Dalla Rivoluzione Russa all'Ascesa del Fascismo: Crisi e Trasformazioni Storiche
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La Crisi dell'Impero Zarista e la Rivoluzione di Febbraio
La guerra procedeva male e nelle città la popolazione soffriva la fame. Alla fine di febbraio scoppiarono moti di protesta tra operai e soldati; in pochi giorni la rivolta dilagò in tutta la Russia e si trasformò in una vera e propria rivoluzione contro lo Zar e l'Impero.
Lo Zar Nicola II abdicò a favore del fratello Michele, il quale lasciò il potere, mettendo di fatto fine alla dinastia dei Romanov. L'Impero zarista crollò sotto il peso del malcontento che aveva esasperato il paese fino alla rivoluzione.
Il Governo Provvisorio e il Doppio Potere
Venne costituito un Governo Provvisorio, guidato dal principe L'vov, composto principalmente da membri del Partito Costituzionale-Democratico di ispirazione liberale, con l'eccezione del socialrivoluzionario Kerenskij. Questo governo si appoggiava alla borghesia, sostenendo l'obiettivo di creare un paese moderno, liberale e parlamentare.
Contemporaneamente al nuovo governo si costituì un nuovo organo di potere: quello dei Soviet, consigli di operai e soldati. Si venne così a creare un insidioso "doppio potere". All'interno dei Soviet prevalevano menscevichi e socialrivoluzionari.
Le Correnti del Partito Socialdemocratico
- Bolscevica (maggioritaria): guidata da Lenin, sosteneva che il partito dovesse guidare il popolo.
- Menscevica (minoritaria): guidata da Martov.
Il Partito Socialista Rivoluzionario poneva l'interesse della classe operaia al centro delle sue battaglie.
Le forze rivoluzionarie erano generalmente contrarie al conflitto, ma ritenevano che la guerra dovesse proseguire solo come difesa del territorio in caso di aggressione da parte di un esercito straniero.
Il Ritorno di Lenin e la Rivoluzione d'Ottobre
Il leader bolscevico Lenin, arrivato a Pietrogrado, presentò le "Tesi di Aprile" che prevedevano:
- Pace a ogni costo.
- Terra ai contadini.
- Pieni poteri ai Soviet.
- Presa del potere con una nuova rivoluzione (in contraddizione con il pensiero marxista, poiché la rivoluzione era considerata fattibile senza il passaggio della fase borghese).
Tentativi di Insurrezione e Crisi del Governo
Nei primi di luglio, bolscevichi e anarchici tentarono un'insurrezione a Pietrogrado per abbattere il Governo Provvisorio e terminare la guerra, ma l'azione fallì.
Il potere passò al nuovo Primo Ministro Kerenskij, deciso a risollevare le sorti della guerra. Tentò una grande offensiva che ebbe come unico risultato quello di aggravare ulteriormente la situazione interna. Il governo e l'esercito erano allo sbando, mentre le rivolte agrarie agitavano tutto il paese.
La Presa del Potere
In questa situazione di estrema crisi, i bolscevichi guidati da Lenin conquistarono la maggioranza nel Soviet di Pietrogrado. Tra il 24 e il 25 ottobre, assunsero il controllo della capitale e conquistarono la sede del governo.
Il Regime Bolscevico o Comunista
Il nuovo regime emanò immediatamente:
- Il decreto sulla pace, per chiedere la fine della guerra.
- Il decreto sulla terra, che aboliva la proprietà privata delle terre.
Riforme Istituzionali ed Economiche
Le industrie e le banche furono nazionalizzate e il paese fu dotato di una Costituzione basata su:
- Abolizione dello sfruttamento dell'uomo.
- Nascita di un nuovo Stato federale per garantire una certa autonomia su tutte le regioni.
Furono istituiti:
- Il Consiglio dei Commissari del Popolo (con figure come Trotskij e Stalin).
- La polizia politica (la Ceka).
- I tribunali rivoluzionari per punire i nemici della rivoluzione.
