Cartesio, Spinoza, Occam e Machiavelli: metodo, politica e metafisica del pensiero moderno

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Cartesio

Il metodo

Nuova concezione della verità: la verità è la certezza, una verità indubitabile, qualcosa che non può essere messa in dubbio. Per Cartesio la certezza è legata alla chiarezza e alla distinzione. Una verità è chiara se è presente all'intelletto; una verità è distinta se è definita e può essere differenziata dalle altre.

Cartesio si rende conto che ci sono molte verità che crediamo tali, ma che si rivelano false. Deve essere creata una nuova filosofia in cui tutto è chiaro, dove si possa distinguere nettamente ciò che è vero da ciò che non lo è. Per fare questo troviamo quattro regole del metodo:

  1. Evidenza: non ammettere nulla come vero se non si presenta all'intelletto in modo chiaro e distinto.
  2. Analisi: dividere il complesso in parti più semplici ogni volta che è possibile.
  3. Sintesi: ricostruire la conoscenza partendo dalle idee semplici per giungere di nuovo al complesso.
  4. Enumerazione: riesaminare l'intero processo per non tralasciare nulla.

Applicando il metodo, Cartesio tenterà di arrivare agli elementi semplici, a una verità che nessuno possa ragionevolmente mettere in dubbio: una verità chiara e distinta. Quindi la prima cosa che farà è applicare il dubbio metodico.

Dubbio metodico

Consiste nel mettere in dubbio tutte le conoscenze che riteniamo vere, per cercare di raggiungere un unico nucleo indubitabile, chiaro e distinto.

  • Dubbio dei sensi: i sensi possono ingannare. Si dubita di ciò che vedo e delle percezioni sensoriali.
  • Dubbio della ragione: anche i ragionamenti umani possono contenere errori.
  • Dubbio della scienza: se Dio mi ingannasse o se fosse presente un genio maligno, anche i risultati scientifici potrebbero essere falsi.
  • Dubbio della realtà esterna: tutto ciò che vedo e vivo potrebbe essere indistinguibile dal sogno.

Nulla sfugge al dubbio metodico.

Soluzione del dubbio: il cogito

Soluzione al dubbio è il cogito. Posso dubitare di tutto tranne del fatto che sto dubitando: il pensiero che dubita prova l'esistenza del soggetto che pensa. Cogito, ergo sum è la prima verità indubitabile, chiara e distinta a cui si giunge. L'intera filosofia di Cartesio si fonda su questa verità: il fatto che penso.

Le conseguenze sono rilevanti per la ricostruzione filosofica: la filosofia del mondo, l'esistenza di Dio, e la ricostruzione della realtà devono poggiare su questo punto di partenza. Ne derivano tendenze come l'idealismo o il soggettivismo: l'ego assume il ruolo centrale e l'unico criterio di verità è il sé.

La ricostruzione della filosofia

Dal cogito Cartesio tenta di ricostruire l'intera realtà. Se la parte del dubbio è distruttiva, la metafisica è la parte costruttiva. Questa ricostruzione inizia con il concetto di sostanza. Una sostanza è ciò che non ha bisogno di null'altro per esistere. L'unica sostanza veramente autosufficiente è Dio. Cartesio mantiene la classica distinzione filosofica tra tre sostanze: Dio, l'anima (res cogitans) e il mondo (res extensa).

«Se penso, esisto»: io sono un insieme di idee, pensieri, sogni, ricordi... che scorrono in me. Vi sono tre tipi di idee che si manifestano nell'anima:

  • Accidentali, derivanti dai sensi. Possono essere fuorvianti.
  • Artificiose, create unendo una serie di idee accidentali.
  • Innate, originate dalla mia stessa facoltà intelligibile (ad esempio l'idea di Dio).

Abbiamo idee innate come l'idea di perfezione, che presuppone che un essere perfetto (Dio) abbia impiantato in noi tali idee.

Spinoza

Spinoza distingue tra stato naturale e stato civile. Aristotele sosteneva che gli esseri umani sono sociali per natura; nel XVII secolo si sviluppa invece l'idea che la società non sia naturale, ma derivi da un contratto tra gli uomini: la teoria contrattualista. Questa teoria è difesa da Hobbes, il quale sostiene che gli uomini fanno la società per sopravvivere, perché nello stato di natura agirebbero secondo istinti di conflitto e violenza.

