La concezione platonica dell'anima: corpo, immortalità e anamnesi
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d) Il corpo come prigione dell'anima
Nella sua concezione peggiorativa del corpo, Platone prosegue il pensiero di Pitagora: il corpo è la prigione dell'anima, dove essa è stata rinchiusa come punizione per una colpa. Mentre l'anima abita un corpo, esso è come una tomba, e solo la morte del corpo permette la liberazione dell'anima. Il corpo è la radice di ogni male, l'origine del folle amore, della passione, dell'odio, della discordia, dell'ignoranza e della follia: tutto ciò che rappresenta la morte dell'anima.
Se l'anima razionale tende al sublime, il corpo tende all'irrazionale. La vita deve essere quindi un esercizio di purificazione, un essere "pronti a morire", per liberarsi gradualmente dalle tendenze corporee, affinché l'anima possa tornare il prima possibile alla sua vera casa: il mondo delle idee.
3. L'immortalità dell'anima
La parte razionale dell'anima è immortale ed eterna; è sempre esistita ed esisterà dopo la separazione dal corpo. Platone ha dedicato un intero dialogo, il Fedone, per dimostrare l'immortalità dell'anima. I suoi argomenti principali sono:
- Conoscenza come ricordo: Conoscere significa inquadrare un oggetto entro concetti di cui già disponiamo. Non avremmo potuto farlo se non avessimo conosciuto l'oggetto in precedenza; pertanto, conoscere è, in sostanza, riconoscere e ricordare l'idea dell'oggetto, vista dall'anima nella sua vita precedente, quando viveva nel mondo delle idee, libera dal corpo.
- Perfezione dei concetti: Questo mondo è imperfetto, eppure i nostri concetti possono essere perfetti. Il concetto di cerchio perfetto non deriva dagli oggetti sensibili, che sono solo approssimazioni. Lo stesso vale per la bellezza e la bontà: poiché non possiamo aver formato tali concetti perfetti partendo da esseri imperfetti, dobbiamo aver conosciuto il mondo ideale prima di incarnarci.
- Natura dell'anima: Poiché conoscere significa "assimilare", secondo il pensiero presocratico deve esserci una somiglianza tra il conoscente e il conosciuto. Se l'anima è capace di conoscere le idee, deve avere una natura simile a esse: deve essere eterna e intelligibile.
4. Teoria della conoscenza
4.1. Conoscere è ricordare
Platone sostiene che tutta la conoscenza è ricordo di qualcosa che l'anima ha sempre posseduto. Tutto si spiega se si assume che conoscere è ricordare (anamnesi). L'anima conosceva le idee prima di incarnarsi; in seguito, a causa della sua punizione, le ha dimenticate. Tuttavia, poiché il mondo sensibile è una copia del mondo delle idee, esso serve come occasione affinché l'anima, con sforzo, ricordi ciò che già conosce.
4.2. Opinione e scienza
Platone distingue due tipi di conoscenza, suddivisi a loro volta in due gradi:
- Opinione (doxa) o conoscenza sensibile: È la conoscenza che abbiamo delle cose materiali, dove non si può fare scienza a causa del loro costante mutamento. L'opinione si divide in due gradi: le prove sensibili e la fantasia.