La Grande depressione e la Seconda rivoluzione industriale

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Tra il 1873 e il 1895 il sistema capitalistico attraversò la Grande depressione, causata dal crollo del 30% dei prezzi dei cereali europei, dovuto all'importazione di grano a basso costo dalle Americhe e dall'Australia, e da una forte sovrapproduzione industriale. Per proteggere i mercati nazionali, molti Paesi riadottarono il protezionismo, mentre l'industria avviò una profonda ristrutturazione puntando su nuove tecnologie e sulla produzione di massa. A differenza del passato, le innovazioni nacquero da una stretta collaborazione tra ricerca scientifica, scuole superiori e politecnici, trainando settori come la chimica, il petrolio, la metallurgia e l'elettromeccanica.

Chimica, metallurgia ed energia

La chimica permise la creazione di coloranti artificiali, detersivi, concimi, gomme sintetiche e della dinamite (Nobel, 1875), oltre a nuovi farmaci come anestetici e aspirina e a metodi di conservazione alimentare che allontanarono le carestie. In campo metallurgico si diffusero l'alluminio e soprattutto l'acciaio, materiale simbolo dell'epoca per trasporti e costruzioni. Sul piano energetico, il petrolio alimentò i nuovi motori a scoppio per le automobili, mentre l'elettricità rese possibili i tram elettrici e l'illuminazione pubblica e domestica, trasformando la vita quotidiana.

Invenzioni e nuove forme aziendali

L'epoca fu segnata da invenzioni chiave come il telefono, la lampadina, il telegrafo senza fili e il cinematografo. Per dominare i mercati nacquero nuove forme aziendali:

  • Holding: società finanziarie di controllo;
  • Cartelli: accordi tra aziende per azzerare la concorrenza;
  • Trust: fusioni monopolistiche come la Standard Oil, frenate negli USA dallo Sherman Act del 1890.

La necessità di ingenti capitali portò a una forte compenetrazione tra banche e industrie, dando vita al capitalismo finanziario. Infine, negli USA e in Germania si affermò l'American System of Manufacturing, basato sull'assemblaggio di componenti standardizzate, che diede inizio alla produzione in serie del Novecento.

La produzione industriale negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti la produzione industriale compì un decisivo salto di qualità con l'introduzione della lavorazione a ciclo continuo tramite nastri trasportatori e pezzi meccanici intercambiabili. Parallelamente, l'Ottocento si affermò come il secolo della borghesia.

La borghesia ottocentesca

L'alta borghesia (imprenditori e banchieri) impose la propria egemonia economica e culturale, fondata su operosità e filantropia, dando vita negli USA al mito del self-made man. La media borghesia (impiegati e commercianti) adottò un rigoroso codice di comportamento basato su reputazione, sobrietà e rispetto delle convenzioni sociali. Questa società manteneva tuttavia una profonda disparità di genere: agli uomini spettava la sfera pubblica (politica ed economia), mentre le donne erano relegate alla gestione domestica e all'obbedienza familiare.

Trasformazioni urbane e tempo libero

Gli stili di vita borghesi si riflettono anche nelle trasformazioni urbane: le abitazioni si dotarono di acqua corrente, gas e arredi confortevoli, resi accessibili dalla produzione industriale, mentre le città cambiarono volto grazie all'illuminazione elettrica, ai tram, ai parchi e ai grandi magazzini. La borghesia riscoprì inoltre il tempo libero con la nascita del turismo moderno verso mare e montagna, favorito dalla rete ferroviaria e dalla nascita delle prime agenzie di viaggio, come la Thomas Cook (1845).

Le classi popolari e il movimento operaio

Al contrario, le classi popolari (contadini e operai di fabbrica) continuavano a vivere in condizioni dure e precarie. Le disparità salariali e lo sfruttamento di donne e minori spinsero i lavoratori a organizzarsi in sindacati e a ricorrere allo sciopero per ottenere stipendi dignitosi e la giornata lavorativa di 8 ore. Per coordinare queste lotte nacque a Londra nel 1864 la Prima Internazionale dei lavoratori, guidata da Karl Marx, dissoltasi poi per i contrasti interni tra marxisti e anarchici. Nel 1889 fu fondata la Seconda Internazionale per promuovere riforme sociali e la pace.

Positivismo, Darwin e darwinismo sociale

Sul piano culturale, la seconda metà dell'Ottocento fu dominata dal Positivismo di Comte e Saint-Simon, fondato sulla fiducia nella scienza e nel progresso. La vera rivoluzione scientifica arrivò con Charles Darwin, che teorizzò l'evoluzione delle specie e la selezione naturale (L'origine della specie, 1859), estendendo poi il concetto anche alla specie umana (L'origine dell'uomo, 1871).

Le teorie darwiniane vennero tuttavia stravolte e applicate impropriamente alla politica e alla società attraverso il cosiddetto darwinismo sociale, teorizzato da Herbert Spencer. Questo pensiero servì a giustificare le disuguaglianze sociali, l'imperialismo e la presunta superiorità della "razza bianca". Mente ideologica di questo razzismo fu Gobineau con il suo Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane (1853). La genetica moderna ha successivamente smentito del tutto l'esistenza biologica delle razze umane, dimostrando che si trattava di semplice propaganda ideologica.

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