L'Evoluzione dell'Humanitas e della Virtus nella Roma Antica
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Humanitas: L'Identità Culturale Romana
Il termine Humanitas è del tutto estraneo alla lingua e alla cultura greca. Nel mondo greco, l'uomo rimane costantemente ancorato all'idea di cittadino che si realizza pienamente solo nella polis. La Paideia greca, con i suoi ideali formativi ed educativi, fa costantemente riferimento a questa visione culturale che si contrappone all'Humanitas romana. L'uomo realizza se stesso soltanto interagendo positivamente con i suoi simili.
Virtus e il Percorso Formativo
La Paideia greca era strettamente legata al concetto di Aretè, in quanto percorso educativo e formativo tendente a far acquisire al fanciullo quel grado di perfezione che i greci ritenevano essere il fine ultimo dell'uomo della polis. La Virtus si ottiene attraverso un percorso educativo e formativo fatto di rigore, serietà e applicazione nello studio, al fine di ottenere un ampio corredo di conoscenze approfondite in varie discipline.
L'uomo virtuoso è l'uomo colto e istruito, il cui tratto caratteristico è l'avere un insieme di doti intellettuali, fisiche e morali che esprimono la sua vera umanità. L'humanitas hominis si riferisce all'essere intelligente, erudito, impegnato nella società e nella politica.
I Mores: Il Fondamento della Tradizione
Il termine mos (al plurale mores) indicava il complesso di costumi, credenze, tradizioni, riti e cerimonie degli antenati. I Mores maiorum rappresentavano gli ideali indiscussi che dovevano essere rispettati e posti alla base di qualunque azione e pensiero. Erano leggi comuni non scritte che garantivano stabilità alla collettività.
Il Paradosso dell'Humanitas Romana
L'humanitas romana, però, nascondeva un limite: infatti, non era prerogativa di tutti, ma soltanto degli uomini liberi e più nobili. Nella cultura latina non c'è soluzione: l'humanitas raggiungibile attraverso percorsi educativi e di formazione è riservata a una élite, cioè una ristretta cerchia di persone, quasi fosse un privilegio individuale.
Figure Chiave e Correnti di Pensiero
Catone il Censore
Catone, l'uomo politico, oratore e scrittore romano, fu soprannominato "il Censore" per il suo essere il primo difensore della tradizione. Catone fu profondamente legato all'antica educazione romana e nelle sue opere ricordava ai giovani che questa era fondata sui Mores maiorum.
Volendosi occupare direttamente dell'educazione del figlio, gli dedicò i libri Ad Marcum filium, nei quali venivano trattati argomenti di vario genere funzionali all'educazione del buon cittadino romano. Questo studio veniva supportato anche da attività pratiche indispensabili per l'addestramento militare. Il programma di Catone prevedeva:
- Lo studio delle leggi delle XII tavole.
- La conoscenza approfondita degli argomenti di discussione per parlarne con estrema padronanza.
Il Circolo degli Scipioni
Di parere diverso era invece Lucio Emilio Paolo. Uomo politico e militare appassionato di cultura greca, aveva affidato i suoi figli a Polibio, storico greco giunto a Roma come prigioniero. Uno dei suoi figli, Publio Cornelio Scipione, fondò il Circolo degli Scipioni, che ebbe grandissima fortuna a Roma.
I membri del circolo erano nobili romani promotori di attività culturali, letterarie e filosofiche di orientamento ellenistico. Gli Scipioni erano convinti della necessità di un confronto tra i principi della tradizione romana e la cultura greca, considerata più complessa e avanzata. Questo incontro permise una notevole crescita sociale e culturale.
La Stoà e lo Stoicismo
Tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. si diffusero gli ideali di Zenone di Cizio. Egli fondò la Stoà, e "stoici" furono chiamati i suoi seguaci. I punti cardine erano:
- L'accettazione serena di ogni evento sociale, considerato inevitabile.
- La saggezza come dominio della ragione sulle proprie passioni.
Panezio di Rodi
Un contributo fondamentale venne da Panezio di Rodi, filosofo che visse tra Roma e Atene. Egli rielaborò l'aretè greca nel concetto di Virtus romana, riconobbe pari dignità a ogni ruolo sociale e legittimò l'imperialismo romano. Per Panezio, l'anima è l'elemento unificante dell'umanità e l'educazione deve rendere tutti consapevoli di questa verità.
Seneca e la Nuova Stoà
Esponente della cosiddetta "nuova Stoà" fu Seneca. Egli accantonò gli aspetti puramente razionali per occuparsi di problematiche legate alla vita pratica. Nelle sue Lettere a Lucilio, Seneca elenca regole per raggiungere la tranquillitas animi.
Lo scopo è il bene supremo: una vita serena, in armonia con gli altri e priva di affanni. La forma epistolare scelta permette un dialogo confidenziale che incide profondamente sulla sensibilità del lettore.