Evoluzione Politica e Struttura dello Stato nella Zona Ribelle (1936-1939)

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Gli sviluppi politici nella zona ribelle

L'organizzazione provvisoria della rivolta

All'inizio della guerra, tra luglio e settembre 1936, la rivolta si configurava come un classico colpo di Stato militare volto a rovesciare il governo. Nelle prime settimane non vi era alcun progetto politico comune tra i ribelli, fatta eccezione per la creazione di una forza militare capace di annullare la legge del Fronte Popolare e condurre una repressione sistematica contro i sostenitori del governo repubblicano. Tale repressione, in netto contrasto con il fronte repubblicano, era solitamente organizzata dai militari, che la utilizzarono come mezzo per terrorizzare la popolazione e spezzare ogni resistenza.

La responsabilità della gestione di questa politica di contro-rivoluzione e repressione fu affidata, inizialmente, alla Giunta di Difesa Nazionale di Burgos, guidata dal generale Miguel Cabanellas, sebbene sotto il controllo di Mola. Franco non entrò a far parte del consiglio fino ad agosto, mese in cui fu adottata la bandiera rossa e gialla della monarchia come simbolo della nuova Spagna. Insieme all'esercito operavano le forze politiche: la milizia carlista, inquadrata nel requeté navarro, e le milizie fasciste della Falange.

Il comando unico di Franco

Il germe del nuovo Stato nacque tra settembre e novembre e dicembre 1936, quando Franco fu scelto per assumere il comando militare e politico unico con i titoli di Generalissimo e Capo del Governo dello Stato spagnolo. Il 1° ottobre 1936, il generale Franco entrò in carica a Burgos. La prima legge istituì un organo amministrativo, la Giunta Tecnica dello Stato, composta da sette commissioni simili ai ministeri. La giunta aveva sede a Burgos, mentre la sede principale fu stabilita a Salamanca.

La rivolta fu presto descritta come una crociata, termine coniato non dai militari, ma dalla gerarchia cattolica. Si può affermare, dunque, che la rivolta non ebbe solo il sostegno della Chiesa cattolica, ma che la Chiesa stessa sostenne attivamente la rivolta, il che non impedì a Franco di far fucilare diversi sacerdoti baschi legati al PNV. La leadership militare e politica si fuse, quindi, con quella carismatica e religiosa.

Verso l'unificazione

Il processo che portò all'unificazione delle forze politiche sostenitrici del regime avvenne tra il novembre 1936 e l'aprile 1937. Poiché era evidente che la guerra sarebbe stata lunga, Franco riconobbe la necessità di articolare una struttura più coerente e fascista, progettata in gran parte da suo cognato, Ramón Serrano Suñer. Il progetto coinvolse la Comunione Tradizionalista (carlisti), guidata da Manuel Fal Conde, e la Falange Española de las JONS, guidata da José Antonio Primo de Rivera fino al novembre 1936.

Decapitati i due gruppi, Franco procedette nel dicembre 1936 alla militarizzazione dei volontari armati di entrambe le parti. Successivamente, nell'aprile dell'anno seguente, approfittando delle lotte interne alla Falange, decretò l'unificazione del movimento carlista e falangista in un unico partito: la Falange Española Tradicionalista y de las JONS (FET de las JONS), sul modello del partito fascista. L'opposizione più significativa giunse dalla stessa Falange, che ne costituiva la maggioranza; il suo leader nazionale, Manuel Hedilla, fu arrestato per essersi opposto all'unificazione.

La configurazione del nuovo Stato

Nei primi due anni (aprile 1937 - aprile 1939), il potere assoluto di Franco fu consolidato con il suo primo governo, composto da 11 ministri e istituito nel febbraio 1938. Il presidente era, al tempo stesso, il Capo dello Stato: Franco accentrò su di sé, da Burgos, tutto il potere sull'esercito, sul partito, sul governo e sull'amministrazione.

Sebbene l'unica fonte di potere fosse la persona del dittatore, sia il governo che gli organi di partito delinearono quelle che sarebbero diventate le famiglie politiche del futuro regime. Il compito principale del nuovo governo fu lo sviluppo di una legislazione profondamente reazionaria che includeva:

  • Controllo statale dei media.
  • Soppressione del pluralismo politico.
  • Legalizzazione della pena di morte.
  • Ripristino del cattolicesimo come religione ufficiale.
  • Annullamento di tutte le riforme laiche della Seconda Repubblica (in particolare istruzione e divorzio).

In ambito sociale, fu approvata la Carta del Lavoro (marzo 1938), che imitava quella del fascismo italiano, contenente i principi generali dell'ordinamento corporativo. Furono creati tribunali del lavoro per risolvere le controversie e vennero istituite organizzazioni sindacali uniche, oltre a misure di controllo sui prezzi dei cereali.

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