Fondamenti dell'Etica: Felicità, Dovere e Tradizioni Filosofiche

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Felicità e piacere

Edonismo

Epicuro di Samo è il fondatore dell'epicureismo. Secondo lui, ciò che muove gli uomini ad agire per raggiungere la felicità è il piacere. Il punto di vista edonistico è morale perché gli uomini cercano il piacere e fuggono dal dolore. In questo contesto, l'intelletto morale agisce come un intelletto calcolatore.

Edonismo individualistico: Epicureismo

Obiettivo: Ricerca del piacere ed eliminazione del dolore, mirando al massimo livello di benessere. Funziona come un'intelligenza di calcolo. La ricetta per la felicità consiste nel: non temere la morte, gli dei o il destino; non avere desideri eccessivi e dedicare tempo a filosofare.

Edonismo sociale: Utilitarismo

L'utilitarismo è convinto che gli uomini siano dotati di sentimenti sociali, la cui soddisfazione è fonte di piacere. Tra questi spicca la simpatia, che ci porta a estendere agli altri i nostri desideri di felicità. L'obiettivo morale è raggiungere la massima felicità (il maggior piacere) per il maggior numero di esseri viventi. Questo principio di moralità funge da criterio per prendere decisioni razionali.

  • Jeremy Bentham: Introduce l'aritmetica dei piaceri basata su due ipotesi:
    1. Il piacere è misurabile, poiché tutti i piaceri sono uguali in termini di qualità.
    2. I piaceri di individui differenti possono essere confrontati per raggiungere un totale massimo.
  • John Stuart Mill: Respinge queste ipotesi, affermando che i piaceri si differenziano non solo per la quantità, ma soprattutto per la qualità.

Edonismo del consumatore

Si basa sulla convinzione che essere felici significhi consumare tutti i prodotti che offrono piacere, senza limiti e senza calcoli. Dal punto di vista dell'utilitarismo, questo approccio è considerato immorale.

Due forme di utilitarismo

  • Utilitarismo dell'atto: Valuta la correttezza di ogni singola azione in base alle sue conseguenze dirette.
  • Utilitarismo della regola: Valuta se l'atto sia conforme a regole che, se seguite, producono le migliori conseguenze morali complessive.

Il dovere nella tradizione kantiana

Il motivo pratico

Siamo consapevoli dell'esistenza di mandati specifici che seguiamo, indipendentemente dal fatto che ci rendano felici o meno. La nostra ragione ci fornisce leggi su come comportarci, espresse come comandi o imperativi. Ciò che determina l'agire umano è la volontà.

Si distinguono tre tipi di regole:

  • Massima: Regole soggettive che stabiliamo per noi stessi.
  • Imperativo ipotetico: Un mandato condizionato ("Se vuoi X, fai Y"). È soggetto alla volontà di raggiungere un fine specifico, è a posteriori, interessato e vede l'uomo come un mezzo.
  • Imperativo categorico (Il dovere): La moralità deve essere un insieme di regole vincolanti per tutti gli individui e in tutte le situazioni. È un'etica formale e disinteressata, a priori, che non utilizza l'uomo come mezzo, ma come fine in sé.

L'autonomia e la dignità umana

Si definisce autonomo colui che è guidato da criteri propri, che non si lascia travolgere dai desideri e non dipende da criteri esterni. Gli esseri umani non hanno un prezzo, ma possiedono dignità e sono degni di assoluto rispetto.

La felicità e l'etica di Aristotele: l'autorealizzazione

Essere felici significa essere un uomo nel senso più pieno della parola. Se esiste un'attività che ci definisce come esseri umani, la felicità consiste nell'esercitarla.

L'obiettivo finale

Ogni attività umana mira a un bene, che è dunque un fine. Per Aristotele, tutte le attività tendono a scopi che, a loro volta, convergono verso un fine ultimo.

La felicità come compimento naturale

La felicità è un bene perfetto, ricercato per se stesso e non in vista di altro. È un bene autosufficiente. Si realizza attraverso l'esercizio delle attività più tipiche dell'essere umano, condotte con continuità.

La vita teoretica

Nella comunità, ognuno ha un ruolo e l'obbligo morale di svolgerlo bene, acquisendo le virtù necessarie. Aristotele identifica la funzione suprema dell'uomo nell'intelligenza teoretica. Questa attività è la più adatta all'uomo, è fine a se stessa e può essere esercitata con continuità. Pertanto, l'esercizio dell'attività contemplativa costituisce la vera felicità.

Saggezza pratica

Colui che vive secondo l'intelligenza pratica domina le proprie passioni per raggiungere la felicità. In questo compito aiutano le virtù, divise in:

  1. Dianoetiche: Relative all'intelligenza (come la prudenza).
  2. Etiche: Relative al carattere (che richiedono la dimensione politica).

Aristotelismo e Tomismo

Tommaso d'Aquino riprende l'etica aristotelica. È essenziale scoprire il fine ultimo delle azioni umane, individuato nella vita contemplativa. Nel tomismo, il fine ultimo dell'uomo è ricercato nella dimensione teologica.

Il dovere: un'esperienza quotidiana

Tipi di doveri

  • Legali o giuridici
  • Sociali
  • Religiosi
  • Morali
  • Professionali

Doveri positivi o imperfetti

Sono ordini che prescrivono di eseguire una determinata azione in modo generale.

Doveri negativi o perfetti

Si tratta di proibizioni chiare e precise che vietano determinati comportamenti.

Tradizione dialogica

Regole del discorso

  1. Qualsiasi soggetto capace di parola e azione può partecipare al discorso.
  2. Chiunque può problematizzare qualsiasi affermazione.
  3. Chiunque può introdurre informazioni nel discorso.
  4. Chiunque può esprimere le proprie posizioni, desideri e bisogni.
  5. Nessun parlante può essere impedito nell'esercitare i propri diritti mediante coercizione interna o esterna al discorso.

Dignità

La dignità deriva dalla capacità di riconoscere che anche gli altri possono e devono partecipare attivamente al discorso morale.

Voci correlate: