Psicologia dello Sviluppo: Teorie del Cambiamento e Stadi Evolutivi
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Spiegazione dei concetti: cambiamento globale, cambiamento modulare, cambiamento continuo e cambiamento in più fasi
Il Cambiamento di Fase
Qualsiasi adattamento tende a sviluppare la capacità di far fronte a un ambiente più ampio, ma l'intelligenza umana è unica per la misura in cui riesce in questo compito. La maggior parte degli animali è adatta solo a ciò che è vicino nello spazio e nel tempo, e lo stesso accade con i bambini piccoli. Tuttavia, man mano che il bambino cresce, diventa capace di acquisire conoscenze e pensare a oggetti ed eventi lontani.
Una delle principali preoccupazioni di Jean Piaget è mostrare come si verifichino questi cambiamenti. Sebbene Piaget insista sul fatto che lo sviluppo sia continuo, ammette l'esistenza di fasi o stadi. Durante una di queste fasi, si possono osservare molti modelli di comportamento superficialmente diversi; alla base di questi, tuttavia, vi sarebbe una certa struttura comune che spiega e fornisce unità allo stadio. Pertanto, il passaggio a un nuovo stadio significa che è in corso una sorta di riorganizzazione di base.
Vi è, tuttavia, una netta discontinuità tra le varie fasi e non un inizio del tutto nuovo. Le fasi principali si verificano in un determinato ordine che si stima essere sempre lo stesso in tutti i bambini. Questo non accade perché siano "pre-programmate" o completamente determinate dalla maturazione, ma per il fatto che ogni fase si sovrappone a quella immediatamente precedente. La costruzione della fase precedente è necessaria per la successiva. Mentre l'ordine delle fasi è lo stesso per tutti i bambini, la rapidità del movimento non è uguale in tutti i casi.
In senso lato, vengono chiamati stadi o passaggi quelle parti dello sviluppo che si distinguono per certe caratteristiche omogenee. Si tratta, in altre parole, di strutture comportamentali temporaneamente stabilizzate, rilevabili all'inizio e alla fine, che si susseguono in un ordine particolare. In pratica, la definizione di fase è complessa a causa delle contingenze sociali. Nonostante i limiti, la nozione di fase offre vantaggi nella classificazione se usata con prudenza.
Caratteristiche che definiscono una fase
Tra i tratti che definiscono una fase troviamo i seguenti:
- La relativa omogeneità e stabilità di un tipo di comportamento che ha un inizio e una fine marcata nel corso della vita.
- L'esistenza di una sequenza di stadi (ad esempio: strisciare prima di sedersi, sedersi prima di stare in piedi).
- La presenza di una gerarchia di modalità di comportamento: i nuovi passi poggiano su quelli precedenti, assumendo un livello che permette nuove forme di comportamento.
- L'esistenza di una particolare ricettività e disponibilità per l'apprendimento in ogni fase definita.
Le otto fasi dello sviluppo secondo Erikson
Alcuni autori hanno proposto diverse classificazioni; una delle più note è quella di Erikson, che individua otto fasi:
- Fase incorporativa (orale): Dalla nascita ai 2 anni. Il bambino dipende totalmente dall'ambiente. Se la famiglia fornisce cure coerenti, si genera un senso di fiducia di base, ottimismo e speranza. Al contrario, cure caotiche generano sfiducia.
- Prima infanzia (muscolare-anale): Da 1 a 3 anni. È legata al concetto di autonomia. Attraverso il controllo sfinterico e motorio, il bambino sviluppa il senso di essere separato dai genitori. Un controllo eccessivo o il fallimento possono generare vergogna e dubbio.
- Fase locomotoria-genitale (prescolare): Da 3 a 6 anni. Il bambino è consapevole dell'ambiente esterno e prende l'iniziativa. Compare l'interesse per i genitali e le differenze tra i sessi. L'identificazione con il genitore dello stesso sesso è fondamentale.
- Fase di latenza (scolare): Da 6 a 12 anni. Il bambino mostra capacità nelle interazioni educative e sociali fuori dalla famiglia. Il successo porta a un senso di competenza, mentre il fallimento genera inferiorità.
