Evoluzione e dinamiche dei due schieramenti nella Guerra Civile Spagnola
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Sviluppi dei due schieramenti
Il lato repubblicano
Durante i tre anni di guerra, le organizzazioni dei lavoratori (UGT, CNT, FAI, POUM...) hanno assunto gradualmente il controllo socio-politico. Tutto ciò che nella sua ideologia era considerato tipico della borghesia e delle classi medie è stato perseguitato senza pietà: la Chiesa (salvo nei Paesi Baschi), i suoi membri, i suoi palazzi e i suoi beni. Sono stati perseguitati anche gli ufficiali dell'esercito, le forze di sicurezza (polizia, milizie, brigate internazionali), i politici repubblicani non allineati all'ideologia marxista, i proprietari terrieri e chiunque avesse difeso pubblicamente la monarchia.
Si percepiva il momento come l'occasione per una rivoluzione sociale guidata dai lavoratori. L'evento più significativo fu la collettivizzazione della proprietà privata, avvenuta in modo autonomo e frammentato. Un esempio è la collettivizzazione delle miniere di Cartagena, passata nelle mani dei minatori. Tuttavia, tale processo fu un fallimento a causa della scarsa conoscenza del mercato. Chiese e scuole religiose furono confiscate e trasformate in negozi o uffici sindacali.
I primi mesi di guerra furono caratterizzati dal caos organizzativo. Il governo, inizialmente debole, trovò stabilità con il socialista Largo Caballero, che permise ai sindacati di controllare gli enti locali. Il suo piano era ispirato al modello leninista russo.
La gestione del conflitto e la repressione
Il governo del Fronte Popolare sospese le garanzie costituzionali e dichiarò lo stato di guerra, aprendo le carceri e permettendo irregolarità come censura, perquisizioni e arresti senza mandato. Nell'autunno del 1936, Largo Caballero riorganizzò l'esercito nelle Brigate Miste. Alcune unità, come la "quinta colonna" di 60.000 uomini del PCE, dipendevano direttamente da Stalin. Grazie a loro e alle Brigate Internazionali, fu impedita la caduta di Madrid, sebbene il governo fosse fuggito a Valencia, lasciando la capitale in mano ai comunisti e teatro di dure repressioni (come a Paracuellos e Guadarrama).
La crisi interna e la fine della Repubblica
Le tensioni tra anarchici (CNT, POUM) e comunisti-socialisti esplosero nel maggio 1937 a Barcellona. Con la caduta di Largo Caballero, il nuovo presidente Juan Negrín cercò di centralizzare il controllo militare e rinviare la rivoluzione. Il fallimento dei negoziati nel 1938 portò a operazioni disperate, come il trasferimento dell'oro della Banca di Spagna a Mosca e la vendita dei beni del Museo del Prado. Negrín tentò di prolungare la guerra sperando in un conflitto europeo, ma alla fine il governo fu costretto all'esilio.
Il lato franchista
L'obiettivo unico era vincere la guerra e instaurare una dittatura militare sul modello di Primo de Rivera. Dopo la morte di Sanjurjo in un incidente aereo, Francisco Franco emerse come leader indiscusso, grazie ai suoi contatti internazionali e al comando della Legione, venendo nominato Generalissimo dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica.
Politica e riorganizzazione
Franco si affidò inizialmente a piccoli partiti come la Falange di José Antonio Primo de Rivera. Il regime proibì i partiti politici e i sindacati, istituì la censura e restituì i beni confiscati. Per neutralizzare le divergenze, nel 1937 emanò il Decreto di Unificazione, fondendo Falange e Carlisti in un unico partito: il Movimento Nazionale.
- Ruolo delle donne: Responsabili della cultura, dell'istruzione elementare e degli affari sociali.
- Legge sul Lavoro (1938): Definiva la Spagna come una repubblica sindacalista organizzata su tre livelli: famiglia, comune e sindacato verticale.
Rapporti con la Chiesa
Il rapporto con la gerarchia cattolica fu complesso. Sebbene il regime cercasse di presentare la guerra come una "crociata" contro l'ateismo marxista, il Vaticano mantenne una posizione cauta, rifiutando di avallare ufficialmente tale definizione e mantenendo rapporti tesi con il dittatore per diversi anni dopo la fine del conflitto.