Venne attuata una stretta autoritaria: i beni ecclesiastici e quelli dello Zar furono confiscati. Lenin mirava a imporre la dittatura del proletariato per affrancare le masse dei lavoratori dallo Stato borghese. La libertà dei cittadini doveva derivare dall'emancipazione economica (abolizione proprietà privata e mezzi di produzione in comune).
Scioglimento dell'Assemblea Costituente
Nonostante ciò, alle elezioni per l'Assemblea Costituente i bolscevichi furono battuti dai socialrivoluzionari. I bolscevichi sciolsero la nascente assemblea e si insediarono al potere. Per promuovere il proprio operato, crearono il Dipartimento per l'agitazione e la propaganda.
Fu riformato il diritto di famiglia, introducendo leggi per la parità tra i generi, il matrimonio civile, il divorzio, l'aborto e asili per i figli dei lavoratori.
Guerra Civile e Nascita della RSFSR
L'uscita dalla guerra, sancita dal Trattato di Brest-Litovsk, non garantì pace né stabilità. Nel 1919 fu istituito il Komitern (Internazionale Comunista) per coordinare l'azione dei partiti comunisti mondiali.
Nel paese scoppiò una feroce guerra civile che vide affrontarsi:
- L'Armata Bianca (sostenuta dai paesi dell'Intesa), che massacrò chiunque fosse schierato con i bolscevichi.
- L'Armata Rossa (bolscevica), che riuscì a imporsi.
I bolscevichi organizzarono fucilazioni di massa; lo Zar Nicola II e la sua famiglia furono fucilati nel 1918, poiché Lenin temeva che i controrivoluzionari potessero usarli come simbolo per una restaurazione monarchica.
La nuova entità statale federale dei bolscevichi fu la REPUBBLICA SOCIALISTA FEDERATIVA SOVIETICA RUSSA (RSFSR).
Il Comunismo di Guerra e la NEP
Per risolvere la grave crisi, il governo bolscevico attuò il "comunismo di guerra": sequestro dei prodotti in eccedenza, militarizzazione del lavoro e nazionalizzazione delle industrie. Questo portò a un impoverimento generalizzato e a una forte contrapposizione tra città e campagne, causando molte rivolte, la più celebre delle quali fu quella dei marinai della base di Kronstadt (caratterizzata da mercato nero, ammutinamenti e insurrezioni).
Nel 1921, per rispondere alle rivolte e alla carestia, Lenin varò la NEP (Nuova Politica Economica): permise ai contadini di vendere le eccedenze, liberalizzò il commercio e le piccole imprese. L'economia sovietica iniziò a crescere.
Nascita dell'URSS
Il 30 dicembre 1922 nasce l'URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).
Nel 1924, con la nuova Costituzione e la morte di Lenin, si aprì la lotta per la successione tra Trotskij e Stalin.
Divisione dei Poteri nell'URSS
- Consiglio (Soviet) Supremo dell'Unione: potere legislativo.
- Corte Suprema dei Soviet: potere giudiziario.
- Il Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica eleggeva il Consiglio dei Commissari del Popolo.
L'Italia nel Dopoguerra: Crisi e Agitazioni
L'Italia, pur vincitrice della Grande Guerra, si trovò in una forte crisi. L'economia doveva essere riconvertita a uso civile, il bilancio statale era appesantito dal debito pubblico (verso gli alleati) e l'inflazione era altissima (svalutazione della lira).
Le difficoltà economiche acuirono le tensioni sociali: la riforma agraria promessa ai contadini non fu realizzata, gli operai chiedevano migliori condizioni di lavoro e la classe media era indebolita dalla crisi. Vi era inoltre il problema del reinserimento dei reduci e mutilati di guerra.
Le Elezioni del 1919 e il Biennio Rosso
Nelle elezioni del 1919 si imposero i Socialisti (PSI con Turati) e i Popolari (PPI con Sturzo), sebbene i primi decisero di non partecipare al governo. Nitti fu nominato Presidente del Consiglio, guidando liberal-democratici e popolari.
Tra il 1919 e il 1920, nel cosiddetto "biennio rosso", il paese fu investito da un'ondata di agitazioni e scioperi: molte fabbriche del Nord furono presidiate con le armi dagli operai, mentre al Sud i braccianti occuparono le proprietà incolte.
