Ortega y Gasset: pensiero, contesto storico e influenze filosofiche nel Novecento

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Contesto

Ortega è uno dei più importanti filosofi e intellettuali del Novecento. Se fosse stato francese, inglese o tedesco, sarebbe stato probabilmente meglio accolto nella storia recente del suo paese. È sorprendente che non abbia mai completato un'opera definitiva: la sua produzione rimane ampia e frammentaria. Non era un filosofo dal solo stile tradizionale; rifiutava una filosofia chiusa nelle aule e nello stile accademico che si rivolge solo agli esperti. Riteneva necessario formare insegnanti e aumentare il livello culturale del paese.

Il ruolo del giornalismo

Per conoscere i suoi pensieri è necessario avventurarsi in una miriade di scritti, fra articoli, conferenze, lezioni e pubblicazioni su riviste. È impossibile comprendere il significato della sua opera se non si tiene conto del suo lavoro di giornalista: è infatti in quest'attività che si coglie la sua vera originalità. I suoi articoli costituiscono una parte importante della sua opera; in essi si può rintracciare il suo pensiero politico e constatare il suo impegno verso la realtà sociale e politica della nazione.

Critica del razionalismo e nascita del prospettivismo

Accanto all'impegno politico, Ortega affronta una questione centrale del suo tempo: la critica del razionalismo e dell'idealismo. Questa critica, pubblicata nel 1923, segna l'avvio del suo prospettivismo. Nel capitolo X della sua dottrina si parla della cultura, dell'opposizione e della vita: il razionalismo nega il valore della vita, conducendo a un relativismo, contro il quale Ortega si schiera. Ogni vita è un punto di vista sull'universo; così la verità dipende dalla vita intellettuale e dalla storia. Ortega sviluppò queste idee nel corso della prima metà del XX secolo.

Vita e contesto storico

In quegli anni in Europa si verificarono due guerre mondiali e in Spagna la Guerra Civile, che costrinse il filosofo all'esilio. Fu anche testimone della rivoluzione socialista e della nascita del fascismo. Il contesto in cui svolse la sua attività di insegnante e giornalista era desolante: dovette vivere in un paese arretrato in termini di ricerca scientifica, sviluppo industriale e progressi tecnologici. Fame e povertà non erano estranee alla popolazione; anche l'analfabetismo era diffuso tra i cittadini.

Nel corso degli anni Ortega visse la dittatura di Primo de Rivera, la Guerra Civile e, al ritorno dall'esilio, il regime franchista. La dittatura sollevò questioni profonde sulla condizione della Spagna. Tra Unamuno e Ortega furono formulate accuse reciproche: mentre l'Università di Salamanca si schierava per la difesa dei valori tradizionali, Ortega sosteneva la necessità di puntare sulla ricerca, sulla scienza, sullo sviluppo industriale e sul rafforzamento dell'economia.

Il pensiero filosofico e le influenze

Il pensiero filosofico di Ortega non era estraneo alle circostanze in cui visse. Oltre al suo ruolo di professore di metafisica presso l'Università di Madrid, si dedicò in modo continuativo e sistematico alla scrittura su giornali.

Non credeva che alcun partito politico potesse porre un limite stabile all'arbitrio o al settarismo dispotico. Ci fu un tempo in cui nutrì qualche speranza nei confronti del colpo di Primo de Rivera, ma presto si convinse che la Spagna non ne avrebbe tratto vantaggio e continuò a criticare la dittatura imposta.

Era sconcertato dal fatto che in Spagna non vi fosse continuità nella ricerca scientifica e nella tradizione filosofica: per lui era impensabile che un Paese potesse assumere una posizione di rilievo nella storia senza puntare su scienza, ricerca e sviluppo tecnologico. Ortega si lamentava amaramente del fatto che, pur essendoci in Spagna un popolo di grande vitalità, mancasse un'élite culturale e politica. Nella storia non si erano affermati grandi scienziati, filosofi o statisti.

Avanguardie artistiche e clima culturale

L'epoca in cui visse Ortega fu caratterizzata dallo sviluppo delle avanguardie: continui cambiamenti nell'arte con un susseguirsi di movimenti come:

  • fauvismo (Matisse);
  • espressionismo (Van Gogh, Munch);
  • arte astratta;
  • surrealismo (Dalí);
  • cubismo (Picasso).

In letteratura trionfarono il simbolismo, il surrealismo, il futurismo e il modernismo.

Scienza e relatività

Dal punto di vista scientifico, la fisica newtoniana fu messa in discussione. Sebbene a Ortega sia stato talvolta rimproverato di non aver compreso pienamente Einstein, egli considerava Einstein un modello e la teoria della relatività, a suo avviso, influenzò decisamente la sua concezione prospettivista.

Posizione filosofica

Dal punto di vista filosofico, Ortega reagì contro il razionalismo: a suo dire questo aveva deformato il senso della vita. Tuttavia non propose una critica radicale della ragione, poiché riteneva che un rifiuto totale della ragione avrebbe potuto condurre a un atteggiamento primitivo e selvaggio con conseguenze disastrose per il popolo. Per lui la filosofia era una necessità come respirare.

La filosofia del XX secolo è composita: vi sono correnti rigorosamente filosofiche (fenomenologia, esistenzialismo, vitalismo, storicismo, ermeneutica e interesse per il linguaggio — filosofia analitica e filosofia della scienza) e la filosofia della cultura (analisi dei problemi sociali e critica delle ideologie). Non possiamo incasellare Ortega in una di queste correnti poiché il suo intento era prendere le distanze dalle correnti stesse.

Le opere di Husserl e Heidegger influenzarono molto il suo pensiero e lasciarono una chiara impronta su Ortega. Nelle Lezioni di metafisica di Ortega si ritrovano molti concetti derivati da Essere e tempo di Heidegger; incidono inoltre la vitalità e lo storicismo di Dilthey.

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