Spagna sotto Franco (anni ’60-’75): riforme, opposizione e sviluppo economico

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Articolo 11: Il secondo Franco

Evoluzione politica e sviluppo socio-economico

A) Sviluppi politici

Alla fine degli anni Cinquanta il regime di Franco era consolidato, con un ampio sostegno sociale e una sufficiente accettazione internazionale. Con il piano di stabilizzazione che cominciò a dare i suoi frutti, il regime iniziò ad attuare timide riforme verso la modernità: in politica queste riforme rimasero per lo più semplici dichiarazioni.

Negli anni Sessanta, con la Falange ridotta a un ruolo marginale nel governo, i gruppi più influenti furono:

  • I tecnocrati: contribuirono come gruppo di riformatori e figure di talento (tra gli altri, Ullastres, López Bravo). Tra i più rilevanti vi fu Laureano López Rodó.
  • I riformisti: in parte di origine falangista ma formatisi in ambienti tecnocratici e accademici, promossero una maggiore liberalizzazione del regime. Tra i loro leader figuravano Manuel Fraga (ministro dell'Informazione e del Turismo dal 1962) e José Solís Ruiz.

La legislazione mirò ad avvicinare la Spagna all'Europa e a modernizzare strutture sociali e sanitarie. Tra le norme rilevanti si ricordano:

  • La legge sui criteri di sicurezza sociale, finalizzata al miglioramento delle strutture e alla risposta alla crescita.
  • La creazione della Corte per l'Ordine Pubblico, incaricata di giudicare i delitti politici che fino ad allora erano competenza dei tribunali militari.
  • La celebrazione del "25º anniversario della pace" (1964) che rafforzò l'immagine del regime.
  • La legge sulla stampa (1966) promossa da Manuel Fraga, e nel medesimo anno la legge sulla libertà religiosa e norme sul diritto di famiglia e rappresentanza.
  • La Legge Organica dello Stato (1967), pietra miliare per l'istituzionalizzazione del regime, che introdusse innovazioni come la separazione formale tra Capo dello Stato e Capo del Governo.
  • La Legge del Movimento Nazionale e altre norme che, insieme, costituirono le cosiddette leggi fondamentali del regime.
  • La legge sul regime giuridico dell'amministrazione statale e la legge sulla procedura amministrativa, volte a consolidare una burocrazia statale e a ridurre pratiche arbitrarie.
  • Il Trade Union Act, che formalmente mirava a introdurre elementi di democratizzazione sindacale nel quadro corporativista del regime.
  • La legge di successione (22 luglio 1969), con cui Franco proclamò successore ufficiale Don Juan Carlos.

In politica estera, il sostegno degli Stati Uniti contribuì al rientro della Spagna nelle organizzazioni internazionali: nel 1955 la Spagna entrò a far parte delle Nazioni Unite. Nel 1953 fu firmato il Concordato con la Santa Sede, che sancì un forte riconoscimento della legittimità del regime.

Nella seconda metà degli anni Sessanta all'interno del regime emersero divergenze significative: da un lato i tecnocrati, dall'altro settori legati all'apparato tradizionalista e personalità quali Carrero Blanco e figure vicine a Manuel Fraga e Gabriel Arias Salgado. L'innesco del conflitto interno fu rappresentato dallo scandalo Matesa, che mise in luce tensioni nel controllo dell'economia e della politica.

Il potere dei settori più intransigenti rimase rilevante fino all'assassinio dell'ammiraglio Carrero Blanco, ucciso da ETA alla fine del 1973. Il processo di Burgos (1970), con la richiesta del pubblico ministero di numerose condanne a morte per membri di ETA, provocò proteste e riprovazione internazionale.

B) Sviluppo sociale: la nuova società

Il fenomeno più rilevante del secondo periodo di Franco fu la trasformazione sociale connessa alla meccanizzazione agricola e alla crescita economica degli anni Sessanta. La produzione agricola aumentò, liberando forza lavoro che migrò in massa verso le città; parte di questa popolazione non fu assorbita dall'industria spagnola e dovette emigrare verso altri paesi dell'Europa occidentale.