Queste iniziative generarono panico tra industriali e latifondisti, che temevano una rivoluzione sul modello russo. Con la mediazione dei sindacati e del nuovo governo di Giolitti, gli operai videro soddisfatte alcune richieste economiche e la situazione tornò alla normalità.
Scissioni nel Partito Socialista
L'esaurirsi del movimento rivoluzionario provocò un'aspra discussione nel Partito Socialista, diviso tra:
- Riformisti: aperti alla collaborazione con altre forze politiche (Terza Internazionale).
- Massimalisti: escludevano la collaborazione e ambivano a una rivoluzione socialista.
Nel 1921, da una scissione dal PSI, nacque il Partito Comunista d'Italia (fondatore Gramsci), e da un'ulteriore scissione nel 1922 nacque il Partito Socialista Unitario (segretario Matteotti).
La Questione di Fiume e la "Vittoria Mutilata"
Le tensioni erano alimentate anche dai risultati deludenti dei trattati di pace, che portarono Gabriele D'Annunzio a definire la vittoria italiana come "vittoria mutilata", poiché non erano state concesse l'Istria e la Dalmazia (promesse nel Patto di Londra), né la città di Fiume, a maggioranza italiana.
La delegazione italiana abbandonò la conferenza di pace di Parigi. Nel settembre 1919, D'Annunzio occupò Fiume alla testa di un gruppo di militari.
Il governo italiano reagì debolmente. Dopo aver firmato il Trattato di Rapallo con il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (che rendeva Fiume città-stato indipendente), intervenne con la forza nel dicembre 1920 per porre fine all'occupazione.
L'Avvento del Fascismo
Negli anni del biennio rosso e della vicenda di Fiume, fu fondato a Milano da Benito Mussolini (ex socialista) il movimento dei "Fasci di Combattimento".
Programma Iniziale e Svolta a Destra
Il movimento aveva tratti rivoluzionari, si opponeva sia al socialismo sia al capitalismo, ed era pervaso da un forte anticlericalismo e da un violento nazionalismo. Il simbolo era il fascio littorio (arma usata dai littori romani).
Il Programma di San Sepolcro conteneva richieste di riforme economiche e sociali radicali, forte anticlericalismo e la sostituzione della monarchia con la Repubblica.
L'insuccesso dei Fasci alle elezioni del 1919 convinse Mussolini ad abbandonare le idee più radicali. Il movimento si trasformò in una forza di destra, ponendosi in difesa dei ceti medi dall'avanzata socialista e contro le istituzioni liberali.
Le Squadre d'Azione
Lo strumento principale per ottenere credito furono le squadre d'azione o "camicie nere", formazioni armate che attaccavano socialisti e cattolici, distruggendo sedi di partito, sindacati e leghe bianche, e aggredendo i loro esponenti, spesso con la connivenza delle forze dell'ordine.
Il fascismo guadagnò consensi tra i ceti medi e i proprietari terrieri, avvantaggiandosi delle divisioni socialiste e della benevolenza delle istituzioni.
L'Ingresso in Parlamento e la Marcia su Roma
Dopo le elezioni del 1921, i fascisti entrarono in Parlamento. Mussolini, divenuto leader indiscusso, trasformò il movimento in Partito Nazionale Fascista (PNF).
Incoraggiato dalla debolezza dei governi liberali, nel 1922 programmò la "Marcia su Roma" (27-28 ottobre 1922), una mobilitazione delle squadre d'azione per fare pressione sul governo. La mobilitazione sarebbe stata respinta, ma il Re Vittorio Emanuele III non firmò lo stato d'assedio e incaricò Mussolini di formare un nuovo governo.
Mussolini si presentò in Parlamento nel novembre 1922 e nel suo primo discorso confermò l'avversione del fascismo verso le istituzioni democratiche e liberali.
L'Italia Fascista: Consolidamento del Potere
Mussolini fu nominato Presidente del Consiglio nel 1922. A capo di un governo eterogeneo, capì di dover trovare compromessi con la vecchia classe dirigente liberale, pur avendo l'intento di togliere ogni potere al Parlamento.
