Sofisti e Socrate: Pensiero, Etica e Metodo Dialettico nella Filosofia Greca
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I Sofisti: Maestri di Retorica e Relativismo
Nel V secolo a.C., ad Atene, crebbe la possibilità di accedere alle cariche politiche pubbliche. Tuttavia, a chi aspirava alle più alte magistrature era richiesta una preparazione accurata. La forma politica delle polis ateniesi era la democrazia, quindi chi era in politica doveva disporre della capacità di ottenere il consenso. Nacquero così i sofisti, un gruppo di pensatori che educavano le nuove generazioni di politici all'uso del linguaggio (retorica) come strumento per rendere persuasivo il discorso. Al centro non c'era più la natura, ma l'uomo e la sua capacità di esprimersi. La città era frutto dell'attività e delle leggi degli uomini, che andavano esaminate per trovare la forma migliore di convivenza. L'uomo era considerato un essere etico, conoscitivo, politico e linguistico.
Come Zenone e Anassagora, i sofisti erano scettici verso la natura e il pensare l'essere. Per questo subirono processi, condanne e la distruzione degli scritti, a causa del loro mettere in dubbio le ricerche naturali e i valori teologici. Aristotele fu condannato per essere banditore di una sapienza apparente, e Platone fu considerato nemico della filosofia, cambiando l'idea tradizionale con i suoi metodi argomentativi. Tuttavia, data la ricchezza dei loro interessi e la radicalità dei loro atteggiamenti, furono definiti propagandisti ed enciclopedisti dell'Illuminismo greco, segnando il passaggio tra il naturalismo presocratico e i grandi sistemi del IV secolo.
Protagora: Il Relativismo e la Ricerca del Bene Comune
Protagora (Abdera, 486 a.C. - 420 a.C.), considerato il primo sofista, fu condannato per empietà. Era sostenitore di una cultura mirata alla formazione dell'uomo politico, per cui elaborò una teoria del progresso, individuando nella virtù politica ciò che consente la vita nella polis. Le difficoltà interpretative di Protagora sono dovute al fatto che prima si avvicina e poi si allontana da un soggettivismo relativistico, e non rende chiaro se si parli di uomo singolo, in generale, o della comunità cittadina. Tuttavia, il suo obiettivo era comunque quello di formulare il significato dell'esistenza della sapienza.
Il sapiente è colui che ha il potere di trasformare, con la parola, la percezione della realtà e anche la realtà stessa. Il sapiente sa cosa è buono e cosa non lo è. Per Protagora, l'azione del sapiente va indirizzata secondo i criteri di cattivo-buono e malato-sano. Il suo interesse più profondo è ricercare il bene della città, che dipende dalla comunità in cui si vive e da ciò che le è utile. Egli adotta la tecnica delle antilogie, in cui un discorso contiene due tesi contrapposte che si escludono o annullano reciprocamente, con l'obiettivo di istruire il futuro oratore a destreggiarsi e rendere forte il discorso, per capire pienamente quale tra le tante opzioni è la più giusta per il bene sia del singolo che della collettività. Protagora fondò le basi per l'eristica, ovvero l'arte di ingannare l'avversario con ragionamenti e giochi linguistici concettuali, lo studio dell'etimologia e lo studio sulla mnemotecnica come condizione per padroneggiare un vasto sapere e dominare così gli avversari.
Socrate: La Filosofia come Ricerca Interiore e Dialogo
Socrate è considerato il filosofo per eccellenza, colui che creò il modello del "vivere secondo filosofia". Secondo Cicerone, fece scendere la filosofia dal cielo, portandola in città e nelle case degli uomini, rendendo possibile la distinzione tra bene e male. Socrate si serviva solo dell'oralità: per lui la scrittura era scienza apparente e superficiale, una presunzione di sapere, e come la pittura doveva tacere. La sua scuola era la pubblica piazza, e la parola era per lui ricerca incessante del sapere.
Data la singola trasmissione orale, è difficile ricostruire una dottrina socratica. Le principali fonti sono Aristofane, Platone, Senofonte e Aristotele. Tutte convengono sull'"interno-esterno" di Socrate, che contrapponeva la sua bruttezza esteriore alla sua bellezza interiore. Egli ricercava nelle persone le virtù interiori, disdegnando ricchezza, bellezza e potere. Viveva nella contrapposizione: completa rinuncia, ma sapeva godere dei beni senza eccedere; sapeva vivere in mezzo agli altri pur sapendo isolarsi meditando.
La Vita e il Contesto Storico di Socrate
Platone, dopo la morte del maestro, scrisse i suoi dialoghi. Aristofane scrisse di Socrate prima della sua morte ne "Le nuvole" del 423 a.C., ritraendolo come un ozioso chiacchierone e truffaldino, affetto dalla mania democratica, perfettamente inserito nel clima culturale dell'Atene di Pericle. Tuttavia, appare studioso e aperto a tutto, dall'insegnamento sofistico a quello fisico. I suoi interessi per l'una e l'altra crebbero insieme, così come il gusto del concreto, il metodo di indagine nella ricerca sull'uomo, la consapevolezza sui limiti della ragione umana e il viraggio verso lo studio dell'uomo. Questi elementi si crearono nel corso di una lunga frequentazione di fisici, scienziati e di ricerche naturalistiche.
