Rivoluzioni russe, crisi economiche e il crollo del 1929: dalle rivolte del 1905 alla Grande Depressione

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Le cause della crisi: i russi combatterono i giapponesi per il controllo della Corea e della Manciuria; la flotta russa fu affondata a Port Arthur e lo zar dovette firmare una pace sfavorevole con il Giappone. La sconfitta militare, la volontà dei ceti privilegiati di proseguire la guerra e il malessere sociale portarono a crescenti proteste, aggravate da una crisi economica. In questo contesto fu creata la Duma e fu legalizzata l'attività dei partiti politici.

La rivoluzione del 1905

Nel 1905 gli scioperi e le proteste si diffusero in diverse regioni. Tra gli avvenimenti più significativi si ricordano:

  • la rivolta dell'equipaggio del Potemkin;
  • la protesta diffusa nei centri industriali;
  • l'organizzazione di consigli locali di operai e soldati, i soviet.

A San Pietroburgo i soviet furono guidati anche da Lev Trotskij. Lo zar fu costretto ad accettare alcune richieste e promulgò un decreto imperiale che riconosceva libertà civili e prevedeva l'istituzione della Duma; i membri avrebbero dovuto essere eletti a suffragio universale.

La fine del regime zarista

Nel 1917 scioperi e proteste riapparvero a San Pietroburgo: lo zar perse il controllo poiché gli scioperi ottennero il sostegno dei soldati e i soviet si estesero includendo gruppi di militari. La Duma era in larga parte controllata da liberali e menscevichi, che aumentarono la pressione fino a costringere lo zar ad abdicare. Fu formato un governo provvisorio sostenuto dai soviet e si convenne che Aleksandr Kerenskij assumesse la carica di primo ministro.

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Crisi economica del dopoguerra

I governi del dopoguerra cercarono di tornare alle pratiche economiche precedenti, ma la guerra aveva esaurito le riserve auree e costretto alla stampa di carta moneta; fu pertanto necessario abbandonare il gold standard. Il conflitto aveva provocato grandi distruzioni e frammentato lo spazio economico. Le spese belliche portarono a una crisi valutaria: gli Stati si indebitarono e l'inflazione divenne galoppante. Queste condizioni alimentarono l'avanzata dei movimenti comunisti.

Piano Dawes

L'incapacità della Germania di far fronte alle riparazioni di guerra ebbe effetti molto negativi; la revisione di tali condizioni favorì la ripresa economica in Europa. Il Piano Dawes prevedeva misure quali:

  • la ristrutturazione del Reichsmark;
  • la riconsiderazione delle condizioni imposte dal Trattato di Versailles;
  • la concessione di prestiti internazionali alla Germania per stabilizzare l'economia.

Il crollo del 1929

Nel 1929 l'economia cominciò a mostrare segni di stanchezza: si verificarono fluttuazioni dei prezzi con cadute seguite da riprese temporanee. Furono proposte diverse soluzioni per evitare il panico, come avvertire preventivamente sui rischi di esaurimento delle scorte; tuttavia l'aumento dei tassi di interesse avrebbe danneggiato i piccoli investitori. In molti casi si mantennero le misure in atto, scelta che contribuì all'aggravarsi della crisi.

La Grande Depressione

Il crollo finanziario provocò un effetto a catena che investì tutti i settori economici. Le difficoltà costrinsero molte banche a sospendere i prestiti e a richiedere il pagamento dei crediti; l'impoverimento dei consumatori determinò un immediato calo della domanda e della produzione. L'agricoltura fu duramente colpita dalla caduta dei prezzi, con conseguente aumento della disoccupazione e numerosi fallimenti. La crisi sfiorò il collasso del sistema capitalistico.

Note: i termini e gli avvenimenti sono presentati in forma sintetica per evidenziare le connessioni tra i conflitti militari, le trasformazioni politiche e le crisi economiche del primo Novecento.

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