Università e filosofia nel XIII secolo: ruolo della Chiesa, ordini mendicanti e argomento ontologico
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Punto 4
Nel XIII secolo la città crebbe e la borghesia si affermò all'interno della struttura sociale che comprendeva la nobiltà, i soldati e i servi. Questo fenomeno favorì lo sviluppo urbano e, di conseguenza, la nascita delle università cattedrali.
Ruolo della Chiesa
In questo periodo la Chiesa ebbe un ruolo centrale: il Medioevo era spesso influenzato da credenze soprannaturali come la superstizione e la magia. La sacralità ecclesiastica e gli ordini mendicanti occuparono spazi rilevanti nelle università e negli organi di potere e si impegnarono contro le eresie.
La Chiesa promosse le crociate per il controllo della Terra Santa; tali eventi favorirono uno scambio di informazioni e conoscenze tra il mondo islamico e l'Europa e consentirono la riscoperta della cultura greca antica, in particolare di Aristotele.
Le università e la loro organizzazione
Le università di questo periodo nacquero dai maestri e dalle scuole monastiche. Inizialmente erano gruppi di insegnanti o studenti che si riunivano per costituire corporazioni e confraternite. L'organizzazione tipica comprendeva:
- una figura direttiva (cancelliere o rettore);
- l'assemblea generale degli studenti, composta da studenti provenienti da diverse "nazioni" che eleggevano rappresentanti;
- cappellani e altri ufficiali ecclesiastici che collaboravano con il rettore;
- funzionari amministrativi come tesorieri e bidelli.
Le materie di insegnamento erano riconosciute dalla Chiesa. Prima di accedere agli studi superiori si studiavano le arti liberali, ossia il trivio e il quadrivio. Gli insegnanti si concentravano sull'interpretazione dei testi: si considerava la parola scritta come deposito di verità e si commentavano i testi filosofici antichi.
Filosofia e finalità
La filosofia non veniva intesa come disciplina autonoma, ma era subordinata alla tradizione religiosa: il suo obiettivo era l'illuminazione mediante metodi e concetti filosofici applicati alla verità rivelata.
Argomento ontologico di Anselmo
L'argomento ontologico proposto da Anselmo fu accolto da alcuni autori dialettici, ma criticato da pensatori come San Tommaso d'Aquino. Secondo Anselmo, tutti abbiamo nella mente l'idea di un essere perfetto; citando il Salmo, anche il «pazzo» concepisce l'idea di Dio. Se Dio è l'essere di cui nulla di maggiore può essere pensato, allora deve esistere anche nella realtà, poiché l'esistenza era considerata una perfezione: un essere che esistesse solo nella mente sarebbe meno perfetto di uno che esistesse anche nella realtà.
Tommaso d'Aquino obietta che non tutti possiedono un'idea innata di Dio, poiché le idee derivano dall'esperienza sensibile. Inoltre egli afferma che l'esistenza non è un predicato: non si può aggiungere l'esistenza a un concetto come se fosse una perfezione che lo aumenti. Per questi motivi, secondo Tommaso, l'argomento ontologico non dimostra l'esistenza di Dio.