Transizione politica spagnola 1975-1978: dalla dittatura alla Costituzione
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La transizione politica spagnola
Dopo la morte del generale Franco e il primo intervento di Don Juan Carlos come capo di Stato, si aprì un orizzonte di cambiamento politico in Spagna. Il giovane monarca, pur essendo erede del sistema imposto da Franco, suggerì fin dall'inizio la necessità di ripristinare le libertà nella società civile spagnola. Si aprì una fase difficile: il passaggio da una dittatura che era sopravvissuta per quasi quarant'anni alla piena democrazia non sarebbe stato agevole.
Le opzioni politiche iniziali
Si prospettarono tre opzioni che possono essere riassunte come segue:
- a) Le forze del regime avrebbero potuto optare per una continuità del sistema, introducendo piccole riforme che garantissero la sopravvivenza del regime senza Franco.
- b) La restaurazione della democrazia, sostenuta dalla maggior parte delle forze dell'opposizione democratica: in breve, la formazione di un governo provvisorio e l'indizione di elezioni costituenti per restituire la sovranità al popolo.
- c) Una terza via: un passaggio graduale sfruttando le stesse leggi del regime per creare una transizione morbida verso la democrazia.
Il ruolo del re e di Adolfo Suárez
Il re agì rapidamente: nel 1976 sostituì il primo ministro Arias Navarro, uomo restio al cambiamento, con il giovane Adolfo Suárez, che insieme al monarca svolgerà un ruolo essenziale durante tutto il processo di trasformazione politica. In soli tre anni la sovranità tornò al popolo spagnolo, non senza difficoltà, ma con passo fermo e determinato.
Le tappe fondamentali (1976-1978)
Il periodo di apertura comprende tre anni di primaria importanza:
- 1976 – L'anno della legge di riforma politica.
- 1977 – L'anno delle prime elezioni libere dopo quarant'anni.
- 1978 – L'anno di adozione della Costituzione.
La legge di riforma politica
Il fulcro del cambiamento fu la legge di riforma politica, approvata dalle Cortes e sottoposta a referendum, con ampia maggioranza, nel 1976. Ciò significò che, in meno di un anno, il regime di Franco, che era durato quasi quarant'anni, cominciò a dissolversi, spianando la strada al ripristino delle libertà democratiche e della legalità.
Una volta approvata, la legge avviò il processo di negoziazione tra il governo e l'opposizione. Si formarono piattaforme di unità in varie regioni come Galizia, Catalogna, Isole Baleari e Comunità Valenciana. In particolare si negoziarono le condizioni per lo svolgimento delle elezioni previste per giugno 1977.
Si decise infine di accettare la forma di Stato monarchica e la composizione del governo ad interim. Tra i cambiamenti ottenuti vi furono la legalizzazione dei partiti politici, la dissoluzione del Movimento Nazionale e la negoziazione della legge elettorale.
Legalizzazione del PCE e resistenze della vecchia guardia
La svolta arrivò con la legalizzazione del PCE (Partito Comunista di Spagna). Il partito organizzò grandi manifestazioni a Madrid per sollecitare la legalizzazione. D'altro canto, elementi della vecchia classe dirigente, pur in minoranza, cercarono di ricorrere alla forza per fermare il processo.
Il 1977 fu un anno critico: Madrid fu teatro di pressioni da parte di figure conservatrici come José María de Oriol y Urquijo, che sollecitarono l'intervento militare e l'arresto di figure come il generale Villaescusa, senza però raggiungere i loro obiettivi. Un altro tentativo di destabilizzazione furono gli omicidi di Atocha, in cui furono assassinati avvocati del lavoro da parte dell'estrema destra. Tuttavia, queste azioni non riuscirono a bloccare la marcia verso la democrazia; la legalizzazione del PCE, avvenuta durante la Settimana Santa, mise in evidenza anche l'opposizione di alcuni settori militari alle riforme.
Superata questa crisi, si negoziarono finalmente i termini delle elezioni indette per il 15 giugno 1977. Nel frattempo furono legalizzati i sindacati, fu riconosciuto il diritto di sciopero e venne rimosso il potente segretario generale del Movimento Nazionale, ponendo fine a quarant'anni di dittatura personale del generale Franco.
Questi cambiamenti resero possibile il ritorno in Spagna di molti esuli, intellettuali e scienziati che avevano lasciato il paese dopo la guerra civile.
Le elezioni del 1977 e il governo di UCD
Le elezioni del giugno 1977 furono le prime che si tennero nel paese dal 1936. I risultati mostrarono che nessun partito ottenne la maggioranza assoluta, ma permisero la formazione di un governo guidato dall'UCD di Adolfo Suárez, incaricato di affrontare compiti essenziali di politica interna, tra cui:
- Avviare la creazione di un nuovo ordine costituzionale con l'apertura delle Cortes.
- Affrontare la grave crisi economica mediante misure urgenti, tra cui la svalutazione della peseta per rilanciare le esportazioni e l'economia.
- Tentare di risolvere le rivendicazioni nazionaliste basche e catalane attraverso la creazione di organismi pre-autonomi, prima in queste comunità e successivamente estendendo il modello al resto del paese.
Politica estera e riconoscimento internazionale
Nel campo della politica estera, il passo principale fu l'avvio dei negoziati per l'ingresso della Spagna nella Comunità Europea. L'adesione avrebbe rappresentato il riconoscimento internazionale del percorso democratico del paese e facilitato la ripresa economica, ponendo fine all'isolamento internazionale in cui la Spagna era rimasta per quasi quattro decenni.
Accordi politici ed economici: i Patti di Moncloa
L'instaurazione della democrazia richiese un ampio sforzo dello Stato, con la partecipazione di tutte le forze politiche, per introdurre i necessari cambiamenti strutturali nell'economia. Alla fine del 1977 si raggiunse un ampio consenso attraverso un pacchetto di misure note come i Patti di Moncloa, che comprendevano interventi di bilancio, politiche sul reddito, riforma fiscale, riforma dell'istruzione, misure nel settore energetico e nell'amministrazione delle imprese pubbliche.
Questi accordi non risolsero tutti i problemi strutturali, ma contribuirono a regolare i salari, estendere la copertura della sicurezza sociale per i lavoratori, migliorare l'offerta di istruzione pubblica e introdurre un sistema fiscale più equo. I Patti di Moncloa contribuirono a migliorare il deficit e a far diminuire l'inflazione, aumentarono i profitti aziendali, ma non risolsero in modo significativo la disoccupazione.
La Costituzione del 1978
La fine di questo intenso periodo politico si consolidò nel 1978 con l'adozione della Costituzione, che sancì il definitivo passaggio dalla dittatura alla democrazia. Tra gli aspetti principali della Costituzione del 1978 si evidenziano:
- Dichiarazione dei diritti: previsione di una completa dichiarazione dei diritti e abolizione della pena di morte nei termini previsti dal testo costituzionale.
- Rapporti Stato-Chiesa: lo Stato non ha una religione ufficiale, pur prevedendo la collaborazione con la Chiesa cattolica, essendo questa la religione maggioritaria in Spagna.
- Sistema di rappresentanza: istituzione di un parlamento eletto a suffragio universale tra gli spagnoli maggiori di 18 anni, composto da una Camera dei Rappresentanti (con un minimo e un massimo di membri secondo quanto previsto dalla legge) e da un Senato con vocazione di rappresentanza territoriale.
- Esecutivo: il Presidente del Governo viene proposto al Congresso dei Deputati dal re; il candidato deve ottenere la maggioranza assoluta nel primo scrutinio o, in caso contrario, i successivi meccanismi previsti dalla prassi parlamentare.
- Magistratura: riconoscimento dell'indipendenza della magistratura e creazione della Corte Costituzionale accanto agli organi di garanzia del potere giudiziario, a tutela finale dei diritti costituzionali.
- Organizzazione dello Stato: il principio dell'indissolubilità della Nazione è garantito, ma la Costituzione riconosce il diritto all'autonomia delle «nazionalità e delle regioni» che compongono l'unità nazionale e istituisce l'organizzazione territoriale in comuni, province e comunità autonome.
Conclusione
In sintesi, il rapido processo politico tra il 1976 e il 1978, guidato da figure istituzionali come il re e Adolfo Suárez e sostenuto da negoziati e ampi consensi politici, portò alla transizione dalla dittatura alla democrazia. Le riforme legislative, le elezioni libere, i Patti di Moncloa e la nuova Costituzione posero le basi per la democrazia moderna in Spagna, sebbene molte sfide economiche e sociali rimasero aperte.