Partecipazione, solidarietà e sussidiarietà: principi per il bene comune nella Dottrina Sociale
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Definizione del principio di partecipazione
La partecipazione dovrebbe convergere sul bene comune. La partecipazione a tutte le sfere della vita in cui l'individuo è inserito è un diritto naturale: l'uomo ha il diritto di scegliere liberamente il proprio destino. Non vogliamo essere manipolati; perciò è un diritto che lo Stato deve garantire in tutti gli ordini. La Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) ha sempre sottolineato l'importanza della partecipazione: l'impegno sociale della persona è orientato alla ricerca del bene comune. Negli ultimi anni l'insegnamento della Chiesa, che ha richiamato il principio di partecipazione, ha avuto impatto su diversi ambiti.
Tre direttrici rilevanti
- Limitare l'ipertrofia del principio dei diritti di autorità: lo Stato non deve cercare di controllare tutto, né gestire e pubblicizzare ogni aspetto della vita sociale.
- Favorire canali di partecipazione in tutti i settori (culturale, familiare, politico, ecc.), con un quadro giuridico che li protegga.
- Contrastare le strategie ideologiche che impongono un positivismo giuridico esasperato: tali strategie tendono a modificare il pensiero sociale attraverso tre vie principali (educazione, strumenti dei media e diritto), determinando un indice d'accusa della realtà e imponendo cambiamenti della società senza il coinvolgimento reale dei cittadini.
Per quanto riguarda i mezzi di formazione dell'opinione pubblica: l'educazione, gli strumenti dei social media e il diritto sono canali attraverso i quali si modellano abitudini e convinzioni. La legge crea abitudini inconsce e porta le persone ad associare ciò che è legale a ciò che è buono. Occorre distinguere il diritto positivo (legge statale) dal diritto naturale: se la legge positiva non tiene conto del diritto naturale, il criterio supremo potrebbe diventare la volontà popolare priva di radicamento morale.
Nel documento Pacem in terris (Giovanni XXIII) si ritrova l'idea del principio di partecipazione in molti settori: l'uomo moderno chiede e difende con enfasi i propri diritti, ma occorre anche ricordare che tali diritti comportano doveri connessi.
Tendenza associativa e diritto naturale di associazione: i corpi intermedi
Corpi intermedi: la concezione organica della vita sociale sostiene che la società è strutturata per livelli e aggregazioni naturali. Ciò significa che la convivenza sociale è composta da numerosi gruppi o associazioni, formali o informali, nati da una base sociale che esercita la libertà di azione per migliorare il benessere collettivo. Il diritto di associarsi è un diritto naturale: la persona lo possiede dalla nascita, indipendentemente dal riconoscimento statale.
La tendenza naturale alla socialità è fondata sulla necessità dell'altro non solo a livello emotivo, ma anche per lo sviluppo personale. L'associazione consente di perseguire obiettivi che singolarmente non si potrebbero raggiungere, contribuendo alla maturazione e alla personalizzazione dell'individuo. Lo Stato deve proteggere questo diritto e non dovrebbe vietarlo: i regimi totalitari che sopprimono l'associazionismo sono contrari alla dottrina sociale della Chiesa e sono respinti da essa.
Contesto storico e la socializzazione nella Dottrina Sociale della Chiesa
Dopo il pontificato di Pio XII la riflessione sulla necessità di organismi intermedi e di un tessuto sociale che protegga la persona è proseguita e si è sviluppata ulteriormente. Sono stati individuati due pericoli che minacciano gli enti intermedi:
- Il rischio dell'accentramento dell'autorità: quando il soggetto politico o l'autorità tende a controllare tutte le leve della vita socio-economica, politica e giuridica, si viola il principio di sussidiarietà. Attraverso sovvenzioni, concessioni o limitazioni, interessi politici possono inglobare varie associazioni che finiscono per perdere la propria identità.
- Il rischio dei gruppi di pressione (lobby): quando associazioni o reti agiscono esclusivamente per un bene privato e non per il bene comune, degradano la vita sociale, promuovendo interessi particolari a scapito dell'interesse collettivo.
Definizione di solidarietà
Il principio di solidarietà allude all'interdipendenza tra tutti i popoli e all'esistenza di una famiglia umana universale. La fraternità universale si fonda su alcuni elementi fondamentali:
- Fonte: siamo tutti figli di Dio e pertanto fratelli spirituali.
- Fine ultimo: la salvezza e la vita eterna; l'uomo è orientato verso il cielo, in relazione alla sua volontà personale.
- Composizione della persona: ogni uomo è composto di corpo (corruttibile) e anima (immortale).
- Casa comune: la Terra è la dimora di tutti gli uomini.
- Uso e godimento delle risorse: disponiamo dei beni della Terra con saggezza: la natura va considerata come un bene affidato in custodia. Ciò che ricevo devo trasmetterlo ai miei discendenti, idealmente migliorandolo.
Il Concilio e Giovanni Paolo II hanno insistito sul principio di solidarietà affermando che la solidarietà deve indurci a considerare l'altro come persona e non come semplice oggetto o mezzo.
Il principio di convergenza per il bene comune
In ogni gruppo sociale si individuano un soggetto che esercita l'autorità e un soggetto regolato. L'azione del soggetto che governa e l'orientamento del soggetto regolato devono convergere sul bene comune. In genere, il soggetto governante fissa obiettivi e traguardi e il soggetto regolato ha l'obbligo di seguire le linee guida a condizione che esse siano orientate al bene comune.
Tra autorità e soggetto regolato esiste una relazione di mutua dipendenza: l'autorità deve servire, non anteporre se stessa all'ufficio. Chi esercita l'autorità ha una grande responsabilità e deve rendere conto della propria amministrazione; chi è regolato deve rispettare le disposizioni purché esse mirino al bene comune. Questa relazione è radicata in una legge naturale inerente alla natura della persona umana: l'autorità è necessaria per conseguire scopi comuni e per favorire lo sviluppo della personalità umana, tenendo sempre presente il bene comune.
Il bene comune si articola in tre aspetti fondamentali:
- Lo sviluppo delle condizioni sociali che consentono lo sviluppo e la perfezione della persona.
- Il benessere integrale che tiene conto dell'unità tra corpo e anima.
- Lo sviluppo dei valori personali come espressione della dignità umana, immagine di Dio.
Pio XII definì il bene comune come l'insieme di condizioni esterne che permettono all'uomo di sviluppare le proprie capacità e di esercitare i compiti della sua vita intellettuale, materiale e religiosa. Il vero sviluppo umano deve coprire tutte le dimensioni della persona e non limitarsi ai soli livelli di beni materiali, ricchezza e servizi.
Principio di azione dei pubblici poteri e gerarchia degli enti
La gerarchia degli enti va dal più piccolo al più grande ed è strutturata in livelli che si integrano reciprocamente. In termini generali si può rappresentare così:
- Persona
- Entità familiare o gruppo di base
- Istituzione o ente locale
- Organizzazione ampia a livello statale
- Organismi sovranazionali
- Organismi internazionali
Secondo il principio di sussidiarietà, tutto ciò che può essere svolto da un'entità più piccola non dovrebbe essere sottratto e gestito da un'entità più grande. Questo principio è stato sviluppato, in particolare, nell'enciclica Quadragesimo Anno di Pio XI ed è stato ripreso e approfondito nei documenti successivi della Dottrina Sociale della Chiesa. La sussidiarietà deve operare in tutti gli ambiti della vita sociale e anche in ambito politico: lo Stato ha il ruolo diretto di regia, controllo, penalizzazione quando necessario e incentivazione, ed è direttamente responsabile di promuovere e difendere il bene comune. Non tutto può essere lasciato esclusivamente alle mani dei privati; lo Stato deve motivare e incoraggiare l'individuo a perseguire i propri scopi nel rispetto della dimensione collettiva del bene comune.