L'urbanizzazione, l'esodo rurale e la nuova politica economica promossero la crescita industriale e l'emergere di una nuova classe operaia. Si assistette anche alla formazione di nuove classi medie, senza che ciò implicasse la scomparsa della vecchia mentalità della classe media tradizionale, ancora caratterizzata da un orientamento conservatore.

I cambiamenti culturali e comportamentali si riversarono nel sistema educativo, culminando nella legge sull'istruzione del 1970, che rappresentò un tentativo di modernizzare e ampliare l'accesso all'istruzione.

C) Sviluppo economico: misure di stabilizzazione e piani

Dalla fine degli anni Cinquanta l'economia spagnola crebbe a ritmi senza precedenti, e la Spagna entrò a far parte del gruppo dei paesi maggiormente industrializzati. L'entrata nell'economia internazionale fu favorita dallo sviluppo e dall'attuazione del piano di stabilizzazione del 1959, simbolo della fine dell'autarchia. Il piano consisteva in uno shock di politica economica che prevedeva la riduzione della spesa pubblica, l'aumento delle imposte, il congelamento salariale, la svalutazione della peseta e la facilitazione dell'ingresso di capitali stranieri: misure che portarono a risultati significativi.

Il piano di stabilizzazione nacque dalla carenza di valuta estera e cercò di correggere lo squilibrio tra importazioni ed esportazioni. L'intervento del governo fu ridotto in favore dell'apertura ai mercati internazionali e di agenzie esterne per il credito. L'economia crebbe non solo in termini di PIL, ma anche per reddito pro capite, diversificazione della produzione ed esportazioni.

Un aspetto negativo della crescita fu lo sviluppo territoriale diseguale. Per compensare tali squilibri si crearono i piani di sviluppo economico e sociale, volti a promuovere l'industrializzazione delle regioni più povere: furono programmati quattro piani ma ne furono attuati essenzialmente tre (1964-1967, 1967-1971 e 1972-1974), che favorirono città come La Coruña, Vigo, Siviglia, Valladolid, Saragozza, Burgos e Huelva.

Dal 1959 al 1973 l'industria e i servizi si consolidarono come settori centrali dell'economia spagnola. Il reddito pro capite aumentò, così come i consumi privati, modificando il modello di consumo e i movimenti migratori interni. Il miglioramento tecnologico permise risparmi di lavoro e la creazione di occupazione, anche se questa fu limitata rispetto alla massa di lavoratori trasferitisi dall'agricoltura all'industria e ai servizi.

La trasformazione agricola fu evidente: la popolazione agricola, che nel 1960 rappresentava ancora il 39% del totale, diminuì drasticamente fino al 1975. Il contributo di capitali esteri fu fondamentale per la rapida crescita e il consolidamento di una società industriale. Le limitazioni dell'industrializzazione dei primi anni Settanta portarono a fenomeni inflazionistici e a pressioni sui prezzi.

2. L'opposizione politica al regime

Durante gli anni Sessanta i gruppi di opposizione al regime divennero sempre più numerosi e importanti, costituendo il nucleo della crisi che avrebbe, in seguito, condotto alla fine del franchismo e alla transizione. Nel 1962 si tenne a Monaco di Baviera un incontro tra varie componenti dell'opposizione — moderati e non, al di dentro e al di fuori della Spagna, di destra e di sinistra — per coordinare azioni comuni.

La Chiesa cattolica mostrò divisioni interne: la maggior parte della gerarchia mantenne un atteggiamento conservatore, ma il Concilio Vaticano II stimolò settori ecclesiali più sensibili alle questioni sociali e politiche, che agirono da coscienza critica rispetto al regime. Il movimento operaio e la sinistra si radicalizzarono progressivamente; dopo gli scioperi nelle Asturie, nei Paesi Baschi e in Catalogna si rafforzò l'azione dei sindacati alternativi come i Comitati Operai (CCOO), che presero rapidamente piede come organizzazioni di massa di opposizione al sindacato verticale del regime.

