Esegesi del Decameron: Temi, Strutture e Personaggi nelle Novelle di Boccaccio
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Ser Ciappelletto: Tra Beffa e Ragion di Mercatura
La novella è problematica e ha sollecitato varie interpretazioni. Sono discusse le motivazioni che spingono Ciappelletto alla falsa confessione dinanzi al frate. Croce e Russo hanno visto nella confessione un’azione del tutto gratuita, mossa dalla beffa, e in Ciappelletto una sorta di puro artista. Al contrario, Getto e Branca hanno sostenuto che Ciappelletto è spinto dalla “ragion di mercatura”, quel principio che induce a subordinare qualunque sentimento o norma morale e civile all’interesse, e che domina il mondo dei mercanti e usurai italiani in Borgogna, luogo in cui si svolge la novella.
Interpretazioni e Simbolismo
Ciappelletto, dunque, si risolve ad aiutare i due fratelli fiorentini per uno “spirito di colleganza” e, piuttosto che mettere in pericolo il dominio dei banchieri in quella regione, sceglie in piena coscienza di dannarsi per l’eternità. Tende a conciliare le due interpretazioni Mario Baratto, che parla di “duplice spessore” del racconto: vi è per Ciappelletto un fine concreto da perseguire (la solidarietà di classe tra mercanti), ma anche una “soddisfazione personale” nel conseguirlo, “l’esecuzione di un grande ‘numero’ di attore”.
L'Atteggiamento di Boccaccio
Problematico è definire l’atteggiamento di Boccaccio verso questo suo personaggio. Taluni vi hanno colto un tema centrale nel Decameron, la celebrazione dell’“industria”, che sa superare ostacoli e difficoltà con l’intelligenza e l’energia attiva, e sa plasmare la realtà secondo la volontà dell’individuo: con la sua falsa confessione, Ciappelletto libera i due usurai dall’incubo di veder compromessi irrimediabilmente gli affari. E questa “virtù” si esercita attraverso un uso abilissimo della parola, altro oggetto di culto da parte di Boccaccio.
Questa celebrazione pone tra parentesi ogni giudizio morale: Boccaccio si concentra esclusivamente sull’intelligenza e l'energia del personaggio, senza mettere in gioco le norme morali o civili. Secondo alcuni critici, invece, la figura di ser Ciappelletto è circondata da un alone cupo. Branca ha parlato di un atteggiamento di “sgomento” da parte di Boccaccio, fatto di “stupore e orrore”; lo scrittore, mentre esalta l’epopea dei mercanti e lo spirito che la muove, avverte anche i limiti e gli aspetti negativi.
La Struttura Narrativa
Sicuramente Ciappelletto non rappresenta l’ideale supremo della visione del mondo di Boccaccio, che auspica una sintesi tra i valori dell’emergente classe mercantile e la tradizione dei più alti valori aristocratici. Di contro all’“eroe” dell’intelligenza si collocano gli anti-eroi: il frate che, seppure per nulla sciocco, resta beffato dalla falsa confessione, e il popolo che arriva a venerare Ciappelletto come un santo. La costruzione narrativa appare limpida e geometrica. Nella fabula si individuano tre nuclei:
- Difficoltà insormontabile: gli effetti negativi della morte di Ciappelletto per gli affari dei due usurai;
- Azione risolutiva: la confessione;
- Difficoltà superata: la canonizzazione di Ciappelletto.
Andreuccio da Perugia: Un Percorso di Formazione
Anche in questa novella il motivo centrale è quello dell’umana “industria”, che sa vincere ostacoli e liberarsi da situazioni difficili. Ma qui, inizialmente, il protagonista si presenta come l’antitesi del tipico eroe boccacciano accorto: Andreuccio appare cioè come un antieroe. È semplicemente un giovane ingenuo per inesperienza, che si trova calato di colpo in un mondo ben più insidioso: dalla città di provincia passa alla grande metropoli mediterranea, Napoli.
L'Educazione del Protagonista
L’ossatura della vicenda è costituita da un processo di formazione, attraverso cui il giovane acquista esperienza e impara ad affrontare ad armi pari le insidie della realtà sociale. Il momento in cui comincia a manifestare la sua nuova fisionomia è quando si rifiuta di entrare nella tomba dell’arcivescovo e si appropria del prezioso anello. L’“educazione” di Andreuccio lo porta anche a riparare il danno economico subito, grazie all’anello. Boccaccio mette tra parentesi il giudizio morale: non gli interessa giudicare il furto, ma registrare l'acquisito saper vivere.
Il Ruolo della Fortuna e dello Spazio
Antagonista dell’eroe è la Fortuna, intesa come complesso di circostanze fortuite. In questa novella, però, all’azione umana sembra riservata una parte più importante. Se il giovane fosse più accorto, non cadrebbe nel tranello della siciliana. Lo spazio offre uno scenario labirintico, la città, che assume una valenza analoga a quella del mare. Boccaccio affianca uno spazio integralmente nuovo: la grande città moderna.
Landolfo Rufolo: Virtù Mercantile e Capriccio della Fortuna
Al centro di questa novella vi è il conflitto “virtù” umana-Fortuna. La “virtù” dell’eroe assume le forme tipiche del mondo dei mercanti: Landolfo Rufolo presenta tratti caratterizzanti come l’intraprendenza, il calcolo accorto e la mancanza di scrupoli. Il denaro è il fine supremo, superiore alle leggi morali. È questa la “ragion di mercatura”.
La Metafora del Mare
Della Fortuna il mondo mercantile ha una concezione essenzialmente laica. Essa si concreta nella grande metafora del mare, che rappresenta i capricci del caso. La Fortuna contrasta Landolfo a Cipro, lo favorisce come pirata e lo aiuta infine con la cassa di gioielli. L’impianto narrativo è perfettamente rispondente al nucleo tematico: la vastità di orizzonti (Ravello, Cipro, Brindisi) asseconda il mutare della sorte.
Federigo degli Alberighi: La Sintesi tra Cortesia e Masserizia
Il protagonista incarna gli ideali dell’aristocrazia cortese: liberalità e amor fino. Federigo spende i suoi averi per conquistare la donna amata, secondo il principio del “servizio d’amore”. Boccaccio, figlio della civiltà mercantile, vede però i limiti di questa visione se non supportata dal denaro.
Il Paradosso della Cortesia
Boccaccio mette in luce l’intimo paradosso: la cortesia spinta ai limiti estremi giunge ad autodistruggersi consumando le proprie basi materiali. L’unica soluzione è conciliare la “larghezza” cortese con la “masserizia” (l’oculata amministrazione). Federigo diviene il perfetto rappresentante della fusione tra ideali cortesi e valori della borghesia urbana, diventando “miglior massaio” attraverso il matrimonio.
Nastagio degli Onesti: La Caccia Infernale e il Naturalismo
La fonte della novella è il mito della “caccia infernale”. Boccaccio riflette una concezione nuova, laica e naturalistica, per cui il desiderio amoroso è un prodotto di natura e come tale è buono e innocente. La novella narra il passaggio da una situazione di amore asimmetrico a una di amore simmetrico, dove la “virtù” di Nastagio sfrutta la visione per ottenere il suo scopo.
Tancredi e Ghismunda: Amore, Morte e Nobiltà d'Animo
Ambientata in un contesto aristocratico, la novella si concentra su un amore tragico. La vera opposizione è tra Ghismunda e Tancredi. Ghismunda rivendica il diritto all’amore e sostiene che la vera nobiltà è quella dell’animo e non quella del sangue. Il suicidio finale riproduce il binomio cortese “amore e morte”, ma con una consapevolezza moderna e ribelle.
Griselda: L'Eroismo dell'Umiltà
La novella di Griselda ha ispirato interpretazioni diverse:
- Religiosa: Petrarca la vede come modello di santità cristiana.
- Fiabesca: per la trasformazione miracolosa da pastorella a marchesa.
- Storico-sociologica: come ritratto del sistema feudale e critica alla “matta bestialità” del potere assoluto.
Lisabetta da Messina: Amore e Ragione Mercantile
Lisabetta vive in un contesto borghese e reagisce all’oppressione familiare con triste accettazione. Mario Baratto evidenzia la lotta tra amore e ragione mercantile (i fratelli). La testa di Lorenzo, custodita in un vaso di basilico, diventa simbolo di fertilità e desiderio. La repressione dei fratelli porta Lisabetta alla follia e alla morte, mostrando come il potere possa soffocare l’individualità.