Il Risorgimento Italiano: Economia, Ideologie e Conflitti (1800-1861)
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Contesto Economico e Ideologie Risorgimentali (Pagg. 228-238)
1. La Situazione Economica nei Primi Decenni dell’Ottocento
Qual era la situazione economica in Italia nei primi decenni dell’Ottocento?
L’economia italiana appariva in progresso ma registrava un crescente ritardo rispetto alle potenze europee. L’agricoltura era in grado di alimentare una popolazione superiore del 50% rispetto al secolo prima. Si registravano, inoltre, una serie di fattori positivi:
- L’aumento della produzione cerealicola.
- Il diffondersi del mais, del riso e della patata.
L’industria tessile era il settore più avanzato, alimentando consistenti flussi di esportazione. L’industria laniera era gestita da coltivazioni cittadine, mentre tecnologicamente più avanzata era l’industria del cotone.
Nei settori della Siderurgia e Meccanica, il ritardo era più accentuato. Centri siderurgici di grande importanza esistevano nel Milanese e nel Bresciano, ma l’intera penisola non riusciva a fronteggiare la produzione inglese. Altrettanto grave era la debolezza nel settore meccanico, in cui prevaleva l’officina artigianale.
2. Riforme e Dibattito Pubblico
Quali riforme erano necessarie secondo i ceti dirigenti dell’epoca?
Su questi temi si sviluppò una ricca pubblicistica. Tra i periodici più riusciti ci furono L’Antologia e Il Politecnico. Una funzione importante svolsero i congressi degli scienziati italiani, che consentirono di maturare un’opinione liberale, riformista e nazionale, contribuendo a superare la frammentazione politica.
3. Confronto Ideologico: Moderati vs. Democratici
Qual era la differenza fondamentale tra l’impostazione moderata e quella democratica?
I due schieramenti si distinguevano per obiettivi e metodi:
Campo Moderato:
- Sostenitori: Gioberti, D’Azeglio, Balbo, Cavour.
- Metodo: Raggiungere gli obiettivi di indipendenza e unificazione nazionale gradualmente, attraverso un processo riformatore.
- Visione dell'Italia futura: Una monarchia costituzionale di carattere liberale.
Campo Democratico:
- Sostenitori: Mazzini, Ferrari, Montanelli, Garibaldi, Cattaneo e Pisacane.
- Metodo: Il Risorgimento doveva essere frutto dell’iniziativa popolare.
- Visione dell'Italia futura: Una repubblica fondata sul principio di sovranità popolare.
A prevalere infine sarà l’orientamento moderato, ma in una prima fase fu quello democratico.
4. Il Pensiero di Giuseppe Mazzini
Elenca e spiega le parole chiave del pensiero di Mazzini.
Il pensiero mazziniano si fondava su concetti etico-religiosi e romantici:
- Nazione e Libertà: Alla nazione spetta il compito di realizzare la libertà innanzitutto al proprio interno, concependo l’umanità come un’associazione di nazioni libere. Si tratta di un nazionalismo in senso etico-religioso e romantico.
- “Dio e Popolo”: È il celebre binomio entro cui si racchiude il pensiero mazziniano, ovvero che la rivoluzione richiede una profonda fede civile, non religiosa.
Qual era la posizione di Mazzini in campo sociale?
Secondo Mazzini, la rivoluzione non può essere fatta con un popolo guidato dal “genio che pensa e dirige”. In Mazzini, il momento etico-politico precede quello economico e la lotta di classe è vista come causa di divisione del popolo. Per lui, la strada per migliorare la vita dei lavoratori sta nelle riforme e nello sviluppo dell’associazionismo e della cooperazione. La sua idea di rivoluzione è basata sull’apostolato e sull’educazione.
In che senso la Giovine Italia portò un’importante novità?
La Giovine Italia costituì un fatto del tutto nuovo nel panorama politico italiano. Alle sette aristocratiche, Mazzini contrappose un’organizzazione con un programma palese e una diffusione a livello nazionale. Prevedeva l’instaurazione di una repubblica unitaria. La scelta repubblicana, oltre che per sfiducia nelle monarchie, era attuata perché più adatta a fornire una sovranità popolare (attraverso il suffragio universale).
5. Federalismo e Cattolicesimo Liberale
Quale fu l’importanza dell’opera di Gioberti?
Ai radicali italiani non piaceva il radicalismo mazziniano, il suo rivoluzionarismo e l'appellarsi al popolo. A dare una risposta nella prospettiva del cattolicesimo liberale fu Vincenzo Gioberti. A Bruxelles pubblicò nel 1843 la sua opera fondamentale, che ebbe vasta, sebbene effimera, diffusione.
Qual era la differenza tra il federalismo di Cattaneo e quello di Gioberti e Balbo?
