Esistenzialismo e Nichilismo: Kierkegaard e Nietzsche a Confronto

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Kierkegaard: L'Esistenza e il Singolo

La filosofia di Kierkegaard si segnala per l'attenzione rivolta all'esistenza e al singolo. In netta contrapposizione allo spirito di sistema dell'hegelismo, il filosofo danese intende sottolineare che l'esistenza del singolo non può essere spiegata riconducendola a un Assoluto che risolva ogni contraddizione. Per il singolo, nell'orizzonte dell'esistenza concreta che ha sempre di fronte la morte, le contraddizioni restano insolute e si impongono spesso come scelte drammatiche.

Alla categoria della necessità, propria della filosofia sistematica, si sostituisce quella della possibilità, intesa come scelta pratica e irreversibile. Il singolo si trova davanti a tre modelli esistenziali inconciliabili:

  • Stadio estetico: simboleggiato dal seduttore (Don Giovanni), è caratterizzato dalla ricerca del piacere che dura solo un istante. L'esteta, non operando alcuna scelta, precipita nella noia e nella disperazione.
  • Stadio etico: basato sull'assunzione di responsabilità e di ruoli (marito, padre, cittadino). Qui l'individuo assume un'identità precisa all'interno del tessuto sociale, scontrandosi con il limite e il pentimento.
  • Stadio religioso: riaffermazione della singolarità e superamento della disperazione. Simboleggiato da Abramo, implica una rottura con le convenzioni sociali. La fede è un “salto mortale”, un paradosso che permette di superare la disperazione e l'angoscia.

Dall'angoscia alla fede

L'esistenza consiste nel trovarsi di fronte a un'infinità di possibilità. Questa libertà produce angoscia, intesa come sentimento del possibile e responsabilità del proprio destino. La disperazione è la malattia mortale che riguarda il rapporto conflittuale dell'uomo con se stesso. La fede, pur essendo paradosso e scandalo per la ragione, rappresenta l'unica via per risolvere il dramma dell'esistenza e porsi in rapporto intimo con Dio.

Nietzsche: La Demistificazione della Conoscenza e della Morale

L'analisi di Nietzsche muove dall'antica Grecia, individuando due visioni contrapposte:

  • Spirito dionisiaco: affermazione della vita e degli istinti.
  • Spirito apollineo: espressione di razionalità e autocontrollo.

La filosofia di Socrate ha rotto questo equilibrio, imponendo una morale della rinuncia. Nietzsche procede con una radicale critica della morale, scomponendola (chimica della morale) e negando ogni verità oggettiva. L'annuncio della morte di Dio segna la fine di ogni valore trascendente e impone all'uomo la responsabilità di creare da sé il proprio senso.

L'annuncio di Zarathustra

L'oltreuomo (Übermensch) è il creatore di nuovi valori, basati sulla naturalità e sull'accettazione della vita terrena. Il suo avvento passa attraverso l'accettazione dell'eterno ritorno dell'uguale, che trasforma il tempo in un circolo e richiede all'individuo di dare un significato “voluto” a ogni istante, rendendo ogni momento senso di per sé.

Il nichilismo

Nietzsche distingue tra:

  • Nichilismo passivo: proprio della morale degli schiavi, che nega valore al mondo in favore di un aldilà.
  • Nichilismo attivo: proprio della morale dei signori, che nega i vecchi significati per conferire al mondo il proprio senso.

Ciò porta alla trasvalutazione di tutti i valori, dove la vitalità prevale sulla repressione degli istinti.

La volontà di potenza

La volontà di potenza indica la dimensione dell'oltreuomo che agisce per potenziare il proprio essere. Senza riferimenti morali esterni, l'individuo dà senso al mondo, affermando la propria “fedeltà alla terra”.

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