse dal corpo, giacquero per i campi. Anche l'acqua del fiume, dove fu gettato, trasportava con sé la testa e il corpo, mentre la sua stessa voce, con lingua fredda, chiamava ancora: “Euridice, Euridice…”