Paradiso Canto XVII: Profezia dell'Esilio e Missione di Dante

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Canto XVII Paradiso: Incontro con Cacciaguida e Rivelazione del Destino

I canti che comprendono l'XI e il XVII sono canti di tipo dottrinale. Dante si accorge che tutto, anche Beatrice, diventa più luminoso, segno che è salito di cerchio e si trova ora nel cerchio di Marte, dimora degli spiriti militanti (coloro che hanno combattuto per la fede).

Nel XV canto, Dante entra in questo cerchio e vede una croce luminosa formata dagli spiriti. Uno di questi si rivolge a Dante in latino (vv. 28-30): si tratta di Cacciaguida, un suo antenato. Dante, inizialmente, non comprende l'identità del suo interlocutore né il motivo di tale indirizzo.

Nel Canto XVII, ancora nel cerchio di Marte, dopo aver ascoltato Cacciaguida, Dante desidera ardentemente conoscere il suo futuro, ponendo la domanda con la stessa paura che ebbe Fetonte nel chiedere a sua madre Climene chi fosse suo padre.

Spiegazione Strutturale del Canto XVII

vv. 1-27: Richiesta di Chiarimenti sulle Profezie

Dopo aver udito da Cacciaguida notizie sulla Firenze antica e su quella moderna e corrotta, Dante esita a porre ulteriori domande, temendo le rivelazioni che potrebbero essergli comunicate. Su invito esplicito di Beatrice, egli chiede al suo progenitore chiarimenti sulle predizioni ricevute durante il viaggio nell'Inferno e nel Purgatorio.

vv. 28-69: La Profezia dell'Esilio

  • Cacciaguida spiega innanzitutto come gli eventi terreni, pur essendo presenti nella mente di Dio, dipendano dal libero arbitrio umano.
  • Successivamente, rivela esplicitamente a Dante il futuro esilio, tramato da personaggi corrotti della Chiesa romana.
  • Descrive le sofferenze che il poeta dovrà patire: l'abbandono dei luoghi e delle persone care, l'asprezza delle condizioni di vita tra gente e abitudini straniere, e la compagnia di persone malvagie e ingrate.

vv. 70-99: Il Panegirico di Cangrande Della Scala

Cacciaguida consola Dante rivelandogli che nel suo esilio troverà ospitalità presso gli Scaligeri di Verona. Questa previsione è l'occasione per un panegirico di Cangrande Della Scala, annunciandone straordinarie virtù e imprese future.

vv. 100-142: La Missione del Poeta e il Significato della Commedia

Informato del suo esilio, Dante solleva un nuovo dubbio: avendo appreso molte verità scomode durante il viaggio oltremondano, non sa se rivelarle nella sua opera, rischiando di inimicarsi i potenti, o tacere, tradendo la sua missione poetica. La risposta finale di Cacciaguida definisce il senso ultimo di Dante poeta e dell'intera Commedia:

  • Egli dovrà rivelare tutto ciò che ha saputo, senza preoccuparsi delle reazioni altrui.
  • Le verità di cui sarà portatore avranno una funzione redentrice per l'intera umanità.
  • Perché ciò avvenga pienamente, è necessario che colpisca proprio i rappresentanti più potenti dell'attuale società.

Parafrasi Dettagliata

vv. 1-6: L'Interrogazione di Dante

Come Fetonte si rivolse a Climene per accertarsi di quanto aveva sentito contro di sé – Fetonte, colui che ancora rende incerti i padri riguardo alle concessioni ai figli – così ero io. E questo fu compreso sia da Beatrice sia dalla luce beata (Cacciaguida), che prima si era mossa dal suo posto per venirmi incontro.

vv. 7-12: L'Incoraggiamento di Beatrice

Perciò la mia donna disse: “Dà sfogo al tuo desiderio, affinché si manifesti bene come lo senti dentro; non perché con le tue parole tu possa accrescere la nostra conoscenza, ma perché ti abitui a manifestare i tuoi desideri, in modo tale che vengano soddisfatti”.

vv. 13-30: Dante Esprime il Suo Desiderio

“O cara radice (piota), che ti elevi tanto che, allo stesso modo in cui le menti terrestri sanno che in un triangolo non possono esserci due angoli ottusi, tu vedi le cose contingenti prima che accadano, guardando il punto (Dio) in cui tutti i tempi sono presenti; mentre io, insieme a Virgilio, risalivo il monte che purifica le anime (Purgatorio) e discendevo al regno dei morti (Inferno), mi furono dette sulla mia vita futura parole gravi, benché io mi senta già preparato ai colpi della fortuna; per cui il mio desiderio sarebbe soddisfatto dal conoscere quale destino mi si avvicina, poiché una freccia prevista arriva più lentamente”. Così dissi alla luce stessa che prima mi aveva parlato; e così, come voleva Beatrice, espressi il mio desiderio.

vv.31-45: La Chiarezza di Cacciaguida

Non con parole oscure, nelle quali la gente folle (i Pagani) una volta rimaneva ingannata prima che venisse ucciso l’Agnello di Dio (Cristo) che toglie i peccati, ma con parole chiare e con un linguaggio preciso rispose, come un padre amoroso, avvolto e visibile nella propria gioia: “Gli eventi contingenti, che non superano i limiti del mondo terreno, sono presenti nella mente divina; ma non per questo diventano cose necessarie, come non accade a una nave di percorrere un fiume impetuoso per il fatto di essere vista dagli occhi di qualcuno. Da quella mente divina giunge al mio sguardo il futuro che ti si prepara, come dall’organo giunge all’udito il suo dolce suono.”

vv. 46-54: L'Annuncio dell'Esilio

Come Ippolito si allontanò da Atene per colpa della matrigna malvagia e crudele (Fedra), così ti sarà necessario abbandonare Firenze. Questo si desidera e si sta già cercando di attuare, e presto verrà fatto da chi trama, dove continuamente si fa mercato della religione (Cristo). L’infamia, come sempre accade, seguirà i vinti a gran voce; ma la punizione dei colpevoli sarà testimonianza della verità (Dio) che la infligge.

vv. 55-66: Le Difficoltà dell'Esilio

Tu lascerai tutto ciò che ami di più; e sarà questa la prima dolorosa freccia che l’esilio scocca. Tu proverai quanto è salato il pane straniero, e quale umiliante cammino sia uscire ed entrare nel palazzo degli altri. E ciò che peserà di più, sono i compagni crudeli e divisi, insieme ai quali ti troverai in questa misera condizione; i quali, completamente ingrati, sciocchi e malvagi ti si rivolteranno contro; ma, dopo poco tempo, loro, e non tu, avranno il volto macchiato di rosso.

Parafrasi pt.2

vv. 67-75: Il Primo Rifugio

Il loro comportamento sarà testimonianza della loro follia; e sarà stata cosa onorevole esserti isolato da loro. Il primo riparo e ospitale albergo te lo offrirà il cortese e potente signore lombardo (di Verona), che nella sua insegna ha l’aquila in cima a una scala; egli si rivolgerà a te con tanto buon riguardo, che tra il dare e il chiedere, tra voi due, verrà prima quello che di solito viene per secondo.

vv.76-99: Le Lodi a Cangrande

Con lui (Cangrande della Scala) conoscerai l’uomo che, alla nascita, fu tanto influenzato da questo pianeta (Marte), che le sue opere saranno degne di nota. I popoli non se ne sono ancora resi conto per la sua giovane età, dato che da soli 9 anni questi cieli sono girati per lui; ma prima che papa Clemente V inganni Arrigo VII, si manifesteranno le prime scintille del suo valore nel disprezzare ricchezze e fatiche. Le sue nobili azioni diventeranno note, così che neppure i suoi nemici potranno non parlare di lui. Affidati a lui e alla sua generosità; per opera sua molte persone modificheranno il proprio stato, e ricchi e poveri scambieranno la loro condizione; e tu avrai impresse nella memoria notizie di lui che non riferirai”; e mi confidò cose difficili da credere anche per coloro che le vedranno direttamente. Quindi aggiunse: “Figlio, queste sono le spiegazioni su ciò che ti era stato detto; ecco le insidie che in pochi anni ti accadranno. Ma non voglio che tu odi i tuoi concittadini, dato che la tua vita è destinata a durare ben oltre la punizione delle loro cattive azioni”.

