Strumenti e Obiettivi della Politica Monetaria: Un Approfondimento

Classificato in Economia

Scritto il in italiano con una dimensione di 5,18 KB

La Politica Monetaria: Definizione e Strumenti

La politica monetaria è l’insieme delle azioni attuate dalla banca centrale per controllare la quantità di moneta in circolazione e, attraverso essa, influenzare variabili economiche come reddito e inflazione.

Strumenti e Obiettivi Intermedi

Gli strumenti utilizzati devono essere direttamente controllabili, efficaci e con effetti separabili. Tra questi figurano:

  • La base monetaria
  • Il coefficiente di riserva obbligatoria
  • Il tasso di rifinanziamento
  • I controlli amministrativi

Poiché il legame tra strumenti e obiettivi finali è indiretto e soggetto a incertezze temporali, si introducono obiettivi intermedi come l’offerta di moneta e il tasso d’interesse, che fungono da ponte tra strumenti e risultati.

Classificazione degli Aggregati Monetari (BCE)

Le definizioni monetarie seguono la classificazione della Banca Centrale Europea (BCE) da M0 a M3:

  • M0: Caratterizzato dal circolante, ovvero composto dalla somma tra le banconote e le monete metalliche.
  • M1: M0 + depositi in conto corrente.
  • M2: M1 + depositi con durata prestabilita fino a due anni + depositi rimborsabili con preavviso fino a tre mesi.
  • M3: M2 + pronti contro termine + quote di fondi comuni monetari e obbligazionari a scadenza originaria fino a due anni. (A partire dal giugno 2010 sono escluse le operazioni pronti contro termine con controparti centrali).

Obiettivi Finali e Divergenze Teoriche

Gli obiettivi finali includono reddito, occupazione, prezzi e crescita, con divergenze tra approcci teorici:

  1. I keynesiani privilegiano crescita e occupazione.
  2. I monetaristi puntano alla stabilità dei prezzi.

Infine, le banche centrali dichiarano i propri obiettivi: la FED persegue sia attività economica che inflazione, mentre la BCE si concentra sulla stabilità dei prezzi.

Regole della Politica Monetaria e Modello IS-LM

Influenza e Dibattito sull'Intervento

Il modello IS-LM evidenzia come la politica monetaria influenzi le variabili reali attraverso l’uso dell’offerta di moneta o del tasso d’interesse come obiettivi intermedi. Secondo l’approccio keynesiano, la banca centrale può attuare politiche discrezionali per superare situazioni di sottoccupazione.

Tuttavia, la visione monetarista e la nuova macroeconomia classica hanno messo in discussione l’efficacia di tali interventi, ritenendoli potenzialmente destabilizzanti, soprattutto in un’economia già stabile.

L'Adozione di Regole Fisse

In questo contesto, si è affermato il principio della stabilità dei prezzi come obiettivo centrale della politica monetaria, da raggiungere evitando sia inflazione eccessiva sia deflazione, soprattutto in periodi recessivi. Dagli anni ’80-’90, si è diffusa l’idea che la banca centrale debba seguire una regola monetaria – cioè una relazione fissa tra strumenti e obiettivi – anziché operare in modo discrezionale, riconoscendo che gli effetti permanenti della politica monetaria si manifestano principalmente sul tasso d’inflazione.

La Curva di Phillips: Salari Nominali e Prezzi

Relazione tra Disoccupazione e Variazione Salariale

La curva di Philips ci dice che al diminuire del tasso di disoccupazione aumenta il tasso di variazione dei salari nominali e per questo rappresenta una relazione non lineare tra le due variabili e assume una forma convessa.

Il Tasso di Disoccupazione Naturale

Il livello del tasso di disoccupazione al quale la curva di Philips interseca l’asse delle ascisse è definito tasso di disoccupazione naturale o di equilibrio, e indica quel tasso in corrispondenza del quale non si determinano sul mercato del lavoro tensioni che portino a variazioni del salario nominale.

Si può dire che il mercato del lavoro è in equilibrio anche se vi è un tasso di disoccupazione positivo, in quanto vi è comunque un certo ammontare di disoccupazione frizionare e strutturale.

Cause della Disoccupazione Strutturale e Frizionale

Si distinguono due tipi di disoccupazione positiva:

  • La disoccupazione frizionare dipende dai processi di spostamento dei lavoratori da un’occupazione all’altra e da processi di ricerca di un nuovo lavoro.
  • La disoccupazione strutturale dipende dalla mancata coincidenza tra le caratteristiche dei lavoratori disoccupati e dei posti di lavoro offerti dalle imprese, caratteristiche riguardanti le professionalità, offerte e domandate, e la loro distribuzione territoriale.

Voci correlate: