Il Ritorno all'Assolutismo in Spagna: Ferdinando VII e il Triennio Liberale (1814-1823)
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La Restaurazione di Ferdinando VII (1814-1820)
Dopo il trattato di Valençay (1813), Ferdinando VII ritornò in Spagna e, nel 1814, non accettò la Costituzione, né i cambiamenti che la guerra aveva provocato nella società, né l'operato delle *Cortes* e della Reggenza.
Ferdinando VII ottenne il sostegno delle masse, della Chiesa e della nobiltà. I membri realisti si rivolsero a Ferdinando, criticarono il regime liberale e gli chiesero di ripristinare il potere assoluto, pur richiedendo alcune riforme nel *Manifesto dei Persiani*.
Con il sostegno dell'esercito, Ferdinando VII restaurò l'autorità assoluta del re, dichiarando nulli la Costituzione e i decreti delle *Cortes*. Iniziò un periodo di sei anni (il *Sessennio Assolutista*) in cui il re Ferdinando cercò di tornare alla situazione del 1808, restaurando l'Inquisizione e ripristinando i privilegi della Chiesa e della nobiltà.
Contesto di Crisi e Opposizione Liberale
Tutto questo avvenne in mezzo a un grande caos, crisi economica e la rivolta delle colonie americane. I liberali, in carcere o in esilio, complottavano e cercavano l'alleanza dell'Esercito, che aveva dovuto aprire i suoi ranghi a ufficiali provenienti dalla borghesia e dai ceti medi.
In questo nuovo contesto di promozioni ufficiali, i liberali trovarono sostegno nelle logge massoniche e nelle società segrete. Il metodo classico di intervento politico fu il *pronunciamiento* militare, che spesso falliva perché le unità ribelli erano scarse e non coordinate.
Il *pronunciamiento* di Riego, nel gennaio 1820, guidato dal capo del battaglione delle Asturie, avvenne a Cabezas de San Juan (Siviglia) e proclamò la Costituzione del 1812.
Il Triennio Liberale (1820-1823)
Il Triennio Liberale fu caratterizzato dall'instabilità del governo, dovuta in primo luogo alla divisione dei liberali (tra *moderati* ed *esaltati*) e, in secondo luogo, all'atteggiamento regressivo di Ferdinando VII, che pose il veto sulla legislazione e chiese, pochi mesi dopo, un intervento straniero che ripristinasse il suo potere assoluto.
Questa instabilità fu alimentata dalle forti pressioni di piazza, sia radicali (esercitate dalle società patriottiche degli *esaltati*) sia dalla reazione assolutista.
Le Riforme delle Cortes
Durante questi tre anni, le *Cortes* approvarono una legislazione di riforma con l'intenzione di porre fine all'Antico Regime. Le azioni principali furono:
- La soppressione dei vincoli sulla terra (*mayorazgos*).
- La confisca delle terre comuni e dei beni propri, al fine di fornire terra ai soldati in pensione e ai lavoratori, ma senza successo.
- La confisca dei beni ecclesiastici.
- La riforma finanziaria, che abolì la decima e istituì un contributo diretto sulla proprietà.
- Il ripristino del decreto del 1813 sulla libertà di contratto, di esercizio e di commercializzazione della produzione agricola.
Le conseguenze di questa politica furono negative: la situazione della proprietà contadina non migliorò e ciò originò il grande allineamento dei contadini a favore della reazione assolutista.
Politica Religiosa e Scontro con la Chiesa
La politica religiosa delle *Cortes* fu caratterizzata dall'anticlericalismo. Fu abolita l'Inquisizione. La sospensione del diritto monastico ebbe appena il tempo di essere applicata, ma provocò lo scontro con la Chiesa, che sostenne il ritorno all'assolutismo e l'alleanza tra Trono e Altare.
Il Fallimento del Triennio
Il fallimento del Triennio fu accelerato dall'azione dei movimenti controrivoluzionari e dal successivo intervento francese. Gli *esaltati* presero il controllo del governo (con Evaristo San Miguel).
Le forze guerrigliere controrivoluzionarie furono organizzate nel Nord dagli assolutisti e dal clero. Infine, le potenze della Santa Alleanza intervennero con poca opposizione e restaurarono Ferdinando VII al potere assoluto.