Carlo Cattaneo era avverso sia al cattolicesimo filo-monarchico (moderato) che al rivoluzionarismo (mazziniano). Di Mazzini condivideva l’ideale democratico-repubblicano e l’ostilità verso un processo di indipendenza guidato dai sovrani. Si rifaceva però alla tradizione dell’Illuminismo lombardo. Cattaneo non concepiva il Risorgimento come una missione di carattere (quasi) religioso, ma come progressivo avanzamento economico e civile basato sulla diffusione del sapere.
Le Rivoluzioni del 1848 e la Prima Guerra d'Indipendenza (Pagg. 240-248)
1. L'Inizio delle Rivoluzioni e la Concessione degli Statuti
Dove iniziarono le rivoluzioni del 1848 in Italia?
La scintilla fu accesa nel Regno delle Due Sicilie il 12 gennaio 1848. Palermo insorse rivendicando l’indipendenza da Napoli e la Costituzione che il 10 febbraio Ferdinando II dovette concedere. Sotto la pressione dell’opinione pubblica, si risolsero a concedere gli statuti anche Leopoldo II, Carlo Alberto e Pio IX.
Quali caratteristiche avevano gli statuti del 1848?
Si trattava di costituzioni octroyées (stabilite dal sovrano), chiamate statuti per sottolineare tale origine. La loro impronta era moderata:
- Prevedevano due camere: una elettiva per suffragio censitario e l’altra vitalizia di nomina regia.
- Il governo era responsabile non di fronte al parlamento ma di fronte al re, che deteneva il potere esecutivo.
- La religione di stato era quella cattolica.
2. Le Insurrezioni di Milano e Venezia
Che cosa accadde a Milano e a Venezia nel marzo 1848?
Quando giunse la notizia di un’insurrezione viennese e della fuga di Metternich, l’Italia cominciò ad assumere un volto politicamente diverso da quello della Restaurazione.
- Venezia: Un imponente movimento popolare, sotto la guida di Tommaseo e Manin, costrinse gli austriaci a lasciare la città. Il 22 marzo fu proclamata la Repubblica di San Marco.
- Milano: Era insorta una vera e propria guerra di popolo (le Cinque Giornate) che sconfisse le truppe austriache del generale Radetzky e le costrinse a rifugiarsi nel Quadrilatero.
Quali linee politiche si confrontavano a Milano dopo le Cinque giornate? E quale prevalse?
A Milano si era costituito un governo provvisorio. I ceti aristocratici e borghesi Moderati, sotto la guida di Casati, avevano assunto «la direzione di ogni potere». I Democratici, invece, prevalevano nel consiglio di guerra, nel quale spiccava la figura di Carlo Cattaneo.
I Moderati chiedevano l’intervento piemontese per dare stabilità alla vittoria popolare. Cattaneo era contrario a questa strategia, non nutrendo fiducia né nell’aristocrazia piemontese e lombarda né in Carlo Alberto.
3. La Prima Guerra d'Indipendenza
Quali erano le motivazioni di Carlo Alberto nel muovere una guerra all’Austria?
Carlo Alberto era preoccupato delle conseguenze internazionali, ma al contempo era attirato dalla possibilità di realizzare un disegno espansionistico (a lungo coltivato dai Savoia). Queste considerazioni prevalsero il 23 marzo, quando Carlo Alberto decise di dichiarare guerra all’Austria. Volontari accorsero da tutta Italia e ovunque si tennero manifestazioni.
Quale esito ebbe la prima guerra di indipendenza?
La Prima Guerra d’Indipendenza deluse le speranze dei patrioti per la strategia incerta e attendista dei piemontesi. Dopo le vittorie ottenute a Pastrengo, Goito e Peschiera, i piemontesi permisero al nemico di riorganizzarsi e riprendere Vicenza. Il 29 aprile, Carlo Alberto dichiarò che il papato non poteva prendere partito in un conflitto fra cattolici, ritirando il proprio appoggio alla guerra, segnando il fallimento del progetto neoguelfo.
4. La Reazione Democratica e l'Esperienza Repubblicana
Quale fu la reazione dei democratici alla sconfitta della linea moderata?
Gli eventi del 1848 avevano segnato il fallimento della direzione moderata, spingendo i democratici a riprendere l’iniziativa. «La guerra regia è finita, la guerra del paese incomincia» proclamò Mazzini, secondo cui occorreva promuovere un’insurrezione seguita da un’Assemblea costituente.
In Toscana, un’insurrezione a Livorno convinse Leopoldo II a lasciare Firenze, rifugiandosi a Gaeta. Il potere fu assunto da un triumvirato democratico (Guerrazzi, Montanelli, Mazzoni).
Quale fu l’esito dell’esperienza repubblicana?
A Roma, la situazione precipitò nell’autunno. Pio IX, dopo aver affidato il governo a un moderato (Pellegrino Rossi), abbandonò la città rifugiandosi a Gaeta. Fu eletta per suffragio universale un’Assemblea costituente che il 9 febbraio 1849 proclamò la Repubblica Romana, guidata dal triumvirato (Mazzini, Saffi, Armellini) e con il comando militare affidato a Garibaldi. Il governo repubblicano assunse importanti provvedimenti, quali il suffragio universale maschile, ed elaborò una Costituzione Democratica.
