Eroismo, Giustizia e Passione: I Grandi Frammenti della Lirica Greca Arcaica
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1. Tirteo – La bella morte dell'oplita (Fr. 10 West)
Infatti è cosa bella che un uomo valoroso muoia cadendo nelle prime linee, combattendo a difesa della sua patria. Ma aver abbandonato la propria città e i fertili campi e mendicare è la cosa più dolorosa di tutte, andando errando con la cara madre, il vecchio padre, i piccoli figli e la legittima sposa.
Sarà infatti odioso tra coloro presso i quali giungerà, cedendo alla miseria e all'odiosa povertà; disonora la sua stirpe e infanga il suo splendido aspetto, e ogni disonore e sventura lo segue. Poiché dunque per un uomo vagabondo non c'è nessuna considerazione, né rispetto in futuro per la sua stirpe, combattiamo con animo fermo per questa terra e moriamo per i figli, non risparmiando più le nostre vite.
O giovani, combattete dunque restando l'uno accanto all'altro, e non date inizio a una fuga vergognosa né alla paura, ma rendete grande e forte l'animo nei vostri cuori, e non siate attaccati alla vita quando combattete contro i nemici. Non fuggite abbandonando i più anziani, i vecchi, le cui ginocchia non sono più agili. Infatti questo è certamente vergognoso: che un uomo più anziano giaccia caduto nelle prime linee davanti ai giovani, avendo già la testa bianca e la barba grigia, esalando il forte animo nella polvere, tenendo nelle proprie mani i genitali insanguinati – cose che sono certamente vergognose a vedersi e degne di sdegno per gli occhi – e il corpo denudato.
Ai giovani invece tutto si addice, finché possiedono il glorioso fiore della splendida giovinezza: egli è ammirevole a vedersi per gli uomini e amabile per le donne finché è vivo, e bello quando cade nelle prime linee. Ma ciascuno rimanga ben fermo, piantando entrambi i piedi, saldo sulla terra, avendo morso il labbro con i denti.
2. Solone – Eunomia (Fr. 4 West)
La nostra città, invece, non andrà mai in rovina per volere di Zeus e per la mente degli dèi beati e immortali; infatti una tale protettrice dal grande animo, figlia di un padre potente, Pallade Atena, tiene le mani sopra di essa dall'alto. Ma i cittadini stessi, per la loro stoltezza, vogliono distruggere la grande città, cedendo alle ricchezze, e ingiusta è la mente dei capi del popolo, ai quali è pronto il destino di patire molti dolori a causa della loro grande prepotenza.
Infatti non sanno frenare l'avidità né godere con misura delle gioie presenti nella quiete del banchetto. E diventano ricchi affidandosi ad azioni ingiuste. Non risparmiando in alcun modo né i beni sacri né quelli pubblici, rubano con rapina chi da una parte e chi dall'altra, e non rispettano i venerandi fondamenti di Giustizia, la quale, pur stando in silenzio, ben conosce le cose che accadono e quelle che sono state prima, e col tempo in ogni caso viene per esigere il castigo.
Questa piaga inevitabile ormai giunge a tutta la città, e rapidamente si cade in una misera schiavitù, la quale risveglia la guerra civile e la guerra interna che dormiva, e distrugge l'amabile giovinezza di molti. Infatti, a causa dei nemici interni, la molto amata città viene rapidamente logorata nelle fazioni che sono care a coloro che commettono ingiustizia. Questi mali da un lato si aggirano tra il popolo; dall'altro, molti tra i poveri finiscono in terra straniera, essendo stati venduti e legati in catene indegne. Così il male pubblico entra nella casa di ciascuno, e le porte del cortile non vogliono più trattenerlo, ed esso salta al di là dell'alto muro di cinta, e scova in ogni caso chiunque, anche se qualcuno si trova a fuggire nel recesso della stanza da letto.
Il valore del Buon Governo
Il mio animo mi ordina di insegnare queste cose agli Ateniesi:
- Che il Malgoverno procura moltissimi mali alla città;
- Il Buon governo (Eunomia) invece rende tutte le cose ordinate e giuste, e spesso getta ceppi ai malvagi;
- Leviga le asprezze, frena l'avidità, spegne la prepotenza;
- Fa seccare i fiori della rovina sul nascere;
- Raddrizza le sentenze storte e mitiga le azioni superbe;
- Fa cessare gli atti della discordia e l'ira della dolorosa contesa.
Sotto di essa tutte le cose tra gli uomini sono giuste e sagge.
3. Saffo – Inno ad Afrodite
Immortale Afrodite dal trono variopinto, figlia di Zeus, tessitrice di inganni, ti supplico: non opprimere il mio animo, o sovrana, con affanni e tormenti; ma vieni qua, se mai anche un'altra volta, udendo la mia voce da lontano, mi ascoltasti e, lasciata la casa d'oro del padre, venisti dopo aver aggiogato il carro.
E ti conducevano sopra la terra nera veloci passeri, agitando fitte le ali dal cielo attraverso l'etere profondo; e subito arrivarono. E tu, o beata, sorridendo sul tuo volto immortale, mi chiedesti che cosa di nuovo avessi patito e perché di nuovo ti chiamassi, e che cosa soprattutto desiderassi che avvenisse nel mio folle animo:
"Chi devo persuadere di nuovo a condurre verso il tuo amore? Chi ti fa torto, o Saffo? Infatti, anche se fugge, rapidamente inseguirà; e se non accetta doni, invece ne donerà; e se non ama, rapidamente amerà, anche se non vuole."
Vieni a me anche adesso, e liberami dai penosi affanni, e quante cose il mio animo desidera che siano compiute, compile, e tu stessa sii mia alleata.
Pari a un Dio (Fr. 31 Voigt)
A me sembra che quell’uomo sia uguale agli dei, che chiunque sia, siede di fronte a te e vicino, ti ascolta parlare dolcemente e ridere deliziosamente, e questo davvero mi ha fatto balzare il cuore in petto: quando ti guardo anche solo per un momento, subito non riesco più a parlare, ma la lingua si spezza, e subito corre un fuoco sottile sotto la mia pelle, con gli occhi non vedo niente e le orecchie mi rimbombano, il sudore mi si riversa addosso, un tremito mi prende tutta, sono più verde dell’erba, mi sembra di essere vicina a morire. Ma tutto si può sopportare, anche il povero...
La cosa più bella (Fr. 16 Voigt)
Alcuni una schiera di cavalieri, altri di fanti, altri ancora di navi, dicono che sopra la terra nera sia la cosa più bella: io invece quello che uno ama. E rendere questo del tutto comprensibile a chiunque è facilissimo: infatti Elena, colei che superava di molto in bellezza tutti i mortali, abbandonò il suo sposo eccellentissimo e se ne andò a Troia navigando, e non si ricordò affatto né della figlia né dei cari genitori, ma Cipride la travolse perché era innamorata.
Avendo infatti un animo facilmente pieghevole, dimenticò con leggerezza gli affetti cari; ed essa ora mi ha fatto ricordare di Anactoria che non è qui presente, della quale io vorrei poter vedere l'amabile passo e il luminoso sfavillio del volto, piuttosto che i carri dei Lidi e i fanti che combattono in armi.