Trecento: cause e conseguenze della grande crisi demografica ed economica
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La crisi del Trecento
La crisi demografica
Il ritorno delle carestie
Nel Trecento la crescita della popolazione aveva portato al raddoppio degli abitanti: per sfamare le persone vennero disboscate e coltivate nuove aree; si dissodarono anche terreni poco fertili e i raccolti risultarono progressivamente più magri. Con la carestia del 1315-1317 la produzione agricola non fu più sufficiente e la fame iniziò a mietere vittime. Meno uomini e donne significava meno braccia per coltivare i campi e, quindi, una ulteriore riduzione dei raccolti. A determinare una vera e propria crisi demografica contribuirono inoltre le guerre e la peste.
La peste, l'epidemia del 1346-1351
Nel 1346 la colonia genovese di Caffa fu assediata dai tartari guidati dal Khan Janibeg. Tra i tartari scoppiò improvvisamente la peste e gli assediati catapultarono oltre le mura i corpi dei morti. L'epidemia si diffuse rapidamente: alcuni riuscirono a fuggire sulle navi che tornarono in Occidente e portarono con sé il contagio. Fu una pandemia. La peste durò fino al 1351 e causò la morte di quasi un terzo della popolazione europea. Tra la metà del Trecento e il Seicento la peste tornò in Europa più volte, con episodi ricorrenti di mortalità elevata.
Un capro espiatorio: gli ebrei
Alla ricerca di un colpevole, le popolazioni si scagliarono contro i lebbrosi, i disperati e gli ebrei. Essi furono accusati di aver assassinato Gesù e non furono tollerati per le loro differenze nell'alimentazione e nell'abbigliamento. Le persecuzioni antisemitiche impedirono a molti ebrei di svolgere determinate professioni e li spinsero verso attività considerate 'odiote', come il prestito e l'usura. Erano anche ritenuti commercianti abili e pericolosi concorrenti; le autorità ecclesiastiche li indicavano come gli assassini di Cristo. Le città furono percorse da gruppi di penitenti, detti flagellanti. Migliaia di ebrei morirono nei pogrom, ossia in persecuzioni sistematiche.
Le conseguenze economiche della crisi
Dalla crisi demografica all'economia: l'agricoltura
La diminuzione della popolazione ebbe pesanti conseguenze sull'economia. Nell'agricoltura si registrò una diminuzione della domanda di granaglie e, di conseguenza, un calo dei prezzi. Il crollo demografico sottrasse manodopera al latifondo, costringendo i proprietari a cercare soluzioni diverse. In alcune aree venne introdotta la mezzadria, in altre le aziende furono divise in appezzamenti concessi in affitto ai contadini. Per fronteggiare la crisi molti signori passarono dalle colture cerealicole a produzioni specializzate. Alcuni settori subirono pesanti battute d'arresto, ma emersero produzioni come la vite, la gelseticoltura e l'allevamento. In agricoltura la crisi favorì una profonda ristrutturazione della produzione.
La manifattura
Nel settore manifatturiero la diminuzione della popolazione causò un calo dell'offerta di manodopera. Anche in questo caso il Trecento fu un secolo sia di crisi sia di riorganizzazione. La produzione di panni lanosi diminuì, ma decollò l'industria della seta. Alcuni storici sottolineano il fenomeno dell'«effetto eredità»: carestie, peste e guerre avevano decimato intere famiglie e una parte della popolazione si ritrovò improvvisamente proprietaria di risorse che le permisero di acquistare beni di lusso, favorendo così il consumo di prodotti pregiati.
Il commercio
Lo spopolamento di intere regioni penalizzò anche il commercio, che vide ridursi il volume degli scambi. Tuttavia si verificarono importanti trasformazioni: furono aperti nuovi passi nell'arco alpino centro-orientale; acquisirono importanza il Medio Oriente musulmano e i porti della Siria e dell'Egitto. Le città italiane continuarono a predominare nei commerci mediterranei, anche se emerse una concorrenza più intensa.
Per quanto riguarda le tecniche commerciali e finanziarie, si diffusero le lettere di cambio e si costruirono filiali locali. Il commercio internazionale consentì l'accumulazione di enormi fortune e l'ascesa di potentissime famiglie di mercanti-banchieri. L'alta finanza risultava un'attività molto rischiosa ma anche potenzialmente molto redditizia. Le tensioni finanziarie e le decisioni sovrane portarono a clamorosi fallimenti: l'intervento di Edoardo III d'Inghilterra provocò il tracollo delle compagnie fiorentine dei Peruzzi e dei Bardi, che raccoglievano anche i depositi della piccola borghesia toscana.