Negli anni immediatamente precedenti la morte del dittatore, le manifestazioni e le iniziative di opposizione aumentarono, promuovendo l'unità delle forze contrarie al franchismo. Tra le iniziative più rilevanti si ricordano:

  • L'Assemblea di Catalogna (1971), che riunì vari settori dell'opposizione catalana.
  • La formazione di organismi di coordinamento a livello nazionale, come alcune istanze politiche promosse dal PCE di Santiago Carrillo.
  • Nel 1975 la crescita di piattaforme di convergenza democratica, con partecipazione del PSOE (con figure come Felipe González e Alfonso Guerra) e di altre forze politiche.

Crisi finale del regime

La scomparsa del vice primo ministro Luis Carrero Blanco, vittima di un attentato di ETA il 20 dicembre 1973, fu un evento dirompente. A gennaio 1974 fu formato un nuovo governo guidato da Carlos Arias Navarro, che annunciò una limitata riforma del regime e pronunciò il celebre discorso al Parlamento del 12 febbraio 1974 in cui parlò di una possibile apertura verso un maggiore pluralismo politico. Tuttavia, l'atteggiamento repressivo non cessò: nel 1975 fu approvata una nuova normativa contro il terrorismo e il governo dovette altresì affrontare il conflitto nel Sahara.

Il 20 novembre 1975, dopo lunga agonia, Francisco Franco morì all'età di 83 anni, lasciando un regime anacronistico e profondamente in crisi.

3. Castilla-La Mancha durante la dittatura di Franco

Castilla-La Mancha rimase nella zona repubblicana fino alla fine della Guerra Civile, cadendo solo nei giorni successivi alla presa di Madrid. Durante il regime repubblicano la regione subì una dura repressione: esecuzioni, carcere, esilio e squalifica dall'esercizio di pubbliche funzioni colpirono numerosi settori della popolazione. Province come Toledo e Cuenca furono particolarmente colpite.

Le conseguenze della guerra influirono anche sulla struttura economica già debole della regione. La Direzione Generale per le Regioni Devastate contribuì alla ricostruzione di oltre 150 villaggi, principalmente nelle province di Toledo e Guadalajara. Tra il 1941 e il 1975 si stima che più di un milione di persone lasciarono Castilla-La Mancha, con conseguenze negative: invecchiamento della popolazione, spopolamento e difficoltà occupazionali nelle zone rurali, accentuate dalla meccanizzazione agricola.

Castilla-La Mancha aveva un'economia essenzialmente agricola: nel 1969 la quota di popolazione occupata nel settore superava il 50%. Le politiche di insediamento specifiche promossero nuove popolazioni in località quali las Mesetas del Caudillo (Ciudad Real), Talavera la Nueva (Toledo) e Aguas Nuevas (Albacete), con coltivazioni irrigue come principale fonte di occupazione. La ricomposizione fondiaria fu un'altra misura di riforma, mentre colture come cereali e vite rimasero diffuse.

Le opere idrauliche furono costanti sotto il regime franchista e Castilla-La Mancha è un buon esempio: numerosi serbatoi e il progetto Tajo-Segura, i cui lavori iniziarono nel 1966, attraversano le province di Guadalajara, Cuenca e Albacete fino alla regione di Murcia.

L'industria automobilistica non fu mai centrale nell'economia regionale; tuttavia, la nascita e lo sviluppo di complessi industriali come quello di Puertollano (con l'Empresa Nacional Calvo Sotelo) rappresentarono iniziative statali rilevanti. Il piano di stabilizzazione del 1959, promosso dai tecnocrati, rafforzò l'economia nazionale e rese percepibili effetti positivi anche in Castilla-La Mancha.

I piani di sviluppo e promozione cercarono di favorire la formazione di un tessuto industriale nelle aree più desertificate industrialmente, tra cui la stessa Castilla-La Mancha. La tradizione nella produzione di energia si consolidò con iniziative avviate dal 1968 in provincia di Guadalajara, che avrebbero poi portato alla centrale nucleare di Trillo, entrata in servizio dopo la fine del regime franchista.

Fine del testo.

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