Evoluzione della Politica Economica e Propaganda nel Regime Fascista
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Politica economica di Mussolini
La politica economica di Mussolini si sviluppa in più fasi, passando dalla politica liberista degli esordi (che procede alla rimozione dei vincoli alla libertà di impresa istituiti durante la Grande Guerra e a massicci interventi statali finalizzati ad incoraggiare gli investimenti privati, oltre che al salvataggio di banche e industrie) a quella dirigista della seconda parte degli anni Venti (con lo Stato che, oltre al ruolo di garante, assume anche quello di protagonista e organizzatore del ciclo economico).
Concetti chiave del sistema economico
- Corporativismo: ideato per mettere fine alla lotta di classe pur riconoscendo la legittimità delle differenze sociali. Dopo aver abolito i sindacati, il regime fondò le corporazioni, associazioni che nelle fabbriche univano imprenditori e operai in nome del bene comune e degli interessi della nazione.
- Dirigismo: prevede l’intervento dello Stato, per cui il governo si occupa dell’economia in maniera integrante, controllando produzione ed allocazione di risorse.
- Autarchia: uno dei caratteri principali del regime fascista e uno dei principali obiettivi di Mussolini, che prevedeva l’indipendenza e l’autosufficienza economica dell’Italia rispetto agli altri paesi, specie dopo l’isolamento causato dalla conquista dell’Etiopia.
Le tappe fondamentali dell'economia fascista
Quota 90 e la nascita dell'IRI
Il primo passo fu la cosiddetta Quota 90, volta a riportare il cambio dalla cifra record di 145 lire per ogni sterlina a 90. Nel 1933 nasce l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), mediante il quale lo Stato concentra nelle proprie mani il controllo azionario di un gran numero di banche e imprese.
Controlli statali e autarchia
Nel 1934 viene istituito il controllo statale sulle operazioni valutarie e il divieto di esportare valuta; nel 1935 viene imposto il controllo statale sulle importazioni.
Bonifiche e trasformazione del territorio
Un altro pilastro fondamentale fu la bonifica delle Paludi Pontine, zone precedentemente malsane e fonti di malaria, che vengono recuperate alla produzione agricola e al popolamento, con la conseguente fondazione di nuovi centri urbani.
Politica culturale e propaganda
Il monopolio dell’informazione e l’importanza riconosciuta alle tecniche della propaganda furono aspetti tipici delle dittature fascista e nazista. La propaganda su vasta scala fu condotta con tecniche nuove.
I "cavalli di battaglia" della stampa di quegli anni riguardavano temi ed argomenti cari al Regime, come:
- Il mito della romanità;
- Il giovanilismo dello stato fascista;
- Il corporativismo e il dopolavoro;
- Le bonifiche e le colonie;
- Il progresso tecnologico e il ritorno alla terra;
- Il turismo e i modelli urbanistici degli anni Trenta;
- La maternità e la famiglia.
I mezzi di comunicazione: Radio e Cinema
Di notevole importanza per il tempo era la radio, che trasmetteva i discorsi del Duce, oltre ai notiziari sportivi e ai programmi musicali che persuadevano la massa. L’altra innovazione nei mezzi di comunicazione di massa fu il cinema, che a partire dal 1925 venne posto sotto il diretto controllo dello Stato tramite la creazione dell’Istituto LUCE, incaricato di produrre i “cinegiornali” della propaganda.
Controllo sociale, istruzione e tempo libero
Controllare la cultura significava influenzare le masse per suscitarne il consenso al Regime. In quest'ottica, andava controllata anche l’istruzione e doveva essere organizzato il tempo libero degli italiani. A partire dal 1925, il regime fascista avviò un vasto programma di "nazionalizzazione" del tempo libero, dai divertimenti agli sport, il cui primo passo fu la creazione (aprile 1925) dell’Opera Nazionale Dopolavoro (OND).