Tommaso d'Aquino: sintesi di ragione e fede nella filosofia cristiana
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Tommaso d'Aquino
Biografia
Tommaso d'Aquino, figlio di Landolfo, conte di Aquino, è nato a Roccasecca (nei pressi di Aquino, Italia) nel 1224. È considerato il più significativo filosofo scolastico e, forse, il più importante filosofo cristiano di tutti i tempi. Dopo la prima educazione nel monastero benedettino di Monte Cassino e presso l'Università di Napoli, a vent'anni si iscrisse all'Ordine Domenicano (ordine mendicante).
In quel periodo suo padre morì e sua madre, che non accettò la decisione del figlio di entrare nell'ordine mendicante, lo rinchiuse nel castello di famiglia nel tentativo di fargli cambiare idea. Nonostante l'opposizione familiare, Tommaso perseverò nella sua scelta religiosa e intellettuale.
Pensiero
Tommaso distingue chiaramente ragione e fede, ossia filosofia e teologia, ma afferma anche che tra loro deve esserci coerenza. Secondo lui:
- La filosofia appartiene al regno della ragione: in essa trovano posto solo le verità accessibili alla luce naturale della ragione.
- La teologia accoglie come vere le verità rivelate dalla fede.
- Entrambe conducono alla verità, ma la fede ha autorità sulla ragione nei casi in cui la rivelazione supera le capacità della ragione umana.
La teologia riconosce la verità degli articoli di fede, pur non riuscendo sempre a comprenderli pienamente con la sola ragione. Quando vi è un apparente disaccordo tra le conclusioni della filosofia e la rivelazione, Tommaso sostiene che l'errore deve essere attribuito alla filosofia, non alla rivelazione (che proviene da Dio). In alcuni casi l'errore deriva dal fatto che il filosofo tenta di estendere la ragione in ambiti che ne trascendono le possibilità e che sono riservati alla fede, come i misteri dell'Incarnazione e della Trinità.
Tuttavia, tra le verità rivelate vi sono molte affermazioni che rientrano pienamente nel campo della ragione, cioè che non hanno a che fare con il mistero o con ciò che è indimostrabile. Tommaso ritiene che sia auspicabile credere e poi comprendere (secondo il motto tradizionale), ma anche sforzarsi di comprendere pienamente quelle verità rivelate che non superano le capacità della ragione e che possono essere illuminate dalla luce naturale.
La teologia naturale indica la direzione e gli obiettivi della ricerca, ma il progresso nella conoscenza avviene tramite la ragione. La fede, quindi, opera come criterio normativo: segnala gli errori quando l'argomentazione razionale è difettosa, pur mantenendo il rispetto per l'autonomia del campo filosofico.
Principi chiave
- Distinzione e coerenza tra fede e ragione.
- Autorità della fede nei confronti della ragione nei limiti del soprannaturale.
- Ruolo della filosofia come strumento della ragione per comprendere la realtà naturale e alcune verità rivelate.
- Rispetto dell'autonomia filosofica, pur riconoscendo i limiti della ragione umana.
Osservazione finale
La sintesi tomista propone un equilibrio: la ragione e la fede non sono antagoniste, ma due vie complementari verso la verità, con ruoli distinti e relazioni di subordinazione e cooperazione a seconda dei contenuti trattati.