Ascesa e Crisi dell'Assolutismo: Dagli Stuart a Luigi XIV

Classificato in Storia

Scritto il in italiano con una dimensione di 5,17 KB

L'opposizione all'assolutismo di Giacomo I Stuart

La scomparsa di Elisabetta I (1603) determinò l'estinzione della dinastia Tudor. Salì al trono Giacomo I Stuart (1603-1625), figlio di Maria Stuart e nipote di Enrico VIII, già re di Scozia, realizzando l'unificazione dei regni di Inghilterra e Scozia sotto un'unica corona.

Il suo programma assolutistico incontrò forti resistenze in quattro ambiti principali:

  • Giustizia: cercò di rafforzare le corti nominate dal re, basate sul diritto romano, a scapito delle tradizionali corti di Common Law gestite dalla gentry.
  • Istituzionale: aumentò il conflitto tra re e Parlamento, che reclamava il controllo sul governo e il potere legislativo.
  • Fiscale: Giacomo rivendicava il diritto di imporre tasse senza il consenso parlamentare. Lo scontro fu aggravato dalla corruzione e dalla prodigalità della corte (duca di Buckingham).
  • Religioso: rafforzò la Chiesa anglicana e la sua struttura episcopale, suscitando l'opposizione dei calvinisti e dei cattolici. Il contrasto culminò nella Congiura delle polveri (1605), un fallito attentato cattolico che portò a una dura repressione.

Politica estera di Giacomo I

Nonostante la sua politica religiosa anglicana, Giacomo I non sostenne gli olandesi né i principi protestanti durante la prima fase della guerra dei Trent'anni. Coltivò invece relazioni con le potenze cattoliche, come Francia e Spagna, cercando un'alleanza matrimoniale con quest'ultima, piano che fallì e peggiorò i rapporti con la società inglese, favorevole alla causa protestante.

L'opposizione dei calvinisti

La politica religiosa di Giacomo I incontrò l'opposizione dei calvinisti. In Scozia, i presbiteriani adottarono un modello di chiesa decentralizzato. I puritani inglesi, invece, si opponevano alla Chiesa anglicana, rivendicando libertà di culto e comunità autonome. Diffusi tra la gentry, la loro persecuzione spinse molti a emigrare nelle colonie americane.

Il regno di Carlo I e la Petition of Rights

Carlo I ereditò il programma assolutistico paterno, concentrando il potere nel Consiglio della corona e utilizzando la Camera stellata per reprimere gli oppositori. Nel 1628, il Parlamento approvò la Petition of Rights, che riaffermava le libertà inglesi (divieto di tasse senza consenso, divieto di arresti arbitrari). Sebbene inizialmente accettata, Carlo I sciolse il Parlamento nel 1629, governando senza convocarlo fino al 1640.

Scelte finanziarie e religiose

Durante il blocco parlamentare, il re introdusse la ship money su tutto il territorio nazionale. In campo religioso, sotto l'arcivescovo William Laud, perseguitò i puritani e tentò di imporre il libro di preghiere anglicano agli scozzesi, scatenando la loro rivolta (Covenant, 1638).

La guerra civile e la vittoria antimonarchica

Il fallimento della guerra contro gli scozzesi costrinse Carlo I a convocare il Parlamento (il "Parlamento corto" e poi il "Parlamento lungo"). Il conflitto degenerò nel 1642, quando il re tentò di arrestare i leader parlamentari, dando inizio alla prima rivoluzione inglese.

La svolta avvenne con Oliver Cromwell, che riorganizzò l'esercito nel New Model Army. Dopo le vittorie di Marston Moor (1644) e Naseby (1645), Carlo I si arrese. Il fronte vincitore si divise tra il Parlamento (moderato) e l'esercito (radicale, inclusi i levellers). Nei dibattiti di Putney (1647) emersero visioni contrapposte sulla sovranità popolare.

Il Commonwealth e la Restaurazione

Nel 1649, Carlo I fu giustiziato e venne instaurato il Commonwealth. Cromwell governò in modo autoritario, sciogliendo il Parlamento nel 1653 e assumendo il titolo di Lord Protector. Dopo la sua morte (1658), il sistema crollò e nel 1660 fu restaurata la monarchia con Carlo II Stuart.

La Gloriosa Rivoluzione

Il successore Giacomo II, cattolico, riaccese i timori di assolutismo. Nel 1688, il Parlamento chiamò Guglielmo d'Orange. La Gloriosa Rivoluzione sancì la nascita della monarchia costituzionale con il Bill of Rights (1689) e l'Atto di tolleranza.

Luigi XIV: il "Re Sole" e l'assolutismo francese

Nella seconda metà del XVII secolo, Luigi XIV incarnò l'assolutismo monarchico. Convinto dell'origine divina del potere, centralizzò l'amministrazione, esautorò la nobiltà e costruì la reggia di Versailles come centro di controllo politico e culturale.

Uniformità religiosa e politica economica

Luigi XIV perseguitò il giansenismo e gli ugonotti (revoca dell'editto di Nantes con l'editto di Fontainebleau, 1685), causando una fuga di massa di competenze. In campo economico, il ministro Colbert attuò una politica mercantilista, promuovendo manifatture di lusso e il controllo statale, pur senza riuscire a risanare il bilancio a causa delle continue guerre di espansione" }.

Voci correlate: