Principi di Etica e Politica: Il Bene Supremo, le Virtù e la Legittimità del Potere nella Filosofia Classica

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L'Etica Aristotelica: La Ricerca della Felicità

Il Bene Supremo

Per Aristotele, la realizzazione di ciò che è proprio di ciascuno è chiamata virtù (*aretè*). Così, il bene supremo dell'uomo consiste nello sviluppo di ciò che è proprio dell'uomo e lo distingue dagli altri esseri: l'attività e la coltivazione della ragione razionale. In questa cura dell'anima umana, motore della nostra attività intellettuale, possiamo trovare la felicità.

Tuttavia, per realizzare questa coltivazione della ragione, la società (*polis*) dovrebbe garantire all'individuo condizioni materiali sufficienti e tranquillità, in modo che l'etica sia subordinata alla politica, poiché il fine ultimo della società è lo sviluppo della nostra virtù.

Le Virtù Etiche

Le virtù etiche, la cui funzione principale è quella di guidare il nostro comportamento verso il bene, riguardano la parte irrazionale dell'anima (gli istinti). Pertanto, esse sono classificate come virtù etiche:

  • Il Coraggio (o Valore): la media tra temerarietà e viltà.
  • La Temperanza: la media tra dissolutezza e insensibilità.
  • La Generosità: la media tra prodigalità e avarizia.
  • La Giustizia: consiste nel rispettare le leggi dello Stato e nella condivisione equa dei benefici, dei beni e degli oneri. È considerata la virtù etica più importante di tutte.

Le Virtù Dianoetiche

Le virtù dianoetiche sono connesse con l'attività razionale dell'uomo. Tra queste vi sono:

  • La Sapienza (*sophia*): consiste nell'apprendere i principi primi e gli effetti che ne derivano.
  • La Prudenza (*phronesis*): è la capacità intellettuale di distinguere ciò che è necessario da ciò che è inutile e di saper scegliere il bene e rifiutare il male.

Cinismo, Stoicismo ed Epicureismo: Il Naturalismo Etico

Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), la riflessione etica si concentra sul concetto di *Natura*, intesa come un insieme armonico di cui l'uomo fa parte. Le tre correnti principali di questo naturalismo etico sono state: il Cinismo, lo Stoicismo e l'Edonismo.

Il Cinismo

I Cinici furono un gruppo di pensatori che formarono la scuola filosofica fondata da Antistene intorno al 450 a.C. Altri membri importanti furono Diogene di Sinope e Crate di Tebe.

Il Cinico ricerca una vita virtuosa e completamente libera come ultima fonte di felicità. Per fare questo, non tiene conto delle norme sociali e cerca la virtù vivendo secondo natura. Questa filosofia si basa sul disprezzo di ogni bene materiale e sull'ideale di autosufficienza individuale (**autarchia**).

Questa corrente si pone come contrappunto alla vita sociale complessa, piena di regole, leggi e tradizioni che oscurano la bontà naturale di ogni essere umano.

Lo Stoicismo

Zenone di Cizio aprì nel 306 a.C. una scuola di filosofi chiamati Stoici. Tutto il sistema filosofico stoico ruota attorno all'etica. Per questa corrente esistono leggi naturali che agiscono inesorabilmente su tutti gli esseri, e l'etica può solo insegnarci a vivere secondo tali leggi.

L'etica stoica si può riassumere nella seguente dichiarazione: «Vivere secondo natura». Possiamo raggiungere la felicità solo se conosciamo a fondo le leggi che governano il nostro destino e le accettiamo con serenità. Questa serenità si ottiene esercitando un controllo assoluto sulle nostre passioni (*apàtia*).

Lo Stoicismo difende il distacco dalle gioie e dai dolori, raggiungendo uno stato di serenità che si ottiene con l'*atarassia*, cioè lo spirito incrollabile.

L'Epicureismo

L'Epicureismo è la dottrina filosofica ispirata dagli scritti di Epicuro di Samo. Fu poi sistematizzata e ampliata dal filosofo romano Lucrezio.

Conosciuto anche come Edonismo, sostiene che la felicità risiede nel godimento e nel piacere, sia dell'anima che del corpo. Di conseguenza, questa filosofia considera il piacere fisico e corporeo come mezzo di accesso alla felicità e alla vita in armonia con le esigenze innate dell'uomo.

La Legittimità del Potere in base ai Fini

Da questa prospettiva, la legittimità del potere politico risiede nell'identificazione della comunità con i fini perseguiti dagli individui che detengono il potere. Quando il potere promuove il bene comune, il sentimento di accettazione, partecipazione e riconoscimento cresce. I principali fautori di questa teoria sono Platone e Aristotele.

Platone e la Critica alle Forme di Governo

Per Platone, il fine ultimo del potere politico è la felicità di tutti i membri della *polis*. Questa felicità risiede nell'esistenza di un potere retto. Tuttavia, solo coloro che possiedono la massima saggezza (i filosofi) possono essere i governanti.

Platone, inoltre, critica le forme di governo più comuni del suo tempo, come illustrato di seguito:

FORMA DI GOVERNO

COMPOSIZIONE

CAUSE DI ILLEGITTIMITÀ

SVILUPPO

Timocrazia

Governo della casta guerriera.

Uso del potere per arricchirsi.

Conduce all'Oligarchia.

Oligarchia

Governo di piccoli gruppi di alto rango sociale.

Non distribuisce equamente le risorse.

La protesta sociale porta alla Democrazia.

Democrazia

Governo di molti (nell'antica Grecia, del popolo).

Non tutti i cittadini sono preparati a governare.

L'eccessiva libertà può portare alla tirannia di un demagogo.

Tirannia

Un individuo con il supporto della forza.

Mira solo all'interesse personale del tiranno.

Può degenerare in Timocrazia (o essere rovesciata).

Voci correlate: