Prove dell'esistenza di Dio secondo Tommaso d'Aquino: le cinque vie e il rapporto essenza‑esistenza

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Tommaso d'Aquino

Problemi circa l'esistenza di Dio

La Summa Theologica è senza dubbio l'opera più importante e influente nella teologia e nella dottrina cristiana. Si compone di tre parti: la prima è il trattato su Dio, la seconda comprende principalmente questioni etiche e morali, e la terza è dedicata allo studio di Cristo.

Struttura della realtà: essenza ed esistenza

Il problema dell'esistenza di Dio va inquadrato all'interno della struttura della realtà. In effetti, per spiegare tale struttura egli afferma che Dio è reale e le creature sono anch'esse reali, ma Dio non ha ricevuto il suo essere, la sua esistenza, da qualcosa o da qualcuno; le creature, invece, hanno ricevuto il loro essere e la loro esistenza da Dio. Gli esseri creati sono contingenti: possono non esistere, la loro esistenza non è necessaria. Dio, tuttavia, esiste necessariamente.

Per spiegare questa distinzione tra essenza ed esistenza — ovvero ciò che una cosa è e l'esistenza di quella cosa — Tommaso distingue gli enti creati, che sono composti di essenza ed esistenza, da Dio, nel quale non c'è tale composizione: in Dio l'essenza è l'esistenza; la sua essenza comprende l'esistenza e non può mancare di esistere.

Ciò è dovuto essenzialmente al potere: le essenze possono esistere solo se attualizzate. Quando si attualizzano, si trasformano in atti e così realizzano l'esistenza.

Dimostrabilità dell'esistenza di Dio: le cinque vie

L'esistenza di Dio è quindi dimostrabile, pur non essendo immediatamente evidente per noi. Tommaso sviluppa questa dimostrazione attraverso cinque vie, rifiutando approcci esclusivamente a priori e seguendo un metodo a posteriori. Partendo dal presupposto che ogni conoscenza comincia con i sensi, per dimostrare l'esistenza di Dio egli parte dalle creature, dagli effetti percepibili, risalendo alle cause. L'argomentazione si fonda sul principio che ogni fatto ha una causa (principio di causalità) ed è impossibile che la serie delle cause sia infinitamente retrograda. La prima causa è Dio.

Queste cinque vie condividono la stessa struttura logica:

  1. partire da un dato di esperienza osservabile;
  2. applicare il principio di causalità;
  3. afferma che non può esistere una serie causale infinita;
  4. concludere che deve esistere una causa prima che spieghi tutte le serie, e identificare questa causa con Dio.
Le cinque vie spiegate
  • Motore immobile: ciò che si muove è mosso da un altro; non si può procedere all'infinito nella catena dei moti, perciò deve esistere un primo motore immobile, che è Dio.
  • Prima causa: ogni effetto ha una causa; non è possibile una serie infinita di cause efficienti, quindi deve esistere una prima causa non causata, che è Dio.
  • Essere necessario: gli esseri creati sono contingenti e necessitano di una causa per esistere; deve esistere un ente necessario in sé e per sé, da cui dipendono tutti gli enti contingenti: questo ente necessario è Dio.
  • Perfezione infinita: tra gli esseri creati esistono gradi di perfezione; l'esistenza di gradi implica l'esistenza di una perfezione massima, fonte di ogni perfezione finita; tale perfezione infinita è Dio.
  • Causa finale: ogni agente opera per un fine; l'ordine teleologico delle cose richiede una causa finale assoluta che ordini tutte le cose verso un fine appropriato. Questa causa finale è identificata con Dio.

Queste cinque vie costituiscono il nucleo dell'argomentazione tomista sull'esistenza di Dio e mostrano come, partendo dall'esperienza sensibile e dai principi causali, si possa pervenire a una conclusione metafisica sull'essere supremo.

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