vv.100-120: Il Dubbio di Dante sulla Rivelazione

Quando, tacendo, l’anima beata dimostrò di aver concluso di trattare l’argomento che io gli avevo sottoposto appena schematizzato, io, come colui che desidera, dubitando, avere il consiglio di chi vede il bene e vuole il bene e ama, ricominciai: “Capisco bene, padre mio, quanto avanzi il tempo contro di me, per infliggermi un colpo tale, che è più grave per chi si lascia andare; per cui è bene che io mi armi di prudenza, affinché, se mi sarà tolto il luogo più caro, io non perda gli altri rifugi per colpa dei miei versi. Giù nell’Inferno, luogo di dolore eterno, e su per la montagna del Purgatorio, dalla bella cima del quale lo sguardo di Beatrice mi sollevò, e poi in Paradiso, di pianeta in pianeta, io ho saputo che se le riferirò, a molti sapranno di un sapore molto aspro; ma se io avrò timore di dire la verità, ho paura di non sopravvivere nella memoria di quelli che chiameranno questi anni un lontano passato”.

vv.121-135: L'Esortazione Finale di Cacciaguida

La luce nella quale gioiva il mio amato antenato che trovai lì, si fece più luminosa, come una lamina dorata colpita da un raggio di sole; poi mi rispose: “La coscienza sporca dalle proprie colpe e da quelle degli altri si sentirà colpita dalla tua parola, ciò nonostante, eliminata ogni bugia, racconta tutto ciò che hai visto; e lascia che si gratti chi ha la rogna. Poiché ciò che tu dirai, se al primo assaggio sarà fastidioso, poi diventerà nutrimento, una volta digerito. Il tuo grido sarà come il vento, che colpisce di più le punte più alte; e già questo non è scarso motivo di onore.”

vv.136-142: La Necessità degli Esempi

“Perciò in questi cieli, sul colle e nel mondo infelice, ti si sono mostrate soprattutto le anime di persone famose, giacché il sentimento di chi ascolta, non si sofferma né dà credito a un esempio che abbia un'origine sconosciuta e nascosta, o ad altra materia che non appaia evidente.”

Figure Retoriche Principali

Similitudini e Metafore

  • Similitudine (vv. 1-6): Paragone tra Dante che chiede spiegazioni e Fetonte che interroga Climene.
  • Metafora (vv. 7-8): La vampa / del tuo disio (la curiosità di Dante paragonata a una fiamma viva).
  • Metafora (vv. 11-12): Ausare a dir la sete (esprimere il desiderio di conoscenza).
  • Perifrasi (v. 13): O cara piota (o caro mio capostipite/radice).
  • Similitudine (vv. 13-18): Paragonando la visione di Dante a quella di chi sa che in un triangolo non possono esserci due angoli ottusi, si spiega la visione profetica di Cacciaguida.
  • Perifrasi (vv. 17-18): Il punto a cui tutti li tempi son presenti (Dio).
  • Metafora (vv. 56-57): Lo strale che l’arco de lo essilio pria saetta (il primo dolore dell'esilio è la separazione dagli affetti).
  • Metafora (v. 60): Lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale (accettare l'aiuto dei potenti).
  • Metafora (vv. 71-72): Che ‘n su la scala porta il santo uccello (riferimento allo stemma degli Scaligeri).

Altre Figure Retoriche

  • Iterazione (v. 4): Uso ripetuto di Tal … tal.
  • Latinismo (v. 15): Uso del verbo Capere.
  • Anastrofe (v. 19): A Virgilio congiunto (invece di “insieme a Virgilio”).
  • Perifrasi (v. 20): Lo monte che l’anime cura (Purgatorio).
  • Epifonema o Aforisma (v. 27): Saetta previsa vien più lenta.
  • Metafora (v. 33): L’Agnel di Dio che le peccata tolle (Cristo).
  • Similitudine (vv. 40-42): La non necessità degli eventi futuri paragonata a una nave vista da un osservatore.
  • Similitudine (vv. 46-48): L'esilio di Dante paragonato a quello di Ippolito.
  • Perifrasi (v. 51): Là dove Cristo tutto dì si merca (la Curia papale corrotta).
  • Climax ascendente (v. 64): Tutta ingrata, tutta matta ed empia.
  • Antonomasia (v. 71): Gran Lombardo (per indicare un abitante del Nord Italia).

Voci correlate: