L'esilio e la resistenza durante la dittatura franchista
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L'opposizione al regime: la via dell'esilio
Nella fase finale della guerra civile, poco più di 400.000 persone hanno lasciato la Spagna. La maggior parte di loro è ritornata nel paese il prima possibile; tuttavia, circa 100.000 persone sono rimaste in esilio.
L'emigrazione spagnola in America è stata diretta principalmente verso Argentina, Cile, Venezuela e Cuba, ma il paese che ha ospitato il maggior numero di esuli è stato il Messico, dove l'impatto culturale e politico è stato notevole. In Francia si è stabilita una numerosa colonia di emigrati spagnoli, soprattutto nelle città del sud.
L'esilio ha rappresentato per molti un'unità di intenti contro il regime. In Messico, sono stati istituiti tribunali e un governo repubblicano in esilio, un'istituzione che ha continuato a operare fino al 1977.
Repressione e resistenza interna
La dittatura di Franco si è basata fin dal principio sulla repressione e sulla distruzione di coloro che venivano considerati i "nemici della Spagna". Per annullare qualsiasi opposizione, il regime ha attuato una strategia sistematica:
- Repressione incontrollata: I vincitori della guerra hanno scatenato un giro di vite che mescolava ideologia e vendette personali.
- Quadro normativo: È stata introdotta la Legge di responsabilità politiche.
- Processi militari: Hanno portato alla condanna a morte di circa 40.000 persone.
Le cause civili per responsabilità politica potevano concludersi con il carcere, la confisca dei beni o l'esilio. Le prigioni spagnole sono rimaste piene di vinti e nuovi avversari del regime fino agli anni '50.
L'opposizione al regime è stata presente fin dal primo momento:
- Guerriglia (maquis): Gruppi formati alla fine della guerra che hanno continuato a operare, ritirandosi solo quando è apparso chiaro che le democrazie occidentali non avrebbero sostenuto le loro azioni.
- Opposizione politica: In quel periodo era completamente smantellata, con i leader dei diversi partiti costretti all'esilio.
Movimenti sociali e conflitti negli anni Sessanta
La trasformazione degli anni '60 ha portato a un aumento delle tensioni sociali, in particolare a partire dal 1970, a cui il regime ha risposto sempre con la repressione.
La protesta dei lavoratori è stata il fulcro delle tensioni. Già negli anni '50 si erano verificati i primi disordini sociali e proteste politiche. Negli anni '60, gli scioperi dei minatori nelle Asturie, nei Paesi Baschi e a Barcellona hanno favorito la nascita di un nuovo sindacalismo basato sulla lotta, indipendente da quello pre-guerra, che ha dato vita alle Commissioni Operaie (Comisiones Obreras).