Evoluzione del Concetto di Cultura: Dalle Origini all'Antropologia Moderna
Classificato in Psicologia e Sociologia
Scritto il in
italiano con una dimensione di 4,34 KB
Evoluzione del concetto di cultura in antropologia
Il significato moderno di "cultura" deriva dal latino colere. Si tratta di un fatto linguistico relativamente recente, poiché originariamente indicava esclusivamente l'azione di allevamento o coltivazione. L'uso metaforico del termine, inteso come "coltivare lo spirito", ha gradualmente sostituito il senso primario legato all'agricoltura.
Già nel Dizionario delle Autorità (1727), il termine veniva definito come "la cura e l'attuazione di migliorare" o "l'insegnamento per comprendere", includendo la coltivazione della ragione, dei costumi, della scienza e delle arti.
La dicotomia tra Natura e Cultura
È paradossale come il concetto di "natura" appaia, da Rousseau in poi, come il principale antagonista del termine "cultura". Questa opposizione rappresenta una pietra miliare per la costruzione teorica del concetto stesso.
Tre secoli dopo, la cultura è diventata un concetto fecondo in molte scienze, una pietra angolare del metodo di riflessione intellettuale. È la parola che esprime il vantaggio sociale e intellettuale più importante del XIX secolo, come dimostra la proliferazione di espressioni moderne: cultura di massa, cultura tradizionale, patrimonio culturale, ecc.
Il contesto dell'Illuminismo
Il salto di qualità tra la parola e il concetto di cultura avviene in un contesto intellettuale fecondo: l'Illuminismo. Sebbene esistano opinioni diverse sull'origine esatta, è certo che il concetto sia il risultato della modernità illuminata, che ha focalizzato un nuovo campo di riflessione teorica.
In questo periodo, la mente umana percepisce che la caratteristica essenziale della vita sociale è la cultura: la possibilità di trasmettere alle generazioni future il "patrimonio sociale". Da un'idea vaga, si passa alla scoperta della sua universalità.
Sintesi dell'evoluzione del pensiero antropologico
- Evoluzionismo (Tylor, 1871): Fornisce la prima definizione formale: "quell'insieme complesso che comprende conoscenze, credenze, arte, morale, legge, costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società". Riflette una concezione cumulativa e universalista.
- Particolarismo storico (Boas): Introduce la cultura come "l'insieme distinto di costumi, credenze e istituzioni sociali che caratterizzano ogni società in isolamento".
- Strutturalismo e Funzionalismo (Malinowski e Radcliffe-Brown): Studiano il ruolo che ogni tratto culturale gioca all'interno del sistema sociale e le relazioni tra funzioni e leggi generali.
- Strutturalismo (Lévi-Strauss): Analizza la cultura a livello inconscio, cercando le strutture mentali che sono alla base del comportamento umano e la connessione biologica.
- Cultura e Personalità (Benedict e Mead): Studiano la personalità condivisa dai membri di una società, creando un ponte tra antropologia e psicologia.
Conclusioni
Secondo la memoria antropologica, la cultura non è ereditaria né genetica, ma generata dagli aggregati sociali. È il fenomeno umano più geniale, poiché permette di conservare le acquisizioni delle generazioni precedenti, completando il processo di umanizzazione.
Si possono distinguere due approcci fondamentali:
- Approccio evoluzionista (Tylor): Vede la cultura come un continuo processo cumulativo.
- Approccio storico (Boas): Pone l'accento sulle culture come organismi viventi che esprimono il modo specifico di essere delle comunità.
Il campo del concetto di cultura
Il concetto di cultura si estende su un vasto campo che include:
- La vasta gamma di Tylor.
- La descrizione delle caratteristiche di Goodenough.
- L'elenco aperto di Bianca.
Infine, il "nervo vitale" del concetto risiede nel legame tra cultura e valori. Oltre alla conoscenza intellettuale, la cultura possiede una dimensione evolutiva che coinvolge preferenze, bisogni umani e apprendimento esperienziale.