Quale bilancio si può fare delle rivoluzioni del 1848 in Italia?
L’Italia usciva dalle rivoluzioni con un bilancio negativo. Tuttavia, le rivoluzioni avevano portato alla luce nuovi elementi:
- La partecipazione popolare alla lotta.
- L’esperienza del volontariato.
- L’appoggio delle insurrezioni lombarde.
- La presenza di parecchi esponenti del clero nelle manifestazioni.
Questi fenomeni dimostrano quanti passi avanti avesse compiuto la maturazione di un’opinione pubblica nazionale. Fra le durature conseguenze delle rivoluzioni c’è lo sviluppo di una potente mitologia nazionalista che si diffuse anche all’estero.
La Destra Storica e l'Unificazione (Pagg. 312-315)
1. La Destra Storica
Che cosa fu la Destra storica? Di quali ceti sociali era espressione?
La Destra Storica non era un vero e proprio partito come lo intendiamo oggi, ma un gruppo di notabili dell’aristocrazia e della borghesia liberale. Erano uomini nati e formati all’interno della proprietà terriera centro-settentrionale e della borghesia imprenditoriale lombarda.
Esponenti di rilievo: Il toscano Bettino Ricasoli e l'emiliano Marco Minghetti.
Questi uomini erano accomunati dalla fiducia nel libero commercio, dal culto per l’onestà e dall’avveduta amministrazione della cosa pubblica.
2. L'Annessione del Veneto e di Roma
In quali anni e in che modo si giunse all’annessione del Veneto (e di Roma)?
La Francia non aveva gradito la nascita di un forte stato unitario e non era disposta né a entrare nuovamente in conflitto con l’Austria a causa del Veneto né a permettere l’annessione di Roma.
La questione del Veneto fu infine risolta accettando l’offerta di alleanza da parte di Bismarck. In cambio del suo intervento a fianco dei prussiani, l’Italia avrebbe ottenuto il Veneto. Questa guerra (la Terza Guerra d’Indipendenza) sollevò l’entusiastica adesione nell’opinione pubblica.
L’andamento del conflitto fu però disastroso dal punto di vista militare e politico. L’esercito italiano fu sconfitto a Custoza e l’unico parziale successo fu ottenuto a Bezzecca. Agli italiani fu tuttavia ordinato di fermarsi perché Vienna e Berlino avevano firmato un armistizio che non prevedeva un passaggio del Trentino all’Italia. Gli austriaci cedettero quindi Veneto e Friuli a Napoleone III perché li consegnasse all’Italia.
Sintesi del Processo di Unificazione (Pag. 340)
Il Ruolo del Regno di Sardegna e di Cavour
Nonostante la sconfitta nella guerra del 1848-49, il Regno di Sardegna, dove rimase lo Statuto Albertino, si affermò come unica forza in grado di porsi alla testa del movimento risorgimentale. Nel resto della penisola, la repressione colpì le forze liberali e patriottiche.
Cavour promosse la modernizzazione economica e civile dello Stato Sabaudo, attuando un vasto programma di sviluppo delle infrastrutture (ferrovie). Egli respingeva il mazzinianesimo e considerava la monarchia liberale e costituzionale la prospettiva vincente per il problema italiano. La ricerca delle necessarie alleanze spinse Cavour a impegnare il Piemonte nella Guerra di Crimea.
L’influenza politica di Cavour e del Piemonte cresceva quanto più si approfondiva la crisi del movimento democratico e mazziniano, fino alla tragica spedizione di Pisacane nel Mezzogiorno. Nel 1857 la Società Nazionale Italiana aggregò i patrioti disposti a battersi per l’emancipazione nazionale sotto la guida dei Savoia.
La Seconda Guerra d'Indipendenza e la Spedizione dei Mille
Nel 1858 Cavour strinse con Napoleone III gli accordi di Plombières, che impegnavano la Francia a entrare in guerra a fianco del Piemonte nel caso di aggressione austriaca. In cambio, la Francia otteneva Nizza, la Savoia e la prospettiva di un’Italia sotto la sua egemonia. Nel 1859 Cavour riuscì a trascinare l’Austria in quella che si sarebbe poi chiamata Seconda Guerra d’Indipendenza. Napoleone III firmò con l’Austria l’armistizio di Villafranca, che restituiva all’Italia la Lombardia.
Nel 1860 fu l’iniziativa dei democratici a riaccendere la situazione con la Spedizione dei Mille, con conseguente sgretolamento dello stato borbonico. L’impresa fu compiuta da Garibaldi in nome di Vittorio Emanuele, ma la conquista aprì un duro conflitto con Cavour, che inviò a sua volta una spedizione che invase lo Stato Pontificio, costringendo Garibaldi a piegarsi all’autorità del sovrano nelle cui mani consegnò le regioni meridionali.
Il 17 marzo 1861 nasceva il Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II.