Le Prime Misure Autoritarie
Già alla fine del 1922 fece approvare la "Legge dei pieni poteri", che attribuiva al governo prerogative parlamentari. Furono create due nuove istituzioni:
- Il Gran Consiglio del Fascismo (con funzione propositiva di leggi).
- La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (1923), per legalizzare le squadre d'assalto come forza armata statale e di partito.
La Legge Acerbo prevedeva che chi avesse ottenuto il 25% dei voti sarebbe stato premiato con i ⅔ dei seggi parlamentari.
Il Delitto Matteotti e le Leggi Fascistissime
Alle elezioni del 1924, grazie alla nuova legge elettorale, il Partito Fascista ottenne il 65% dei voti tramite la Lista Nazionale.
Dato l'esito, il segretario del PSU Giacomo Matteotti denunciò i brogli elettorali alla Camera. Pochi giorni dopo, fu rapito e ucciso da sicari fascisti.
Il delitto provocò grandi proteste. Mussolini inizialmente negò ogni addebito, ma poi, in un discorso alla Camera, si assunse la piena responsabilità dell'assassinio, minacciando apertamente gli avversari politici.
Promulgazione delle Leggi Fascistissime (Alfredo Rocco)
Furono promulgate le leggi che sancirono la dittatura:
- Il governo poteva emanare leggi.
- Mussolini era responsabile del governo unicamente davanti al Re.
- Accentramento dei poteri nelle mani di Mussolini.
- Il sindaco fu sostituito dal podestà, nominato dal governo; i prefetti controllavano le forme di opposizione.
Repressione degli Oppositori
Venne attuata una dura repressione:
- Legge sindacale che aboliva il diritto di sciopero.
- Abolite le libertà di stampa, parola e associazione (Mussolini controllava i giornali). L'unica associazione non abolita fu l'Azione Cattolica, che si dichiarò apolitica.
- Obbligo d’iscrizione al Partito Fascista (tessera fascista necessaria per accedere a servizi, lavorare negli uffici pubblici e condurre una vita tranquilla).
Istituiti l'OVRA (polizia politica) e il Tribunale per la difesa dello Stato (di cui Gramsci fu vittima). Fu introdotto il confino per gli oppositori.
Numerosi oppositori fuggirono: Nitti (Svizzera), Sturzo (Inghilterra), Turati e Salvemini (Parigi).
Fascismo e Chiesa
Mussolini comprese che in un paese cattolico come l'Italia era indispensabile un'alleanza con la Chiesa. La Chiesa, per paura di una rivoluzione socialista, normalizzò il fascismo.
L'11 FEBBRAIO 1929 furono firmati i Patti Lateranensi (trattato bilaterale tra Chiesa e Stato):
- Roma capitale d'Italia e Vaticano Stato indipendente.
- Fede cattolica come religione ufficiale dello Stato.
- Il cattolicesimo ottenne una posizione di privilegio.
Propaganda e Controllo Culturale
Mussolini adottò l'appellativo di Duce (condottiero).
La propaganda si basava su:
- Discorsi alla folla dal balcone di Palazzo Venezia.
- Slogan e ritratti con fascio littorio, aquila imperiale e saluto romano.
- Censura su tutte le pubblicazioni.
La Riforma Gentile (1923)
La riforma, promossa dal ministro dell'istruzione Giovanni Gentile, stabilì:
- Obbligo scolastico fino alla 5ª elementare.
- Tre anni di medie per accedere alle superiori o tre anni di avviamento professionale.
- Scuole superiori: liceo classico, istituti professionali e magistrali.
- Accesso all'università solo con il liceo classico.
- Libro di testo unico e approvato dallo Stato.
I giovani venivano inquadrati militarmente per fare degli italiani un "popolo guerriero" attraverso organizzazioni come:
- Figli/e della Lupa (6-7 anni).
- Balilla (8-14 anni).
- Avanguardisti (14-18 anni).
- Piccole italiane (8-17 anni), Giovani italiane.
I Gruppi Universitari Fascisti furono istituiti, e nel 1931 divenne obbligatorio per i docenti giurare fedeltà al regime (solo 12 rifiutarono).
Radio e Cinegiornali
La radio trasmetteva i discorsi di Mussolini tramite l'EIAR (monopolio delle trasmissioni radiofoniche).
I cinegiornali, prodotti dall'Istituto Luce a Roma, proiettavano nelle sale cinematografiche, prima dei film, informazioni sugli avvenimenti internazionali.
La Condizione delle Donne
La "battaglia per la crescita demografica" fu una priorità. L'aborto fu messo fuori legge, considerato un crimine contro lo Stato.
Con l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), alle madri che partorivano molti figli venivano concessi premi in denaro e onorificenze consegnati direttamente dal Duce.
Politica Economica Fascista
Mussolini mirava al rafforzamento e alla modernizzazione dell'Italia. Introdusse il corporativismo, formalizzato con la Carta del Lavoro, che prevedeva che i produttori rinunciassero ai propri interessi per servire la nazione.
La "Quota 90" e l'Autarchia
A causa della forte inflazione, si cercò il rafforzamento della lira (90 lire = 1 sterlina), nota come "Quota 90". Questo ebbe effetti positivi (abbassamento dei prezzi, vantaggi nell'importazione di materie prime), ma svantaggi per i settori industriali orientati all'esportazione.
In politica agraria, si cercò di produrre tutto il grano necessario all'Italia, evitando importazioni dagli Stati Uniti e dall'Argentina (Regime di autarchia). Furono bonificate paludi e create nuove città, causando una migrazione dalle campagne alle città, soprattutto al Sud.
Il Ministro delle Finanze Volpi adottò una politica protezionista, aumentando l'intervento dello Stato in campo industriale, rendendo lo Stato il maggiore imprenditore industriale e banchiere.
Politica Estera Fascista
Al termine della Prima Guerra Mondiale, l'Italia fascista acquisì l'Istria e successivamente Fiume (non la Dalmazia come sperato).
L'Italia cercava di estendere la sua sfera di influenza sull'Albania. In pochi anni, il paese balcanico finì nell'orbita politica ed economica di Roma, e nel 1939 fu occupato dalle truppe italiane, con Vittorio Emanuele III che ottenne la corona albanese.
La Crisi di Corfù (1923)
Lo Stato fascista fu aggressivo anche nei confronti della Grecia, con cui i rapporti erano tesi a causa dell'occupazione italiana delle isole del Dodecaneso (abitate da popolazione greca).
In occasione della guerra di Libia, nel 1923, l'Italia fu incaricata dalla Società delle Nazioni di tracciare la frontiera tra Albania e Grecia. Quando alcuni delegati italiani furono assassinati, Mussolini accusò il governo greco, avanzò richieste economiche e fece cannoneggiare l'isola di Corfù. La crisi cessò solo grazie alla mediazione della Gran Bretagna.
L'Impero e l'Avvicinamento alla Germania
L'Etiopia fu attaccata e conquistata tra il 1935 e il 1936. In questa campagna, il fascismo non esitò a utilizzare gas asfissianti sulla popolazione.
La Società delle Nazioni decretò sanzioni economiche contro l'Italia, che si rivelarono inefficaci e, anzi, rafforzarono il consenso interno al regime, avvicinandolo alla Germania nazista.
Nel 1936, Mussolini strinse con Hitler l'alleanza detta "Asse Roma-Berlino".
Le Leggi Razziali
Proprio a causa dell'alleanza con il nazismo, tra il 1938 e il 1939 furono approvate le Leggi per la difesa della razza. Mussolini sosteneva che gli italiani fossero una razza superiore a quelle "mescolate", sia biologicamente che culturalmente.
Queste leggi esclusero gli ebrei dalla vita sociale (non potevano prestare servizio militare, possedere terre, né lavorare nelle amministrazioni e nelle scuole). Le leggi non causarono reazioni pubbliche significative, nemmeno da parte della Chiesa (nonostante l'antisemitismo fosse contro la dottrina, la rivista dei gesuiti si mostrò favorevole, citando anche precedenti storici della Chiesa).