Evoluzione del Paesaggio nel Cinema Italiano: Dalle Origini al Neorealismo
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L’interpretazione del paesaggio
La natura "fuzzy" del paesaggio
Il concetto di paesaggio è ampio e viene usato in diversi ambiti come le scienze, la musica, la storia naturale e sociale. Nel cinema, il paesaggio è più un prodotto estetico che scientifico.
Spesso si usano termini simili come luogo, spazio, ambiente, territorio, ma questi non sono sempre sinonimi di paesaggio. Usarli senza una distinzione chiara può confondere. L’obiettivo è definire una nozione di paesaggio specifica per il cinema, che tenga conto della sua natura estetica e culturale.
Creatori
Chiunque intervenga sul paesaggio ne è facitore ed anche chi lo osserva costruisce; ma tale creazione non è libera: è condizionata dal contesto e dai paradigmi con i quali ciascun osservatore, interprete o creatore affronta il suo compito.
Paesaggio-testo
Il paesaggio non è solo qualcosa che si guarda passivamente, ma è necessario che ci sia qualcuno che lo vive, lo modifica o lo rappresenta. Non basta essere osservatori: il paesaggio prende forma attraverso l’intervento umano, come nel caso di un contadino che lavora la terra o di un regista che riprende con la macchina da presa. Il paesaggio diventa un testo narrativo, carico di significati.
Ogni paesaggio è soggetto a cambiamenti e la sua interpretazione varia a seconda di chi lo osserva. Ognuno può costruire un proprio percorso personale, una storia unica dentro al paesaggio, influenzata dalle emozioni e dai ricordi. Se un luogo ci è familiare lo leghiamo a significati affettivi; se invece ci è estraneo, ci appare distante e difficile da comprendere.
Nel cinema, il paesaggio spesso non è al centro dell’attenzione, ma assume significato attraverso le azioni dei personaggi e le scelte del regista. Il paesaggio può servire semplicemente a creare atmosfera o intrattenere, più che a comunicare un’identità del luogo.
Paesaggi bio-morfi e fusione
Il paesaggio può diventare protagonista della narrazione. In certi casi, i personaggi si perdono nel paesaggio. Esempi:
- Martone: il paesaggio non è solo decorazione, ma parte attiva della storia.
- Battiato: (approfondimento necessario).
- Capuano: prevale il paesaggio; è lui a dominare e cancellare l’uomo.
Film-paesaggio
In registi come Amelio e Soldini, il paesaggio diventa un personaggio che racconta la società, le sue trasformazioni e i suoi conflitti. Amelio mostra un’Italia in transizione, segnata dalla fuga dalle campagne e dalla perdita della cultura contadina. Il suo sguardo è etico e riflessivo, raccontando temi moderni. Amelio ne evidenzia limiti e stereotipi, ma anche potenzialità di rinascita. Similmente, anche Soldini attribuisce al paesaggio un valore umano e riflessivo. In entrambi, il paesaggio è strumento per comprendere il presente, evocare il passato e immaginare il futuro, in linea con una visione tipica del cinema italiano tra gli anni '90 e 2000.
Paesaggio, spazio e soggettività
Tra il 1987 e il 2004 emergono nuove dinamiche. Uno dei temi chiave è quello del "ritorno": molti registi guardano al Sud da una prospettiva esterna, cercando di riflettere sulle tradizioni sociali e ambientali. Attraverso il paesaggio si raccontano abitudini e mentalità. Il cinema italiano cerca di superare vecchi stereotipi:
- La Sicilia non è solo mafia.
- La Sardegna non è solo pastori.
- La Calabria non è solo briganti.
- Napoli non è solo pizza e truffe.
- La Puglia, molto filmata ma con un’identità poco definita.
Precinema
Le forme di spettacolo si sono sviluppate nel tempo attraverso due dimensioni principali: quella narrativa e quella sensoriale, entrambe finalizzate a suscitare la “meraviglia” nello spettatore. Questa meraviglia si attiva soprattutto tramite il senso della vista. L’evoluzione dei dispositivi ottici e dei media è sempre stata accompagnata da questo sentimento, e uno degli elementi chiave che ha contribuito a stimolare lo stupore è il paesaggio.
