La Desamortizzazione di Mendizábal: Storia e Impatto del Decreto del 1836
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Il Decreto di Mendizábal e il Contesto Storico
Mendizábal: ci troviamo di fronte a un estratto da un testo storico del diritto, ovvero le leggi relative al sequestro redatte durante la reggenza di Maria Cristina, il 19 febbraio 1836. Sebbene il principale artefice di questo processo di confisca sia stato Juan Álvarez Mendizábal (ragione per cui la legge porta il suo nome), il decreto risulta firmato dalla quarta e ultima moglie di Ferdinando VII di Spagna, Maria Cristina di Borbone, reggente durante la minore età di Isabella II. Isabella fu l'unica figlia concepita da Ferdinando VII prima di morire nel 1833 e fu proclamata sovrana alla nascita dello Stato liberale.
La Lotta per la Successione e la Prima Guerra Carlista
Il contesto è segnato dal conflitto con Carlos María Isidro, fratello di Ferdinando VII, che fino ad allora era stato il legittimo erede al trono. Sostenuto dai settori più reazionari della società, egli tentò di strappare alla nipote Isabella i diritti di successione. Maria Cristina cercò quindi il sostegno dei liberali e scoppiò la guerra civile, nota come Prima Guerra Carlista, che vide contrapposti gli elisabettiani (liberali) ai carlisti (assolutisti).
Alla morte del monarca, fu installato un governo composto da membri del liberalismo moderato guidato da Cea Bermúdez. Oltre ad altre misure e testi di riforma, come la Carta Reale del 1834, il governo approvò nel 1836 una confisca delle proprietà della Chiesa promossa da Juan Álvarez Mendizábal, un liberale influenzato dal modello inglese. I primi sforzi di confisca in Spagna erano stati timidi e con scarsi risultati, iniziati già durante il regno di Carlo IV con i beni di alcune istituzioni religiose ed enti di beneficenza. Anche Giuseppe Bonaparte e, successivamente, le Corti di Cadice cercarono invano di porre fine alla crisi finanziaria attraverso misure desamortizzatrici.
Obiettivi e Meccanismi della Desamortizzazione
Articolo I: Confisca e Vendita all'Asta
Come riscontrabile nell'Articolo I del testo, il processo prevedeva la confisca da parte dello Stato e la successiva vendita all'asta di asset (principalmente terre) del clero regolare o monastico, estesa poi al clero secolare. Gli obiettivi principali erano:
- Affrontare i gravi problemi che il Tesoro spagnolo trascinava dai regni precedenti.
- Finanziare l'esercito e garantire i rifornimenti durante la Guerra Carlista, specialmente al nord, dove si erano già verificati episodi di malcontento tra i soldati per i mancati pagamenti e la scarsità di risorse.
- Diffondere le idee liberali tra i contadini, che inizialmente avrebbero dovuto beneficiare del processo.
- Creare una classe media di agricoltori disposta a investire per migliorare le terre, favorendo la creazione di un mercato interno e di un'industria di consumo sostenibile.
Articolo II: La Tutela del Patrimonio
Il secondo articolo del testo di legge riassume la preoccupazione del governo per la possibile perdita del patrimonio culturale e artistico derivante dalla desamortizzazione. Si cercò, almeno sulla carta, di proteggere alcune attività delle istituzioni religiose coinvolte in questo processo per evitare la dispersione di beni storici.
Risultati e Conseguenze del Processo
Tutte queste misure promosse dal governo liberale sotto la reggenza di Maria Cristina non raggiunsero, se non minimamente, i risultati attesi. Non si riuscì a risanare completamente le finanze pubbliche con i proventi della vendita dei beni, poiché la saturazione di terreni sul mercato in un periodo di tempo così breve fece crollare i prezzi.
Allo stesso modo, non fu possibile migliorare le condizioni dei contadini. Al contrario, il terreno fu acquistato dalla borghesia possidente, che spesso impose condizioni contrattuali ancora più severe per l'affitto delle terre. Inoltre, il regime liberale non ottenne l'adesione sperata, guadagnandosi invece una notevole opposizione:
- I sostenitori dell'assolutismo rimasero ostili.
- I contadini si ritrovarono sempre più in rovina.
- La gerarchia ecclesiastica, che inizialmente aveva sostenuto la reggente, espresse forte insoddisfazione.
Persino Maria Cristina cercò in seguito di ostacolare il processo di restituzione, ma senza successo.
Impatto sul Patrimonio Artistico
Mentre alcune opere rimasero sotto il controllo dei poteri pubblici, molte opere d'arte appartenute alle istituzioni ecclesiastiche espropriate andarono perdute o finirono in mano a privati, e in alcuni casi lasciarono persino la Spagna. Pertanto, tra tutti gli obiettivi proposti, l'unico parzialmente raggiunto fu il sostegno economico per vincere la guerra civile, approfittando degli arretrati dell'esercito carlista.
Conclusioni: Un Fallimento Strutturale
La ragione del fallimento della desamortizzazione di Mendizábal e di quelle successive risiede nell'errore di non aver accompagnato la riforma della proprietà con una reale riforma agraria. Il problema risiedeva nella struttura della proprietà terriera, duramente criticata dagli intellettuali illuminati:
- La terra era concentrata nelle mani di pochi (Chiesa, Stato, nobiltà, comuni).
- La stragrande maggioranza della popolazione lavorava in terre altrui.
- I proprietari non investivano in miglioramenti fondiari, causando frequenti crisi di sussistenza.
- Esistevano vaste distese di terre incolte (le cosiddette manomorte) che non potevano essere vendute perché vincolate.
In breve, la confisca di Mendizábal, così come accadde successivamente con quelle di Espartero e Madoz, non riuscì ad abolire il sistema di possesso della terra ereditato dall'Ancien Régime. Il sequestro fu concepito più come una riforma fiscale per affrontare l'emergenza economica che come una vera riforma agraria volta a rafforzare il settore agricolo e stimolare il commercio e l'industria nazionale.