La peste del XIV secolo (1347–1351): sintomi, contagio e impatto sociale
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La peste nel XIV secolo: contesto e prime osservazioni
1ª giornata: peste — tutte le classi sociali colpite; effetti di egoismo, malvagità e disordine.
La piccola brigata e il rifugio
Piccola brigata: sette ragazze cercano protezione e si recano nella chiesa di Santa Maria Novella; arrivano tre giovani ben educati e si crea una situazione di amicizia.
Il locus amoenus: la villa
Vanno in una villa (la peste non appare più nel libro): giardino, locus amoenus: murato, vie piene di gelsomini rosa e bianchi, erba verde e tagliata, mille fiori, fontana in marmo, «paradiso in terra», alberi con uccelli e mille animali.
Decameron — I giornata: regole e contesto fiorentino
DECAMERON — I
Firenze e il 1348
Firenze, peste 1348 — si attribuiva la peste all'ira di Dio oppure a operazioni degli astri.
Disposizioni adottate
- Quarantena;
- Disposizioni della sanità pubblica;
- Sante messe e pratiche religiose.
Sintomatologia
- Sangue dal naso;
- Rigonfiamenti sotto le ascelle;
- All'inizio macchie nere, poi bubboni (rigonfiamenti dolorosi).
Rimedi e decorso
Non si conosceva la causa precisa della malattia e non si sapeva trovare il rimedio adatto: chi, dopo il terzo giorno dall'apparizione dei sintomi, moriva. I medici erano spesso impotenti davanti al male.
Contagio
Contagio rapidissimo: si bruciavano oggetti venuti a contatto con gli ammalati; si riteneva di potersi contagiare parlando o venendo a contatto con cose contaminate. Si ipotizzò anche un salto di specie, dall'animale all'uomo.
Effetti sociali e comportamento umano
La mancanza di pietà nei confronti dei moribondi e la diffidenza all'interno dei nuclei familiari, insieme al disordine sociale e all'egoismo, indussero le persone a condurre una vita senza freni, fino a spingere addirittura i genitori ad abbandonare i figli e a lasciarli morire senza cure.
Egli (l'autore) vuole dimostrare che l'umanità, una volta toccato il livello più basso, può tuttavia trovare una via d'uscita.
Comportamenti diversi nella popolazione
La gente si divise in gruppi di diversa opinione:
- Alcuni erano convinti di poter scampare alla pestilenza vivendo moderatamente e in completo isolamento, cibandosi di delicati cibi e ottimi vini;
- Altri adottarono una vita licenziosa, godendo di tutti i divertimenti possibili, mantenendosi però lontani dagli ammalati.
Approfittando della morte di molte persone, i sopravvissuti si appropriarono delle proprietà altrui; la città era caduta nell'anarchia. Essendo morta la maggior parte dei funzionari pubblici, le leggi non erano più rispettate.
I servi, spinti da un'irrefrenabile sete di guadagno, erano gli unici ad assistere gli ammalati: assistevano alla morte del padrone senza intervenire, per poi ammalarsi molto probabilmente a loro volta e non riuscire neanche a sfruttare i loro guadagni. Nelle campagne i contadini non si occupavano più del bestiame, facendolo scappare per i campi, poiché gli uomini non pensavano a ricavare profitti dai campi o dalle bestie ma a spendere quanto già guadagnato in attesa della morte.
Funerali: sbrigativi, spesso solo con i familiari.
Riferimenti biblici e antichi
ESODO — sesta piaga: pustole, febbre, piaghe, gola gonfia; i campi erano impuri a causa dei cadaveri e i medici erano sfiniti perché non avevano una cura.
Tucidide e la peste di Atene
LA GUERRA DEL PELOPONNESO DI TUCIDIDE
All'inizio dell'estate i Peloponnesi irruppero nell'Attica e iniziò per la prima volta a manifestarsi la peste per gli Ateniesi; non si ricordava che si fosse verificata in alcun luogo una simile pestilenza né una strage così grande di persone. I medici non erano in grado di curare il male per mancanza di conoscenze, ma essi stessi morivano; rivolsero suppliche ai luoghi sacri o fecero ricorso a oracoli e a cose di questo genere, tutto fu inutile, e alla fine desistettero da quei sistemi, vinti dal male.
Fonti storiche e spiegazioni successive
LIBRO STO
1347–1351: i roditori furono considerati veicoli di infezione a causa delle loro pulci. I sintomi erano febbre alta, emorragie e rigonfiamento dei linfonodi chiamati bubboni. Le persone scappavano ma diffondevano ulteriormente il morbo; furono accusati gli ebrei, i lebbrosi e i musulmani, mentre altri ritenevano che la colpa fosse dei propri peccati.
Nacquero le flagellazioni, dove uomini si infliggevano punizioni fisiche in pubblico. La Chiesa incoraggiò il sentimento facendo processioni in cui si chiedeva il perdono di Dio. Da ciò nacquero visioni macabre della morte, come il «Trionfo della Morte» e la «Danza macabra». Si pensò anche a una congiunzione astrale che provocasse un soffio di venti infetti.
Conseguenze positive: istituzione di lazzaretti, quarantene, uffici di sanità e regole di prevenzione.
Riferimenti letterari
- Nell’ultimo libro del De rerum natura, il poeta latino Lucrezio parlò della peste di Atene.
- Virgilio narra della peste del Norico (Austria) e si sofferma sulle sofferenze degli uomini e sul mistero della morte ingiusta.
- Ne I promessi sposi, Manzoni parla dello spaventoso evento che ha sconvolto Milano e che ha colpito anche i protagonisti del suo romanzo.
- La Laura di Petrarca muore nel 1348 di peste e il poeta scrisse i Psalmi penitentiales, preghiere di penitenza.
Caratteristiche epidemiologiche e trasmissione
La peste si sviluppava in primavera/estate e dava un po' di tregua solo in inverno; poi l'estate successiva ricompariva e poteva durare per anni. Da questo momento in poi si verificarono epidemie di peste in Europa mediamente ogni 15 anni.
Via della Seta: dall'Asia arrivò il morbo in Europa.
Nel 1350 il Collegio dei Medici di Parigi pubblicò un testo che affermava che la peste non era una malattia contagiosa, ma era causata dalle condizioni ambientali (caldo e umido).
Si ricorse anche all'astrologia: quando i pianeti si allineavano, si riteneva che avvenissero catastrofi sulla parte bassa della terra. I medici usavano profumi ed erbe per non infettarsi, ma c'erano sempre meno persone disposte a fare i medici.
Santi protettori e attualità
Santi protettori: San Rocco, Sant'Antonio Abate — le città maggiormente colpite avevano spesso loro protettori.
Al giorno d'oggi si registrano tra i 1.000 e i 3.000 casi annuali di peste nel mondo, specialmente in Africa e in Asia.
Conclusione
La peste del XIV secolo ha lasciato profondi segni nella società, nella sanità pubblica e nella cultura. Accanto all'orrore e alla morte, emersero misure di prevenzione (lazzaretti, quarantena, uffici di sanità) e una vasta rielaborazione letteraria e artistica che testimonia la portata del trauma collettivo.