Lo stato di natura è la condizione originaria in cui ciascuno agisce secondo la propria natura e i propri desideri, cercando dominio e massima potenza. In questa prospettiva gli uomini risultano nemici naturali (influenza hobbesiana).

In tale situazione non sarebbe possibile sviluppare o conservare la vita; per questo è necessario un accordo o contratto. L'uomo guidato dalla ragione è più libero nello Stato che nello stato di natura. Pur difendendo una visione autoritaria Hobbes, Spinoza sostiene un modello di Stato più democratico.

Di fronte a Hobbes, che dice che l'uomo è un lupo per l'uomo, per Spinoza l'uomo è un dio per l'uomo.

Per passare dallo stato naturale a quello sociale è necessario un accordo tra tutti: gli uomini non nascono cittadini, ma lo diventano. Lo Stato, che detiene il potere, deve garantire la libertà. Tuttavia lo Stato deve avere limiti, in particolare nella garanzia della libertà di pensiero. Con Spinoza si fanno emergere idee che sono all'origine di forme di democrazia parlamentare.

Guglielmo di Occam

Guglielmo di Occam propugna una visione volontarista di Dio, piuttosto che razionalista, contrapposta alla posizione di Tommaso d'Aquino e degli scolastici. Il mondo è creato da Dio volontariamente; le cose potevano essere diverse. Per Occam l'unico conoscibile dagli esseri umani è la realtà concreta: le cose percepite dai sensi e conosciute dall'intelletto senza intermediari metafisici. In questo modo la filosofia tradizionale viene spogliata di alcuni costrutti metafisici, e Occam appare come precursore della moderna scienza empirica: conosciamo gli accidenti ma non l'essenza immutabile.

Occam critica l'esistenza degli universali: ciò che esiste concretamente sono i singoli individui particolari. Egli mette in discussione la riduzione di ogni spiegazione ultima all'atto divino e contesta l'uso delle cause finali come spiegazione necessaria.

Occam difende inoltre la separazione tra sfera materiale e sfera spirituale e sostiene l'autonomia delle istituzioni temporali rispetto all'autorità ecclesiastica. La sua posizione critica rispetto alla "Città di Dio" e alla teoria politica aristotelica ha implicazioni importanti: sia lo Stato sia la Chiesa devono essere considerati aggregati di individui e non entità sovraindividuali.

Con questa teoria Occam riflette la trasformazione di un mondo in lento cambiamento verso nuove forme di conoscenza e organizzazione sociale.

Machiavelli

Nei Discorsi Machiavelli difende l'idea di uno stile repubblicano ispirato a Roma; ne Il Principe espone invece il suo pensiero politico più noto, cioè la difesa di una monarchia forte.

Machiavelli ritiene che sia necessario un principe che sappia raccogliere attorno a sé carisma, autorità e coesione. Il principe deve distaccarsi da decisioni esclusivamente morali o ideologiche e agire in base all'analisi della situazione: non pensare a come le cose dovrebbero essere idealmente, ma a come realmente sono. Per questo la sua teoria è definita realismo politico, che separa la politica dalla morale.

Machiavelli interpreta la politica come una scienza pragmatica. Tra i principi che il principe deve considerare si possono indicare:

  1. L'essere umano è ripetutamente imperfetto: è inclina- to al male; perciò la politica nasce come necessità di controllare la natura umana e non lasciarsi ingannare da giudizi ottimistici sulla bontà naturale dei sudditi.
  2. Lo Stato deve emanare leggi che richiedano ai cittadini di agire in conformità con il bene comune; le leggi devono prevedere meccanismi rigorosi per garantire la conformità, tenendo conto della malvagità e delle debolezze umane.

Machiavelli parla di virtù intesa come risolutezza e capacità di agire, contrapposta alla fortuna. Non si può controllare ogni evento casuale; tuttavia il principe virtuoso sa adattarsi. L'espressione che spesso gli viene attribuita è: "il fine giustifica i mezzi" — intesa nel senso che la finalità politica (la sicurezza e la prosperità dello Stato e dei suoi cittadini) può rendere legittimi mezzi altrimenti contestabili.

Per Machiavelli lo Stato è sovrano: non deve sottostare a istanze di ordine divino né essere soggetto al ricatto di singoli cittadini. Lo Stato deve disporre di potere e autorità anche nei confronti della Chiesa, e può utilizzare le convinzioni religiose trasformandole in valori civici per il mantenimento dell'ordine.

Machiavelli è considerato un precursore del pensiero politico moderno.

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