Il Risorgimento Italiano e l'Unificazione: Dalla Restaurazione alla Proclamazione del Regno d'Italia
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Le Rivoluzioni del 1848
Nei primi mesi del 1848, gran parte dell'Europa fu travolta da un'ondata rivoluzionaria che si propagò rapidamente. Nella maggior parte dei casi, le promesse di cambiamento non si realizzarono a pieno. Il principale elemento di novità rispetto ai moti precedenti fu rappresentato dalla massiccia partecipazione alle rivolte dei ceti popolari urbani. I moti del 1848 ebbero tutti un andamento molto simile: una propagazione rapida, ma risultati effimeri.
A Parigi, alla fine di febbraio, assistiamo alla destituzione di Luigi Filippo d'Orléans e alla proclamazione della Seconda Repubblica (di orientamento democratico). Le elezioni dell'aprile successivo premiarono le forze moderate. A giugno, i popolani parigini insorsero contro la chiusura del programma di lavori pubblici avviato nei mesi precedenti, ma la rivolta venne domata nel sangue. Il mese successivo, Luigi Napoleone Bonaparte vinse le elezioni.
L'Europa fra il 1850-1870: L'Età Vittoriana
L'Europa fu attraversata da gravi conflitti e da nuove tensioni fra gli stati. A rimanere fuori dalla competizione continentale fu la Gran Bretagna della regina Vittoria, che regnò a lungo, dal 1837 al 1901, e che diede il suo nome a questo periodo della storia inglese. In questo arco di tempo, il paese godette di un primato industriale, economico e tecnologico indiscusso, e anche per questo motivo la Gran Bretagna preferì puntare sul rafforzamento dei propri domini d'oltremare senza esporsi nelle questioni continentali.
La Gran Bretagna si interessò alla "questione d'Oriente", che andava acquistando una nuova centralità man mano che l'Impero ottomano si indeboliva, e che offriva la possibilità di estendere l'influenza britannica in Oriente. Per questo, il paese partecipò alla guerra di Crimea (1853-1856), contrastando vittoriosamente i tentativi di espansione nell'area dell'Impero zarista.
Nel ventennio 1850-1870, la scena politica fu dominata dai liberali di Palmerston e poi di Gladstone, con brevi periodi di governo dei conservatori di Disraeli. In questi anni fu esteso il diritto di voto e i sudditi della regina Vittoria conobbero un miglioramento delle condizioni di vita materiali. Il movimento operaio si affacciò sulla scena, così come la questione femminile. Erano però ancora presenti ampie sacche di povertà, soprattutto nelle grandi città come Londra, e profonde diseguaglianze fra ricchi e poveri.
L'Ascesa della Prussia e il Conflitto con la Francia
L'Impero russo si dibatté fra tentativi di riforma e derive autocratiche, anche per contrastare le rivendicazioni delle nazionalità e dei primi movimenti socialisti e populisti. L'Impero asburgico dovette affrontare difficoltà in parte simili: nel 1867 l'imperatore Francesco Giuseppe fu costretto a concedere agli ungheresi maggiori autonomie con la nascita di una doppia monarchia, l'Impero austro-ungarico. La corona austriaca inoltre subì l'aggressivo espansionismo della Prussia, che le sottrasse il ruolo di guida che da secoli esercitava sull'area tedesca (guerra austro-prussiana, 1866).
Fra il 1850 e il 1870, le potenze europee che ingaggiarono una competizione aperta per conquistare l'egemonia sul continente furono la Francia e la Prussia. Il Secondo Impero francese di Napoleone III perseguì una politica estera aggressiva e coronata da alcuni successi, ma anche da cocenti sconfitte, come in Messico, dove il suo tentativo di espandere l'area di influenza francese si concluse tragicamente, con la morte di Massimiliano d'Asburgo, che Napoleone III aveva cercato di insediare sul trono messicano (1867). Un altro fallimento si registrò in Italia, dove il sostegno di Napoleone III al Regno di Piemonte favorì l'unificazione italiana, ma non si concluse come l'imperatore aveva sperato, ovvero con una forte tutela della Francia sul nuovo Stato italiano. Il bonapartismo, tuttavia, portò la Francia sulla via della modernizzazione, con una crescita dell'industria e un ammodernamento sia del sistema bancario sia delle infrastrutture.
Fra il 1864 e il 1870 la Germania raggiunse, a tappe, l'unificazione sotto la guida del Primo Ministro prussiano Bismarck. Nella sua espansione, la Prussia giunse allo scontro militare dapprima con l'Impero austriaco, e in seguito con la Francia per il possesso dell'Alsazia-Lorena nel 1870. La guerra franco-prussiana si concluse con la schiacciante vittoria tedesca e la proclamazione del Secondo Reich nel 1871, guidato dal re di Prussia e nuovo imperatore (Kaiser) Guglielmo I. In Francia, dopo la sconfitta di Sedan (1870), Napoleone III lasciò il potere e nacque la Terza Repubblica. Tuttavia, la successiva resa del nuovo governo ai prussiani, a condizioni molto umilianti, provocò la rivolta della popolazione di Parigi, che diede vita a un governo rivoluzionario, la Comune.
Gli insorti vararono delle leggi politiche e sociali radicali e indussero il governo ad allearsi con i prussiani. L'esperienza dei "comunardi" si concluse dunque nel sangue della repressione governativa, nel maggio 1871.
I Primi Anni dell'Italia Unita: La Questione Meridionale
Fra il 1861 e il 1876, per la costruzione del nuovo Stato i problemi da affrontare erano molti: l'Italia era un paese estremamente arretrato rispetto a quelli europei più avanzati, e fra il Nord e il Sud esisteva un enorme divario, di sviluppo ma anche culturale.
Nelle regioni del Centro-Sud, l’accentramento amministrativo e l'aumento della pressione fiscale per ripianare il bilancio dello Stato dopo lo sforzo economico sostenuto per la guerra di indipendenza, contribuirono a diffondere il brigantaggio. Molti italiani del Sud rimpiansero il governo precedente dei Borbone e sostennero una rivolta che prese i tratti di una guerra civile: fra il 1861 e il 1865 il brigantaggio fu represso duramente dall'esercito, attraverso l'adozione della legge marziale e l'abolizione delle garanzie costituzionali.
I Governi della Destra Storica
Gli esecutivi della Destra storica optarono per un modello politico e amministrativo fortemente accentrato. Ma la centralizzazione fu in realtà una "piemontesizzazione" - cosa che creò un certo malcontento - e molte decisioni vennero approvate usando lo strumento del decreto regio. I primi governi agirono anche per unificare i codici civili, di commercio e di navigazione, mentre il codice penale fu unificato solo in parte. Anche i pesi, le misure e la moneta (la lira) furono unificati.
L'ostilità verso il nuovo governo e le sue scelte politiche impopolari e lesive degli interessi delle classi più povere (basti ricordare l'introduzione della tassa sul macinato, o quella della leva obbligatoria) favorirono lo scoppio di numerose proteste in varie zone del paese, sempre sedate con il ricorso alle armi. La politica di rigore fiscale consentì il pareggio di bilancio, anche se nelle elezioni del 1876 la Destra fu scalzata dalla Sinistra.
Destra e Sinistra Storica
- Destra storica (Farini, Minghetti, Ricasoli, Sella): controllava il governo, di orientamento liberale e moderato, e si ispirava a Cavour. Era appoggiata dalla nobiltà e dall'alta borghesia.
- Sinistra storica (Crispi, De Sanctis): stava all'opposizione, raggruppava i seguaci di Mazzini e Garibaldi ed era sostenuta dalla piccola e media borghesia. Chiedeva l'allargamento del diritto di voto.
Il Completamento dell'Unità
All'inizio degli anni Sessanta dell'Ottocento, Roma e il Lazio, ultimi residui dello Stato Pontificio, non facevano ancora parte del nuovo regno; lo stesso valeva per il Trentino, il Veneto e la Venezia Giulia, ancora sotto il dominio austriaco. Garibaldi, alla testa di armate di volontari, provò già nel 1862 a marciare verso Roma, ma fu fermato in Aspromonte dall'esercito sabaudo, che fece ricorso alle trattative diplomatiche, ottenendo il trasferimento della capitale da Torino a Firenze.
Il processo di unificazione nazionale prosegue con la Terza guerra d'indipendenza (1866) grazie alla quale, nonostante le sconfitte militari riportate contro l'esercito austriaco, l'Italia ottenne il Veneto dopo la disfatta austriaca di Sadowa. L'anno dopo Garibaldi e i suoi uomini fecero un secondo tentativo di conquistare Roma, ma furono bloccati a Mentana da contingenti francesi schierati a difesa del papato. Dopo la caduta del Secondo Impero di Napoleone III, nel settembre 1870, furono i bersaglieri sabaudi a occupare Roma, penetrando attraverso la breccia di Porta Pia.
Il Lazio votò per plebiscito l'annessione al Regno d'Italia, ma Pio IX reagì duramente: interpretò l'occupazione italiana come un illecito sopruso e, nel 1874, proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica del nuovo Stato.
Il Risorgimento Italiano: I Progetti di Unificazione
Dopo il fallimento dei moti del 1831, i liberali elaborarono un nuovo programma rivoluzionario, basato sulla propaganda e sull'insurrezione per bande. Giuseppe Mazzini, fondatore della "Giovine Italia", voleva la nascita di un'Italia unita, sovrana, indipendente e repubblica, e creò la distinzione tra "nazioni storiche", con diritto all'indipendenza, e "non storiche". Per il futuro dell'Italia i moderati preferivano una soluzione monarchico-costituzionale, in particolare i federalisti: pensavano che ci volesse un'integrazione politica fra gli Stati italiani, presieduta dal papa o, i più radicali, dal re di Sardegna.
La Prima Guerra d'Indipendenza
Nel 1848 si ribellarono prima i palermitani e poi i milanesi: questi ultimi, in cinque giorni di combattimenti, costrinsero gli asburgici alla ritirata nel Quadrilatero. Moti e rivolte spinsero i sovrani italiani a concedere delle costituzioni, che però non fermarono i ribelli. Carlo Alberto di Savoia decise di dichiarare guerra all'Austria e muovere verso la Lombardia, dando inizio alla Prima guerra d'indipendenza.
Le incertezze di Carlo Alberto e la defezione dei contingenti inviati dagli altri Stati italiani permisero agli austriaci di riorganizzarsi. I piemontesi furono sconfitti a Custoza, firmarono una tregua e ripresero la guerra l'anno dopo, andando incontro a una sconfitta definitiva a Novara (23 marzo 1849). Carlo Alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. Intanto a Venezia, in Toscana e a Roma erano state dichiarate delle repubbliche, che nonostante una strenua resistenza furono abbattute nel 1849, quando i legittimi sovrani tornarono sui troni.
La Seconda Guerra d'Indipendenza
Negli anni successivi la politica sabauda fu guidata da Cavour, un nobile liberale che accolse profughi politici, promosse riforme liberali ed economiche, modificò il ruolo del Piemonte nello scenario internazionale, cercando l'alleanza con la Francia. E, dopo la partecipazione alla guerra di Crimea, riuscì a porre la "questione italiana" all'attenzione delle potenze europee. Cavour riuscì a convincere l'imperatore francese che fosse quanto mai indispensabile risolvere la questione italiana. Il 21 luglio 1858 i due si incontrarono a Plombières, dove firmarono gli accordi di Plombières.
All'inizio del 1859, Vittorio Emanuele II e Cavour, per spingere Vienna verso una dichiarazione di guerra, favorirono l'arruolamento sotto la bandiera sarda di volontari provenienti dal Lombardo-Veneto, che erano legalmente sudditi austriaci. Queste provocazioni ottennero il risultato sperato e il 27 aprile 1859 ebbe inizio la Seconda guerra d'indipendenza. Il Piemonte poté contare sull'arrivo di circa 100.000 uomini guidati da Napoleone III in persona: tuttavia, dopo le vittorie di Montebello, Magenta, Solferino e San Martino, Napoleone III decise di interrompere la guerra senza avvertire l'alleato piemontese. L'11 luglio 1859, Napoleone III e Francesco Giuseppe firmarono a Villafranca un armistizio secondo il quale la Lombardia veniva ceduta alla Francia, che l'avrebbe poi "passata" al Piemonte. Cavour andò su tutte le furie e il 13 luglio si dimise dall'incarico di Primo Ministro.
Cavour, tornato al governo nel gennaio del 1860, con grande abilità e rapidità fece indire dei plebisciti per far decidere direttamente alle popolazioni degli Stati del Centro Italia se volevano diventare sudditi del Regno di Sardegna: la maggior parte votò sì.
Dalla Spedizione dei Mille alla Proclamazione del Regno d'Italia
Il regno sabaudo aveva raggiunto i suoi obiettivi e non pareva avere intenzione di espandersi ulteriormente verso il Meridione d'Italia, anche perché vi era il timore di suscitare reazioni ostili da parte delle altre potenze. Tuttavia, nelle regioni del Sud il malcontento verso il governo dei Borboni diede luogo a numerose agitazioni guidate dai mazziniani come Francesco Crispi, che chiesero l'aiuto di volontari da altre regioni. Questo aiuto giunse direttamente da Garibaldi, il quale organizzò la più straordinaria tra le sue imprese militari: la "spedizione dei Mille".
A capo di un migliaio di uomini armati, si imbarcò da Quarto nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1860 e sbarcò a Marsala in Sicilia, dove i Mille si scontrarono vittoriosamente con l'esercito di Francesco II di Borbone (battaglia di Calatafimi); da lì i garibaldini raggiunsero Palermo e, il 20 luglio, ottennero una vittoria decisiva a Milazzo, passarono dunque sul continente, liberando la Calabria e la Campania. Dopo che, il 7 settembre 1860, Garibaldi fu accolto come un liberatore a Napoli, Vittorio Emanuele II e Cavour decisero di non rimanere a guardare e di intervenire per impedire la reazione delle altre potenze europee e una possibile deriva repubblicana dell'impresa garibaldina. Vittorio Emanuele II si pose alla guida dell'esercito puntando verso sud per incontrare Garibaldi: dopo aver sconfitto le truppe papali a Castelfidardo, occupò l'Umbria e le Marche, mentre i garibaldini sconfiggevano definitivamente l'esercito borbonico nella battaglia del Volturno.
A questo punto Garibaldi si trovò di fronte a un dilemma: proseguire verso Roma e non sottomettersi a Vittorio Emanuele II, oppure consegnare i territori conquistati alla corona sabauda. Fra le due opzioni, Garibaldi scelse la seconda: il 26 ottobre 1860 incontrò Vittorio Emanuele II nel villaggio di Teano e mise nelle sue mani il regno conquistato dai Mille. Durante l'autunno del 1860, gli abitanti delle Marche, dell'Umbria e del Regno delle Due Sicilie votarono per plebiscito in favore dell'annessione al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861, il parlamento di Torino proclamò Vittorio Emanuele II re d'Italia.