- Adolescenza: Dai 12 ai 20 anni. Il compito centrale è il consolidamento dell'identità. I cambiamenti fisici e psicologici portano a conflitti interni; se risolti, si ottiene stabilità del sé, altrimenti si verifica la diffusione dell'identità.
- Giovane età adulta: Dai 20 ai 40 anni. L'adulto cerca rapporti stabili e l'inserimento sociale. Il compito principale è lo sviluppo della capacità di intimità e solidarietà di coppia. In caso contrario, si produce isolamento.
- Età adulta media o matura: Dai 40 ai 60 anni. Il punto cruciale è la generatività: la capacità di nutrire e guidare le giovani generazioni. Senza questo, si avverte un senso di stagnazione ed egocentrismo.
- Tarda età adulta (anzianità): Dai 60 anni in poi. Si raggiunge l'integrità accettando il ciclo della vita e la finitezza naturale. Questo porta alla saggezza. In caso contrario, emergono disperazione e paura della morte.
Le funzioni e i compiti descritti da Erikson sono in costante movimento; l'individuo è sempre in una fase di sviluppo della propria personalità.
Gli Stadi di Piaget
- Stadio Sensomotorio (0-2 anni): L'intelligenza è pratica, legata ad azioni sensoriali e motorie. Si costruisce il concetto di oggetto permanente e si accede alla funzione simbolica.
- Stadio Preoperatorio (2-7 anni): Sviluppo dei processi di simbolizzazione. Limiti: egocentrismo cognitivo, mancanza di reversibilità e ragionamento intuitivo legato alla percezione.
- Stadio delle Operazioni Concrete (7-11 anni): Superamento dell'egocentrismo, comparsa della logica e della reversibilità.
- Stadio delle Operazioni Formali (dall'adolescenza): Comparsa della logica formale e della capacità di operare su entità astratte e deduttive.
Cambiamento Continuo e Globale
Lo sviluppo deve essere inteso come un processo continuo, globale e flessibile. In psicologia, il concetto di sviluppo implica un cambiamento comportamentale verso forme valutate come superiori. L'apprendimento si riferisce a cambiamenti relativamente stabili acquisiti tramite la pratica.
Influenza dell'età nella moderna concezione della psicologia dello sviluppo
All'interno dell'ecologia bioculturale, l'evoluzione (ontogenesi) coinvolge cambiamenti nel comportamento legati all'età, allo stadio e ad altre variabili sequenziali.
La moderna psicologia dello sviluppo, promossa da Baltes, definisce un approccio socio-culturale che concepisce l'essere umano come risultato di biografia, biologia e cultura. Baltes introduce il concetto di ciclo di vita, ottimizzando lo studio del cambiamento inter-individuale e intra-individuale.
Il termine evoluzione indica un sistema con una struttura definita e capacità esistenti, nonché una serie di modifiche che determinano incrementi relativamente stabili nel funzionamento (Negele, 1957).
Le due prospettive dominanti sull'evoluzione sono:
- Considerazione comportamentista (Stimolo-Risposta): Vede il cambiamento con l'età come flessibile e individuale. L'apprendimento dipende dalla stimolazione ambientale (es. iniziare l'università a età diverse).
- Considerazione strutturale: Vede l'evoluzione come un cambiamento nella struttura legato all'età, con un approccio più innatista e universale.
Oggi, la psicologia evolutiva copre l'intero corso della vita umana, sebbene molti ricercatori si concentrino su segmenti specifici (infanzia, adolescenza, vecchiaia) o su singoli processi (memoria, intelligenza). Il rapporto tra evoluzione, tempo ed età non è una semplice causalità. L'età è considerata una variabile indice, dove il comportamento (C) è in funzione dell'età (E): C = f(E).
Le cause del cambiamento, correlate all'età, sono legate a:
- Maturazione
- Apprendimento
- Interazione tra variabili ereditarie e ambientali
Longstreth (1968) ha proposto di dividere gli antecedenti dello sviluppo in tre categorie: Ereditarietà, Ambiente passato e Ambiente presente.