Fondamenti della Critica della Ragion Pura di Immanuel Kant
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TEMA I: Teoria della conoscenza
L'opera di Kant dedicata alla conoscenza e alla scienza è la "Critica della ragion pura". Quando Kant parla di criticare la ragione, si riferisce al compito di analizzare criticamente quali siano la natura, il ruolo e i limiti della ragione stessa. Solo comprendendo fin dove essa possa spingersi, è possibile capire perché la scienza sia possibile e come siano realizzabili i giudizi sintetici a priori.
Kant, per analizzare le tre potenze coinvolte nella conoscenza, ha diviso il suo lavoro in tre parti: l'estetica trascendentale, l'analitica trascendentale e la dialettica trascendentale.
L'Estetica Trascendentale
Nell'estetica trascendentale, Kant discute la prima facoltà coinvolta nel processo di conoscenza: la sensibilità. Si tratta della ricettività necessaria per costruire una rappresentazione della realtà. Kant fu tra i primi a intuire che la natura e il funzionamento della sensibilità che possediamo ci condizionano a percepire il mondo in un certo modo.
Questa facoltà è costituita da strutture che ci permettono di limitare e ricevere le impressioni in un modo determinato. Per Kant, il modo in cui siamo strutturati ci impone di ordinare tutto ciò che percepiamo nello spazio e nel tempo. Spazio e tempo sono le forme a priori della sensibilità, che precedono l'esperienza e determinano come essa possa avvenire.
Ogni rappresentazione è un'intuizione situata nello spazio e nel tempo; in altre parole, le intuizioni del mondo sono una sintesi di materiali sensoriali e delle strutture interne (spazio e tempo) del soggetto.
L'Analitica Trascendentale
Nell'analitica trascendentale, Kant parla della seconda facoltà cognitiva: l'intelletto (comprensione). Esso si caratterizza per la capacità di pensare e giudicare sulla base delle intuizioni della sensibilità. Lo fa attraverso i concetti, che raggruppano e sussumono la molteplicità delle intuizioni, dando loro un senso affinché diventino strumenti per pensare la realtà. Secondo Kant, esistono due tipi di concetti:
- Concetti empirici: derivano dall'esperienza. Attraverso l'osservazione e il confronto, si individuano le caratteristiche comuni di vari oggetti e si formano i concetti.
- Categorie (concetti puri): non derivano dall'esperienza, ma sono strutture a priori dell'intelletto. Le categorie sono creazioni spontanee della mente che servono a raggruppare e organizzare le intuizioni della sensibilità. Kant conclude che, in base ai tipi di giudizio, esistono dodici categorie: totalità, pluralità, unità, realtà, negazione, limitazione, sostanza, causa, reciprocità, possibilità, esistenza e necessità.
Ciascuna di queste categorie è un concetto privo di senso se manca il materiale fornito dalla sensibilità per dare corpo alla conoscenza. Per avere conoscenza sono essenziali sia le intuizioni della sensibilità sia le categorie dell'intelletto. Le prime, senza essere sussunte sotto i concetti, sono intuizioni sconnesse e senza senso; le seconde, invece, senza il materiale della sensazione, sono vuote. Pertanto, solo la combinazione di l'una e l'altra ci aiuta a comprendere il fenomeno (l'oggetto della conoscenza).
La Dialettica Trascendentale
Nella terza parte del suo lavoro, la dialettica trascendentale, Kant parla della terza delle facoltà cognitive: la ragione.
Una volta che l'intelletto ha associato le impressioni sotto i concetti e ha formato i giudizi, la ragione mette in relazione questi giudizi per creare argomenti che cercano di fornire conoscenze sempre più generali. Pertanto, secondo Kant, la ragione è la facoltà che spinge alla ricerca di principi sempre più universali.
Grazie agli argomenti, che includono i giudizi e le leggi dell'intelletto, cerchiamo principi generali che ci permettano di spiegare un maggior numero di fenomeni. Questa tendenza è segnata dalle forme a priori della ragione, ovvero le tre idee trascendentali:
- Idea di Anima: dove la ragione sussume tutti i fenomeni soggettivi dell'esperienza interiore. È l'unificazione che dà entità all'idea del sé.
- Idea di Mondo: che unifica e tratta come un fenomeno complesso l'insieme delle esperienze esterne. Ritiene che tutti i fenomeni oggettivi provengano da un solo e medesimo mondo.
- Idea di Dio: che riunisce sia il contenuto dell'esperienza interiore sia quello dell'esperienza esterna. È il principio unificante più generale dei fenomeni del sé e del mondo.
Esiste un uso corretto e utile di queste idee quando sono trattate come principi regolativi che guidano la ragione nella sua ricerca di principi generali. In questo senso, la ragione non costituisce una facoltà di conoscenza diretta, ma facilita il successo in questo ambito, pur restando limitata dall'impossibilità di raggiungere gli obiettivi delle idee trascendentali come oggetti reali. Tuttavia, vi è un uso fraudolento che non contribuisce al progresso della conoscenza: considerare il sé, Dio e il mondo come realtà oggettive, ovvero ritenere che queste idee abbiano un referente materiale nella realtà. Considerare l'anima, Dio e il mondo come realtà porta la ragione a cercare di conoscere ciò che supera i confini del conoscibile, rendendola vittima di un'illusione trascendentale.