Alceo di Mitilene: Vita, Opere e Influenza su Orazio
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Alceo
Notizie biografiche
Alceo (Ἀλκαῖος) nacque a Mitilene intorno al 620-610 a.C. e morì intorno al 560 a.C.; era di origine aristocratica. La sua vita fu scandita dalle lotte politiche condotte dalle eterie aristocratiche. Intorno agli anni 612-608 a.C. Pittaco rovesciò il tiranno Melancro. In seguito, Alceo combatté contro Atene per il possesso del Sigeo. Mitilene passò poi sotto la tirannide di Mirsilio. Alceo, a fianco di Pittaco, congiurò contro il tiranno, ma la cospirazione fallì e il poeta fu esiliato a Pirra. Ben presto Pittaco tradì l’eteria e passò dalla parte di Mirsilio. Quando Mirsilio morì, intorno al 590, la notizia fu accolta da Alceo con grande gioia. Dopo la morte di Mirsilio seguì un periodo di disordini, alla fine dei quali Pittaco divenne per volontà popolare αἰσυμνήτης (pacificatore), assicurando pace alla città. Questi depose la carica dopo 10 anni e visse da privato cittadino fino alla morte, avvenuta nel 570. Alceo continuò comunque a considerarlo un traditore e lo colpì con il suo sarcasmo e il suo disprezzo aristocratico. Tuttavia, gli antichi annoverarono Pittaco tra i sette saggi ed anche gli storici moderni riconoscono i suoi meriti politici.
Le opere di Alceo
I filologi alessandrini divisero le odi di Alceo in almeno 10 libri. Il primo libro comprendeva gli inni agli dei, i quali potevano essere destinati ad ambiti più ristretti come quello simposiale. Gli inni alcaici presentavano strutture metriche e modalità esecutive diverse da quelle previste per i componimenti esametrici.
Classificazione dei canti
- Στασιωτικά (Stasiotica): canti della lotta civile. Alceo si fa portavoce di un’oligarchia rintanata nella difesa, fino al limite, dei suoi privilegi.
- Συμποτικά (Simpotici): canti simposiaci. A causa della destinazione simposiale, nella poesia di Alceo i riferimenti al “rito” del convito sono continui e concreti; frequente è la presenza di elementi metasimposiali, come il vino, considerato φάρμακον (rimedio). Il convito era occasione per una riflessione collettiva sugli eventi della Polis e per considerazioni di carattere gnomico.
- Ἐρωτικά (Erotici): canti erotici. Le fonti antiche insistono sulla poesia erotica di Alceo, anche in chiave omosessuale. Di questa produzione restano pochi accenni. Il tema amoroso non è centrale nei suoi componimenti, come invece in quelli di Saffo.
- Canti dell’invettiva: l'invettiva e il biasimo rivestono un'importanza fondamentale anche nella lirica monodica alcaica.
- Canti mitici: la potenza divina è presentata da Alceo in forte contrasto con gli errori e le debolezze degli uomini. Contesto privilegiato per questa contrapposizione fra uomo e divinità è il mito, che assume spesso valore paradigmatico.
- Canti gnomici e descrittivi: alcuni frammenti rivelano un tono gnomico e quasi didascalico.
- Carme per Saffo: un posto a sé occupa il frammento 384, che presenta un omaggio a Saffo, verso la quale il poeta mostra ammirazione e rispetto. Non mancano alcune perplessità dei critici su questo componimento, in particolare sul vocativo μελλιχόμειδε e la forma Σάπφοι.
Sono giunti circa 400 frammenti, molti dei quali derivano da papiri egiziani.
Mondo concettuale
I diversi temi della poesia di Alceo si intrecciano spesso all'interno dello stesso componimento. Appare oggi discutibile la rigida suddivisione tra canti della lotta civile e canti simposiaci.
Lingua e stile
La lingua di Alceo è il dialetto eolico lesbico, con l'inserimento di forme omeriche. Dai carmi del poeta emerge una forte tensione espressiva, che rispecchia la funzione operativa del messaggio letterario. Nei componimenti di Alceo è fondamentale la dimensione aurale, con un frequente ricorso a metafore. Il poeta viene spesso accostato alla figura di un oratore.
Frammenti scelti
Smodata esultanza per la morte di Mirsilio
"Ora bisogna ubriacarsi (μεθύσκω) e che ognuno beva (πίνω) a forza, perché è morto (καταθνῄσκω) Mirsilio".
La nave nella tempesta
"Non capisco (ἀσυνετέω) la rivolta dei venti, infatti l’onda si gonfia (κυμαίνω) e rotola (κυλίνδω) da una parte all’altra, e noi in mezzo siamo trascinati (φορέω) con la nave scura, essendo tormentati (μοχθέω) moltissimo da una grande tempesta; infatti la stiva supera (ἔχω) il piede dell’albero, la vela ormai è tutta squarciata, e vi sono grandi squarci su di essa".
“Dura un dito un giorno…”
"Beviamo (πίνω); perché aspettiamo (ἀναμένω) le lucerne? Il giorno è un dito: ragazzo porta (καθαίρω) le grandi coppe decorate; Dioniso, figlio di Semele e di Zeus, ha dato (δίδωμι) il vino che fa dimenticare gli affanni agli uomini. Versa (ἐγχέω) mescolando (κεράννυμι) una e due parti piene fino alla testa, una coppa insegua (ὠθέω) l’altra".
Inverno
"Zeus piove (ὕω), dal cielo scende una grande tempesta, i corsi d’acqua si sono congelati (πήγνυμι), caccia via (καταβάλλω) la tempesta, avendo posto (ἐπιτίθημι) il fuoco, avendo mescolato (κεράννυμι) generosamente il vino dolce come il miele, e una morbida lana intorno alle tempie".
Alceo e Orazio
Orazio ha ripreso diversi temi alcaici, rielaborandoli secondo la propria sensibilità romana. Mentre in Alceo l'esultanza per la morte di Mirsilio è dettata da rancori personali e politici, in Orazio (Ode 1, 37) il tono è celebrativo per la vittoria su Cleopatra. Anche la metafora della nave nella tempesta viene ripresa: in Alceo il poeta è parte attiva della tempesta (la crisi politica di Mitilene), mentre in Orazio la nave è un'allegoria dello Stato osservata dalla riva. Infine, nel carme sull'inverno, Orazio utilizza lo schema metrico alcaico e il contrasto tra il gelo esterno e il calore del simposio, pur inserendo elementi tipicamente romani come il monte Soratte e il destinatario Taliarco.