Il Paradiso di Dante Alighieri: Viaggio tra Cieli, Beati e Visione Divina

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Struttura del Paradiso

Il Regno del Paradiso, descritto da Dante Alighieri nella sua Commedia, non è più connesso alla Terra: tutto è eterno ed etereo. Le parti che compongono il Paradiso non hanno una struttura fisica e concreta, poiché ogni elemento è prettamente spirituale.

Riallacciandosi alla cosmologia tolemaica, Dante immagina che, oltre una sfera detta "sfera del fuoco" (che divide il mondo terrestre dal Regno del Cielo), intorno alla Terra ruotino nove cieli disposti uno dentro l’altro. Questi cieli sono composti di una sostanza detta etere (simile all’aria) e, muovendosi, brillano, emettono suoni soavi e influenzano gli avvenimenti terrestri e le persone che la abitano.

I Nove Cieli e l'Empireo

I primi sette cieli prendono il nome dai sette pianeti allora conosciuti:

  • Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno.
  • Cielo delle Stelle Fisse.
  • Primo Mobile: il cielo che, muovendosi per primo, trasmette il movimento a tutti gli altri.
  • Empireo: il regno eterno e sede di Dio. In questa zona, Dio si trova in una posizione precisa, all'interno della Candida Rosa (l’assemblea dei beati). Dio è inoltre circondato dai nove cerchi angelici.

Ogni cielo è governato da una potenza angelica, intesa come pura essenza priva di corpo. Nel complesso, compaiono circa 60 personaggi, ma solo 15 sono contemporanei a Dante. Il viaggio nei cieli dura 24 ore, dal mezzogiorno del 30 marzo al mezzogiorno del 31 marzo (la Pasqua è già trascorsa).

L'intuizione dell'Ipersfera

Il matematico Poincaré teorizzò l’ipersfera, ma Dante sembra averla intuita nella struttura del Paradiso. L'ipersfera è una sfera a quattro dimensioni che, contemporaneamente, è contenuta e contiene tutto: quando Dante guarda verso l’alto, vede che Dio è al centro di tutto.

Canto I: L'Inizio dell'Ascesa

L'azione si svolge all'inizio di aprile, a mezzogiorno. Il Proemio è diviso in:

  • Protasi: vengono presentati elementi come la gloria (lo splendore di Dio che genera movimento), la luce (tipica dell'Empireo) e la musica.
  • Invocazione ad Apollo: Dante invoca il dio della musica e della poesia. Il poeta dichiara di essere consapevole della propria umiltà, ma afferma di avere un messaggio didattico da trasmettere.

Si nota una progressione nelle invocazioni: 3 versi nell'Inferno, 6 nel Purgatorio e 12 nel Paradiso. Il canto è caratterizzato da un gioco di sguardi tra Dante e Beatrice; la luce è onnipresente e il poeta vede il riflesso del sole attraverso la sua guida. Il Paradiso è definito una "summa enciclopedica" poiché abbraccia matematica, fisica, astronomia, geometria e botanica.

Il concetto di Trasumanar

Dante utilizza il neologismo trasumanar per indicare l'esperienza di andare oltre i limiti umani. Per spiegarlo, ricorre al mito di Glauco (tratto da Ovidio), un pescatore che, mangiando un'erba magica, divenne un dio marino. Beatrice spiega la teoria della levitazione divina: l'ascesa avviene a una velocità incredibile, circondati da luce e musica, seguendo l'ordine universale voluto da Dio. Ogni creatura tende naturalmente verso il proprio Creatore, come il fuoco tende verso l'alto.

Canto III: Il Cielo della Luna

In questo cielo appaiono le anime di coloro che furono incostanti nei voti religiosi. La prima anima incontrata è Piccarda Donati. Le anime risiedono nel cielo corrispondente alla propria inclinazione terrena, sebbene in realtà tutte si trovino nell'Empireo alla presenza di Dio.

