La Valle d'Hostoles e la Rivolta dei Remences: Dalla Servitù alla Libertà in Catalogna (XIII-XV Secolo)
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La Valle d'Hostoles durante il Periodo Remença (XIII - XV Secolo)
Definizione dei Remences
In Catalogna, i Remences (o agricoltori remences) erano contadini soggetti alla servitù della gleba. Non potevano lasciare la casa e la terra che lavoravano senza essere riscattati dal loro Signore. Il riscatto, o remença, doveva essere pagato non solo per l'agricoltore, ma anche per la moglie e i figli.
Contesto Storico e Crisi del XIV Secolo
L'Espansione (XIII - Inizio XIV Secolo)
- La campagna, nel XIII secolo e nei primi decenni del XIV secolo, era molto popolata.
- Nella Vecchia Catalogna, le terre coltivate erano diffuse e la produzione era abbondante e stabile.
- Nobili, Chiesa e borghesia investivano nella creazione di unità produttive, aumentando costantemente il reddito a spese degli agricoltori.
La Crisi e la Reazione Nobiliare
Nel XIV secolo, tuttavia, iniziò una crisi profonda dovuta principalmente alla Peste Nera e all'emigrazione verso le città, causando un drastico declino della popolazione rurale.
Questo portò a una diminuzione dei terreni coltivati e, di conseguenza, del reddito dei signori. Per contrastare la perdita di entrate, i signori aumentarono la pressione sugli agricoltori, generando malcontento.
Le fattorie abbandonate (chiamate fattorie rònecs) divennero comuni. Gli agricoltori che resistevano iniziarono a occupare e sfruttare queste terre per conto proprio, rafforzando il loro potere contro i signori feudali.
Il Contesto Politico e la Legislazione Anti-Remença (Fine XIV - Inizio XV Secolo)
Alla fine del secolo, i monarchi Giovanni I (1387-1396) e Martino l'Umano (1396-1410) orientarono la politica reale verso la libertà dei contadini e l'abolizione degli abusi feudali.
Con la morte di Martino l'Umano senza eredi, salì al trono della Corona d'Aragona Ferdinando I di Antequera, in seguito al Compromesso di Caspe (1412).
Incoraggiata dal cambio dinastico, la nobiltà sfruttò le Corts del 1412-1413 per ottenere l'approvazione della costituzione anti-remença. In cambio di un compenso finanziario al monarca, i signori ottennero il diritto di rompere "la pace e la tregua" con l'agricoltore che lasciava la casa e cercava di mantenere i propri diritti sulla terra. Nel 1413 fu stabilito un anno di tempo per vendere o trasferire la terra al signore vassallo.
Il Regno di Alfonso il Magnanimo (1416-1458)
Durante il regno di Alfonso il Magnanimo, nelle Corts di Tortosa del 1430, i Signori dichiararono che "gli agricoltori avrebbero dovuto continuare a vivere finché non avessero avuto il diritto di dichiarare la loro libertà". La Chiesa sostenne che gli agricoltori dovevano continuare a pagare gli stessi diritti di prima, nonostante la "ingiusta richiesta di libertà".
La Nascita del Sindacato Remença e la Tensione Crescente
La Disposizione Reale e l'Organizzazione Contadina
Le crescenti tensioni tra i Remences e i signori, unite alla necessità del Re di limitare il potere nobiliare, spinsero Alfonso V d'Aragona (Re di Napoli) a emettere una disposizione reale. Questa permise ai contadini di riunirsi per discutere la soppressione degli abusi e raccogliere fondi da pagare al Re in cambio del suo sostegno.
A tal fine, si formò una grande Unione Remença. Nel biennio 1448-1449, si tennero oltre 400 incontri, tutti controllati da un funzionario del Re.
L'Opposizione Nobiliare
Il Consiglio Generale, che rappresentava gli interessi dei signori, inviò ambasciate a Napoli nel gennaio 1449 per parlare con il Re. Si opposero alla decisione e ottennero ordini reali di arresto per gli ufficiali che predicavano la disposizione.
Nonostante il divieto, gli incontri continuarono. Tuttavia, l'offerta fatta dagli agricoltori fu inferiore ai 400.000 fiorini offerti dal Parlamento nel 1452.
Nuove contro-offerte dei contadini e il rifiuto delle Corts di aiutare il monarca (finché non fosse tornato in Catalogna) spinsero Alfonso a sostenere nuovamente i Remences, sospendendo temporaneamente gli abusi e la servitù fino al raggiungimento di un accordo.
Le sole necessità economiche non spiegano le azioni di Alfonso il Magnanimo. Ciò che era in gioco era il potere politico in Catalogna: l'autorità regale, che non poteva essere efficace finché il patrimonio reale non fosse stato risanato e i poteri signorili ridotti. Il 27 giugno 1458, il Re Alfonso morì improvvisamente, succeduto dal fratello Giovanni II.
La Guerra Civile Catalana e la Prima Rivolta Remença (1462-1472)
Giovanni II entrò in conflitto con suo figlio, Carlo di Viana, erede della Corona di Navarra. Carlo godeva della protezione dello zio Alfonso V. La sua morte spinse Giovanni II all'incarcerazione di Carlo di Viana.
Le Corts Catalane di Lleida assunsero la difesa di Carlo quando fu imprigionato nel 1460, schierandosi contro il Re.
La morte del Principe Carlo nel 1461 fu la scintilla che causò lo scoppio della Guerra Civile Catalana tra il Consiglio Generale e Giovanni II.
Nel frattempo, i Remences si schierarono con il Re e iniziarono una ribellione contro la nobiltà (e quindi contro il Consiglio supportato). La rivolta fu guidata da Francesc Verntallat d'Hostoles e agì principalmente nelle zone montane.
Dieci anni dopo, Giovanni II vinse la guerra ed entrò a Barcellona. Fu firmata la Capitolazione di Pedralbes (1472), ma questa non abolì né la servitù né gli abusi, come richiesto dagli agricoltori.
La Seconda Rivolta Remença e la Sentenza di Guadalupe (1485-1486)
Il senso di abbandono delle richieste dei Remences da parte della Corona portò, nel 1485, allo scoppio di una seconda rivolta Remença, guidata dal radicale Pere Joan Sala.
Nonostante la sconfitta e la morte del suo capo, le speranze dei Remences non diminuirono. Anche dopo che la rivolta fu schiacciata, i seguaci di Verntallat rimasero attivi nelle zone montane, mantenendo una posizione di forza che spinse infine Ferdinando II (figlio di Giovanni II) a intervenire.
Ferdinando II dettò la storica Sentenza Arbitrale di Guadalupe (1486), che stabilì:
- Il riscatto degli abusi tramite il pagamento di 60 stipendi per azienda agricola.
- L'abolizione del diritto di maltrattare e di molti abusi nobiliari.
I contadini mantennero il dominio utile della terra, ma dovettero rendere omaggio ai diritti signorili, enfiteutici e feudali.
Conclusione
Questo segnò l'inizio di una nuova era per la campagna catalana: l'instaurazione del libero enfiteusi, che produsse prosperità. Gli agricoltori catalani ottennero nel XV secolo una libertà personale che nel resto della Spagna e in Europa, in molti casi, non fu raggiunta fino al XVIII e XIX secolo.