Socrate nacque ad Atene nel 470 a.C. dallo scultore Sofronisco e da Fenarete. Si pensa che abbia messo mano a sculture dell'Acropoli, ma non è certo. Incontrò fisici, pitagorici, sofisti e scienziati, frequentando il circolo di Pericle. Si volse alla ricerca intorno all'uomo, entrando in conflitto con i sofisti. Abbandonò Atene per partecipare alla guerra del Peloponneso. Discuteva nella pubblica piazza e a casa dei discepoli, e assunse una carica politica da pritano, membro della bulè, da cui si ritirò in seguito all'arrivo dell'antidemocrazia dei Trenta Tiranni. Abbattuti i tiranni, si ebbe la restaurazione democratica. Socrate si attenne sempre alle leggi con atteggiamento intransigente, anche in seguito ad una condanna a morte per corruzione dei giovani, accusato di averli spinti a rifiutare gli dei. Per questo morì nel 399 a.C.
Il Metodo Socratico: Oltre la Sofistica
Il metodo socratico riprende due aspetti dalla sofistica:
- La ricerca intorno all'uomo e la presa di coscienza dei limiti del sapere tecnico-naturalistico, rafforzata con lo scoppio della guerra del Peloponneso, in cui il fallimento del progetto pericleo innescò conflitti interni.
- Il discorso come mezzo fondamentale di analisi e di ricomposizione etica della città.
Socrate vede l'uomo come anima, e il discorso non come strumento di persuasione, ma come impegno a distinguere il vero dal falso. Superando la prospettiva puramente fisica di Anassagora, aggiunge l'anima, per cui l'uomo tende a definirsi da sé. L'anima è una dimensione immortale e divina, e la virtù un mezzo per liberarla dal corpo. Il sapere più alto è la scienza dell'anima, per cui si riconosce la propria dimensione più profonda tramite il dialogo.
Il Dialogo Socratico e la Maieutica
Per Socrate, la verità assoluta non esiste. Il dialogo è uno stimolo per una ricerca costante, che avviene tramite il confronto con gli altri per incamminarsi verso una verità unica. "Sapere di non sapere" e di poter sempre ampliare le proprie conoscenze è il presupposto fondamentale del dialogo. È un principio intellettuale e morale da cui ogni questione trae legittimità.
Il dialogo socratico ha delle tecniche specifiche, come:
- L'ironia: fingere un iniziale interesse per rendere consapevole l'interlocutore della propria ignoranza e spingerlo alla ricerca della verità.
- La confutazione: cercare istruzione dai sapienti per poi far riconsiderare la loro autocontraddittorietà, per ricercare una definizione non contestabile.
Quel che rende la ricerca autentica e veritiera è il dubbio, che rende consapevoli della propria ignoranza. Per spiegare l'azione critica, ma non distruttiva, che prepara al vero sapere, Socrate usa la metafora della maieutica (l'arte del mestiere della madre), che non partorisce, ma aiuta a generare. La verità non viene dall'esterno, ma dall'interiorità dell'anima stimolata. La maieutica inquieta l'anima, indirizzandola alla ricerca in sé della verità. Il suo parto rimane incompiuto, e la verità rimane intangibile nella sua pienezza. Socrate rifiuta gli scritti, poiché cristallizzerebbero una verità sempre in evoluzione.
L'Etica Socratica: Virtù, Conoscenza e il Demone Interiore
Un altro punto fondamentale del pensiero socratico è l'identità di virtù e coscienza. La scienza non è la legge che governa il mondo, ma scienza del bene. Il male è un difetto di conoscenza: nessuno farebbe del male se conoscesse pienamente il bene. Esso coincide con la ricerca stessa, che si trasforma in un impegno etico: la virtù, valore che deve fondare la politica. Socrate mira a ricostruire il tessuto socio-politico della polis.
L'etica socratica è uno sforzo di conoscere se stessi. L'uomo è quello che è in un insieme di circostanze, e la conoscenza di sé indirizza verso il bene. Ciò che spinse Socrate allo studio dell'uomo e al rifiuto della politica è la voce della sua coscienza (ricerca del bene), il suo demone (istanza divina). Il processo a Socrate fu istituito tramite una triplice accusa durante il governo di Anito, che cercava di ricostruire il regime pericleo tramite le rigide regole di comportamento della polis, dette ethos, che contrastavano con il libero dialogare di Socrate. Egli finì per accettare la condanna per il suo rispetto per la legge, vedendola come il risultato della ricerca della verità durante tutta la sua vita. Prima di morire, rassicurò i suoi amici: la morte è una separazione dell'anima dal corpo.