Commento al Proemio del De Rerum Natura di Lucrezio
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Inno a Venere: Proemio del De Rerum Natura
O progenitrice dei discendenti di Enea (Aeneadium = eneadi, genitivo plurale - patronimico), piacere degli uomini e degli dei (divum = deorum – arcaismo), Venere madre (alma = nutrice, datrice di vita, deriva da alere = nutrire), che (quae - anafora) sotto gli astri vaganti (labentia da labor) del cielo (signa caeli, propriamente: le costellazioni) popoli (concelebras da concelebrare col significato di popolare/affollare) il mare solcato da navi e la terra feconda di frutti (frugiferentis sta per frugiferentes), ogni corpo animato grazie a te (per te quoniam, anastrofe per quoniam per te) viene generato e giunge a vedere (visit da visere, intensivo di videre) una volta nato, la luce del sole (lumina solis – metafora della vita terrena).
La natura e il risveglio primaverile
Te, o dea (Venere viene identificata con la primavera), fuggono i venti, fuggono le nuvole del cielo, la terra laboriosa (daedala tellus - dal verbo daidallein di derivazione greca che significa “adornare con arte”, da cui anche il nome del mitico Dedalo, architetto del labirinto di Creta) fa spuntare (summittit) fiori soavi (suavis accusativo plurale riferito a flores) sotto di te, le distese marine (aequora ponti) ti sorridono ed il cielo placato splende (nitet da nitere) di luce diffusa (lumine, ablativo di causa).
Infatti (nam) non appena (simul ac) l’aspetto primaverile (verna da ver = primavera – ipallage riferito a species anziché a diei) del giorno si manifesta (patefactast sta per patefacta est; da patefacere = rivelare) e libero riprende vigore (viget da vigere) il soffio del fecondo (genitabilis fecondatore. Deriva da gignere = generare) favonio (favoni = zefiro in greco. È un vento tiepido che spira con la primavera), dapprima (primum) gli uccelli dell’aria annunciano (significant) te, o dea, e il tuo arrivo colpiti (perculsae da percellere, significa colpire e in senso metaforico “provocare una forte emozione”) nel cuore dalla tua forza vitale (vi – ablativo singolare di vis).
Il potere dell'amore sulla natura
Poi (inde) le fiere e gli armenti saltellano (persultant da persultare – correre saltando) per i pascoli rigogliosi (pabula laeta) e attraversano a nuoto i rapidi fiumi (amnis, arcaismo sta per amnes, accusativo plurale da unire a rapidos per significare: corso d’acqua rapido e impetuoso); così catturato (capta da capere) dal tuo fascino (lepore da lepos) ognuno (quamque sottintende pecudem ed è da intendere come “ciascun animale”) ti segue ardentemente dove tu vuoi condurlo.
In conclusione (denique) per mari e monti e rapidi (rapacis, da rapere, indica il fiume che rapisce ogni cosa nel suo scorrere) fiumi (fluvios deriva etimologicamente da fluo = scorrere) e le case frondose (frondiferasque domòs perifrasi per alberi) degli uccelli ed i campi verdeggianti, infondendo (incutiens da incutere) a tutti (omnibus è sottinteso animalibus) un dolce amore nei cuori fai in modo (efficis da efficere) che si propaghino bramosamente le generazioni (saecla per saecula designa il concetto di generazioni) secondo le stirpi.
L'invocazione a Venere e il rapporto con Marte
E poiché tu da sola governi la natura delle cose, senza di te nulla sorge (exoritur) nelle divine regioni della luce (dias in luminis oras), niente diviene (fìt) lieto né amabile, desidero (studeo) che tu sia mia compagna nello scrivere i versi (scribendis versibus) che io (quos ego) tento (conor da conari = sforzarsi) di comporre (pangere) sulla natura per il nostro figlio, discendente dei Memmi (Memmiadae – patronimico discendente della gens dei Memmi), che tu, o dea, hai voluto che eccellesse in ogni tempo, dotato di ogni virtù (omnibus ornatum…rebus).
Perciò a maggior ragione (Quo magis - equivale a et eo magis = e tanto più) dona (da, imperativo) alle mie parole fascino (leporem – da lepos termine utilizzato per esprimere una qualità positiva: grazia, fascino, piacevolezza ecc.) eterno, o dea. Fa in modo che (effice, imperativo) nel frattempo (interea) i feroci doveri della guerra (fera moenera militiai – arcaismo per munera e militiae) riposino tranquilli (sopita participio perfetto di sopire concordato con moenera) per tutte (omnis – sta per omnes, accusativo plurale riferito a terras) le terre e tutti i mari.
Infatti tu sola puoi aiutare (iuvare) i mortali (mortalis – accusativo arcaico per mortales) con una pace serena poiché sulle dure azioni della guerra ha dominio Marte (Mavors arcaismo per Mars), signore delle armi (armipotens), che vinto (devictus – da devinco) dall’eterna ferita dell’amore abbandona spesso il capo sul tuo grembo; e guardandoti (suspiciens), con il possente collo reclinato (reposta da reponere, forma arcaica per reposita) sazia d’amore gli avidi sguardi (avidos…visus) anelando verso di te, o dea, e dalle tue labbra pende il suo respiro, mentre sta supino (resupini concorda con Martis).
Tu, dea, piegandoti (circumfusa da circumfundo) con il tuo corpo divino (sancto) su di lui sdraiato, emetti (funde da fundo) soavi (suavis accusativo arcaico per suaves) parole (loquellas) dalla bocca, chiedendo (petens da peto), gloriosa (incluta arcaismo per inclita), una tranquilla pace per i romani. Poiché in questi tempi avversi alla patria (patriai genitivo arcaico per patriae) non possiamo compiere quest’opera (agere hoc) con animo sereno (aequo animo), né l’illustre stirpe di Memmio può (Memmi clara propago) in tali circostanze venir meno (desse forma poetica per deesse) alla salvezza comune.