Evoluzione della Costituzione Cilena del 1925 e le Riforme dello Stato

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Il Progetto Costituzionale e il Sistema Presidenziale

Il progetto presidenziale, elaborato dalla sottocommissione, ha invocato un sistema presidenziale accentuato. Al contrario, i radicali e i partiti conservatori ipotizzavano un sistema parlamentare regolamentato.

Come compromesso, per evitare perturbazioni all'interno del comitato consultivo, è stato deciso di consultare i cittadini su questi due progetti: rispettivamente, il voto rosso per il sistema presidenziale e il voto blu per il sistema dissidente o parlamentare. Coloro che erano in disaccordo con entrambe le formule avrebbero votato in bianco. Non vi è alcun dibattito parlamentare sulla discussione della Carta che ci governa; l'unica fonte per conoscere i dibattiti sono i verbali delle riunioni tenute dal comitato consultivo.

Va osservato che il progetto di Costituzione elaborato nell'ambito del sottocomitato comprendeva una serie di proposte di riforma fatte il 2 giugno 1890 dal presidente José Manuel Balmaceda, che in quel momento trovarono un rifiuto assoluto. Tra questi esempi figurano l'abolizione del Consiglio di Stato e della Commissione Conservatrice, l'incompatibilità tra il ruolo di ministro e quello di parlamentare, e le modalità di scelta e durata del mandato del Presidente della Repubblica.

Adozione del Testo e il Plebiscito

La Formula di Approvazione

Don Arturo Alessandri ritenne che il plebiscito, e non l'Assemblea Costituente, dovesse essere la formula per l'approvazione del testo.

Fernando Alessandri invitò i dirigenti dei partiti in disaccordo con il progetto a redigere un piano alternativo, noto come l'opinione dissenziente o il progetto parlamentare. Alla stesura parteciparono i leader dei conservatori (Bustos), dei radicali (Hidalgo) e lo stesso Don Fernando Alessandri.

A seguito di ciò, i partiti radicale, conservatore e liberale unito decisero di astenersi; a favore di questo plebiscito votò solo il Partito Comunista.

Modalità di Votazione e Risultati

La votazione avvenne tramite schede di colore rosso, bianco e blu. Lo scrutinio segreto tradizionale fu scartato in favore di queste carte con una formulazione speciale, opera dello stesso Alessandri.

La consultazione popolare si tenne il 30 agosto 1925, ai sensi dei decreti legge 461 e 462. Il 15 settembre si procedette al conteggio con i seguenti risultati: 127.483 voti per la scheda rossa, 5.448 per la scheda blu e 1.490 voti in bianco (nero). Su un totale di 134.421 elettori, a fronte di 296.259 iscritti in tutto il paese, 168.776 cittadini non votarono, superando il 50% di astensione.

Le Questioni Teologiche nel Periodo Liberale

Definizione e Contesto Storico

Cosa furono le questioni teologiche? Vengono definiti 'teologici' i conflitti insorti tra la Chiesa e lo Stato durante la seconda metà del secolo scorso, riguardanti la giurisdizione ecclesiastica, la libertà di religione, i cimiteri laici, il matrimonio civile e, in generale, i rapporti tra il potere civile e il clero; un problema che persisteva sin dai tempi di O'Higgins.

Prima delle riforme liberali, la Chiesa aveva un intervento diretto nella formazione, nella registrazione delle nascite e dei matrimoni, e controllava i cimiteri autorizzati.

La Crisi e la Riaffermazione del Controllo Civile

L'inizio della crisi nei rapporti tra Chiesa e Stato si verificò alla fine del governo Montt con la 'questione del sacrestano', che mirava a riaffermare il controllo civile sulla Chiesa. In tale occasione, si sostenne il diritto della Corte Suprema di pronunciarsi sul licenziamento di un dipendente (il sacrestano), decisione che non era stata riconosciuta dall'Arcivescovo.

I governi liberali, sostenuti dai radicali e dai nazionali, riuscirono a superare la resistenza dei vescovi cattolici nel rispettare le leggi dello Stato. Il Codice Penale, promulgato nel 1874, introdusse disposizioni che davano ai giudici il potere di impartire ordini contro i sacerdoti. L'anno seguente, la Legge Organica sui Tribunali abolì i tribunali ecclesiastici. Questa misura, volta a indebolire il potere della Chiesa, fu contrastata dal clero con misure drastiche, come la scomunica dei membri del parlamento che avevano approvato la legge.

Leggi sulla Libertà di Culto e Secolarizzazione

Una delle prime leggi sulla libertà di religione fu quella del 1865. Grazie ad essa, i non cattolici potevano esercitare il loro culto in luoghi privati e istituire scuole private per l'istruzione dei propri figli. Nel 1873 fu decretato che l'insegnamento della religione non fosse più obbligatorio nelle scuole statali.

Nel 1883 furono approvate le leggi sui cimiteri laici, risoluzioni che provocarono una violenta reazione da parte della Chiesa. Il governo dovette minacciare l'attuazione di misure rigorose per evitare che i cattolici trasferissero i corpi dai cimiteri alle chiese. Dal 1884, il governo divenne l'unica autorità competente a rilasciare certificati di morte.

Sempre nel 1884 furono emanate le leggi sul matrimonio civile e sullo Stato Civile, che privarono il clero dell'antico diritto di gestire legalmente la famiglia cilena.

Tali misure non avrebbero avuto un impatto politico così profondo se la Chiesa e il partito conservatore non avessero assunto posizioni integraliste, espresse in atteggiamenti di fanatismo religioso incoraggiati dalla gerarchia ecclesiastica.

Le leggi sulla libertà di culto, sui cimiteri laici e sul matrimonio civile favorirono non solo i membri della massoneria cilena, ma anche gli stranieri residenti nel paese, la maggior parte dei quali era di fede protestante. Esse miravano inoltre a garantire la libertà di culto agli immigrati non cattolici nel sud. In sintesi, le suddette misure progressive ridussero l'influenza della Chiesa Cattolica nella società cilena, rafforzarono il processo di secolarizzazione delle istituzioni e riaffermarono la supremazia del potere civile su quello ecclesiastico.

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