Nel Medioevo le manifestazioni visive erano limitate e riservate a pochi. Ma a partire dal Cinquecento, grazie a una rete di ambulanti, cominciano a diffondersi immagini religiose e paesaggistiche anche tra il popolo. La visione popolare e gli spettacoli itineranti hanno costituito le basi per l’evoluzione verso il precinema.
Tra il Seicento e il Settecento, una moltitudine di venditori diffondeva immagini su diversi supporti come libri, acqueforti e lanterne magiche. La lanterna magica, in particolare, ha segnato una svolta: proiettava immagini luminose su superfici bianche, anticipando generi cinematografici come l’horror e il catastrofico.
Accanto a questi strumenti si sviluppano dispositivi come lo zogroscopio e le scatole ottiche. Contemporaneamente, studi scientifici sul movimento portarono figure come Muybridge e Marey a sperimentare la cronofotografia, preparando il terreno per la nascita del cinema.
Cinema italiano, muto e identità nazionale
Cinema e città
Il cinema italiano si sviluppa con una forte componente artigianale. Cinecittà diventa il fulcro di questo sistema. Il panorama produttivo è policentrico: Roma (classicità), Milano, Torino (teatro e letteratura) e Napoli (naturalismo). I primi film italiani sono “vedute” e “dal vero”. Il terremoto di Reggio e Messina del 1908 segna una svolta: per la prima volta i cineoperatori documentano una tragedia, mostrando immagini crude e autentiche.
Il cinema delle dive
L’autorappresentazione della classe aristocratica permane nel cinema delle “Dive”. Si tratta di storie di ambientazione dannunziana dove le protagoniste incarnano la femme fatale. Il corpo di Lyda Borelli, in Rapsodia Satanica, nel toccare gli alberi, diviene parte del paesaggio. Il paesaggio non è dunque correlativo oggettivo delle passioni, ma è direttamente parte del corpo delle dive.
Generi cinematografici
- Film comico: rappresenta le aspirazioni della classe medio-borghese.
- Film fantastico: il paesaggio si apre a squarci onirici.
- Film storico: ambizioni di conquista dell’era giolittiana a supporto dell’ideologia nazionalista.
Cinema del Sud e l’importanza di Napoli
Il cinema napoletano delle origini si articola su sei filoni visivi principali, basati su immagini consolidate del territorio. Elvira Notari, pioniera della Dora Film, realizza un cinema legato al contesto locale, usando dialetto e attori non professionisti, anticipando il neorealismo. La censura fascista, però, contrasta questa rappresentazione autentica, cercando di “normalizzare” Napoli attraverso l’urbanistica razionalista.
Realismo e Fascismo
Il filone realistico popolare, in cui si inseriscono i film di Elvira Notari, funge da falsariga per la futura rivoluzione neorealistica. Durante il ventennio fascista, il regime intensifica il controllo: nel 1937 viene inaugurata Cinecittà e nel 1938 la legge Alfieri impone un monopolio statale. Tuttavia, accanto al cinema di regime, nasce una corrente critica (attorno alla rivista «Cinema») che guarda all’Italia vera, anticipando il neorealismo.
Neorealismo
Il neorealismo rese l’Italia famosa nel mondo. Punti salienti:
- Riprese in esterni (strade).
- Attori non professionisti.
- Realtà fissata senza manipolazioni.
- Il regista come voce della collettività.
- Il film Ossessione (1943) rappresenta il punto di partenza di questo nuovo cinema.
Il cibo nel cinema
Nel cinema, il cibo assumeva significati simbolici: dal ruralismo che rappresentava le usanze contadine, ai film dei "telefoni bianchi" che mostravano ambienti raffinati. Il cibo era spesso usato per discutere problemi sociali o nascondere la povertà reale.
Anni '80-'90: Il pensiero meridiano
Negli anni '80 e '90 si assiste a un policentrismo produttivo. Si sviluppa il "pensiero meridiano" di Franco Cassano, che ribalta la visione negativa del Sud, valorizzando il capitale umano e la specificità identitaria. Il cinema meridionale di questo periodo si distingue per:
- Autorappresentazione ed empatia verso i territori.
- Superamento del colonialismo culturale.
- Valorizzazione degli aspetti antropologici (dialetti, tradizioni).
- Centralità del sacro e del simbolico.
- Il Sud come laboratorio della modernità.