Dante utilizza il campo semantico della vista e similitudini legate all'acqua e alle perle per descrivere queste apparizioni. Viene citato il mito di Narciso, ma con un errore opposto: Narciso scambiò un riflesso per una persona reale, Dante scambia persone reali per immagini riflesse.

Piccarda Donati e la condizione femminile

Piccarda, ex suora clarissa, spiega che la loro volontà è appagata e non provano invidia per chi è più vicino a Dio. Il racconto tocca la condizione della donna nel Medioevo: Piccarda fu rapita dal convento dal fratello Corso Donati per essere data in sposa a un uomo violento per fini politici. Piccarda è considerata l'"anti-Francesca": entrambe subirono matrimoni forzati, ma Piccarda rivolse il suo amore a Dio, mentre Francesca rimase legata al piacere carnale.

Canti V e VI: Il Cielo di Mercurio

In questo cielo risiedono coloro che agirono per ottenere onore e fama terrena. Il protagonista è l'imperatore Giustiniano, che pronuncia un lungo monologo sulla storia dell'Impero Romano e critica le fazioni dei Guelfi e Ghibellini che rovinano l'Europa. Viene citato anche Romeo di Villanova, figura in cui Dante si rispecchia per il tema dell'esilio e della calunnia (exul immeritus).

Canto XI: Il Cielo del Sole e San Francesco

San Tommaso d'Aquino narra la vita di San Francesco d'Assisi in forma di agiografia. Le parole chiave sono umiltà e povertà. Francesco è descritto come un sole nato ad Assisi (l'Oriente) che si unisce in matrimonio mistico con Madonna Povertà, vedova di Cristo. Il canto contiene una dura critica alla corruzione della Chiesa del 1300 e agli interessi materiali dei mortali.

Canti XV, XVI e XVII: Il Cielo di Marte e Cacciaguida

Dante incontra il suo trisavolo Cacciaguida. Questo trittico di canti affronta il tema della nobiltà di sangue e la decadenza morale di Firenze.

La profezia dell'esilio

Nel Canto XVII, Cacciaguida profetizza l'esilio di Dante. Viene utilizzato il mito di Fetonte per descrivere lo stato d'animo del poeta. Cacciaguida chiarisce che, sebbene Dio conosca il futuro (Preveggenza), l'uomo rimane libero nelle sue scelte. Dante apprende che dovrà abbandonare ogni cosa amata, che proverà l'amarezza del "pane altrui" e la fatica di salire le scale altrui per chiedere ospitalità. Riceve infine l'investitura poetica: deve raccontare tutta la verità della sua visione, anche se risulterà sgradevole ai potenti.

Canto XXXIII: La Visione di Dio

L'ultimo canto si apre con la celebre preghiera di San Bernardo alla Vergine Maria affinché Dante possa vedere Dio. La visione finale è indescrivibile a parole (tema dell'ineffabilità); il poeta ricorda solo l'emozione, come un sogno svanito al risveglio.

La Trinità e l'Incarnazione

Dante vede nella luce divina tre cerchi di tre colori diversi ma delle stesse dimensioni (la Trinità). Nel secondo cerchio scorge un'immagine umana (l'Incarnazione). Il poeta tenta di comprendere razionalmente come l'umano si unisca al divino, paragonandosi a un geometra che cerca invano la quadratura del cerchio. Il viaggio si conclude con l'armonia totale: il desiderio e la volontà di Dante sono mossi dall'Amor che move il sole e l'altre stelle.

Approfondimenti sulla visione divina

  1. Il linguaggio: Per nominare Dio, Dante suggerisce che servirebbe la purezza della lingua di un neonato (lallazione).
  2. La mutazione: Dio sembra cambiare aspetto perché è lo sguardo del poeta, purificato dall'amore, a percepire nuove profondità.
  3. Lo Spirito Santo: Rappresentato come il fuoco che unisce il Padre e il Figlio.
  4. Il senso del viaggio: Ritrovare se stessi all'interno della divinità.
  5. Il limite della ragione: Il mistero di Dio è come il Pi greco, un numero infinito che la logica umana non può esaurire.

Voci correlate: