Friedrich Nietzsche: Concetti Fondamentali e il Pensiero dell'Oltreuomo
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1. Menzogne millenarie e Volontà di verità
Alla base del filosofare critico e demistificatore di Nietzsche, che egli stesso presenta come «una scuola di sospetto», sta la tesi secondo cui la «debolezza» risulta proporzionale all’ansia di «certezza», ossia alla volontà di verità. In altri termini, secondo Nietzsche, gli uomini, per poter sopportare l’impatto con il caos e l’irrazionalità del mondo, hanno costruito una serie di «certezze».
Ogni religione «è nata dalla paura e dal bisogno e si è insinuata nell’esistenza fondandosi su errori della ragione». La Volontà di verità è un'espressione polemica con la quale Nietzsche intende la ricerca tradizionale di una verità assoluta e «il desiderio di un mondo permanente». In altri termini, è la volontà di conferire un significato assoluto e definitivo a una realtà che, di per sé, si presenta invece come caoticità inesauribile, irriducibile a qualsivoglia forma per mezzo della quale la ragione pretenda di catturarla.
2. Il Dionisiaco e l'Apollineo
Il Dionisiaco, che scaturisce dalla forza vitale e dal senso caotico del divenire, si esprime artisticamente nella musica. L'Apollineo, nato da un atteggiamento di fuga di fronte al flusso imprevedibile degli eventi, si esprime artisticamente nelle linee armoniche dell’arte plastica.
Il dionisiaco sta all’apollineo come:
- Il caos sta alla forma;
- Il divenire alla stasi;
- L’infinito al finito;
- L’istinto alla ragione;
- L’oscurità alla luce;
- L’inquietudine alla serenità;
- L’ebbrezza al sogno, ecc.
Dionisiaco ed apollineo convivono separati; in un secondo tempo, nella tragedia attica, si armonizzano fra di loro sotto le due divinità artistiche, Apollo e Dioniso. Tale equilibrio viene dissolto dal prevalere dell’apollineo, che trionfa sul dionisiaco sin quasi a soffocarlo. Ciò avviene con il razionalismo di Socrate. Contro tale processo, che ha finito per travolgere tutto l’Occidente, si propone un recupero convinto di Dioniso: il simbolo divinizzato di quella accettazione totale della vita nell’insieme dei suoi aspetti, che si fa valere contro l’atteggiamento rinunciatario della morale tradizionale.
3. Genealogia della morale e Trasvalutazione dei valori
La Genealogia della morale è l'espressione usata da Nietzsche per indicare quello specifico modo di accostarsi ai problemi morali che consiste nel mostrare il carattere storico o «divenuto» dei valori etici e le motivazioni umane («troppo umane») che ne stanno alla base. La genealogia conduce quindi, secondo Nietzsche, all’autosoppressione della morale tradizionale e alla trasvalutazione dei valori.
La Trasvalutazione dei valori è la frase famosa con cui Nietzsche sintetizza la sua opera di reinterpretazione e trasformazione dei valori: «La verità è tremenda: perché fino a oggi si chiamava verità la menzogna».
4. Morale dei signori e Morale degli schiavi
La morale dei signori è quel tipo di morale (storicamente incarnato dalle aristocrazie del mondo classico) che sgorga da un sentimento di pienezza o di potenza e che si esprime nei valori vitali della forza, della salute, della fierezza e della gioia.
La morale degli schiavi è quel tipo di morale che sgorga da un sentimento di debolezza e di risentimento, e che risulta improntata ai valori anti-vitali dell’umiltà, del disinteresse e della pietà.
L’attacco nietzschiano al cristianesimo avviene sostanzialmente a due livelli:
- Il primo, di ordine generale, si connette al tema della «morte di Dio».
- Il secondo, più specifico, si concretizza nell’assimilazione del cristianesimo a una «negazione istituzionalizzata della volontà di vivere», ovvero alla tipica morale degli schiavi.
Il cristianesimo ha preso le parti di tutto quanto è debole, abietto, malriuscito; della contraddizione contro gli istinti di conservazione della vita forte ha fatto un ideale. In Dio è dichiarata l’inimicizia alla vita, alla natura, alla volontà di vivere!
5. Il Risentimento
Il Risentimento è l’odio impotente dei deboli verso i forti, ossia verso ciò che essi non sono e che segretamente vorrebbero essere. È un odio che si traduce in un comportamento teso a sottomettere questi ultimi tramite una tavola di valori anti-vitali che rappresentano l’esatto capovolgimento di quelli vitali. In virtù del fenomeno del risentimento, la morale si configura dunque come uno strumento di dominio, non solo nel senso del manifesto annichilamento del «debole» da parte del «forte», ma anche del meno evidente annichilamento del «forte» da parte del «debole».
6. Critica al Positivismo e Prospettivismo
Contro la mentalità scientifica e contro il positivismo, Nietzsche afferma che la scienza non costituisce un sapere oggettivo privo di presupposti, in quanto sgorga anch’essa da determinati presupposti e atteggiamenti extra-scientifici. La scienza stessa non risulta lontana dall’ideale ascetico del cristianesimo per la sua adorazione della verità oggettiva e per il suo stoicismo intellettuale che interdice il "sì" e il "no" di fronte alla realtà.
Nietzsche sostiene che la realtà non è una serie di dati che ci vincolano necessariamente, ma un insieme di interpretazioni in cui ne va di noi stessi.
7. L'utilità e il danno della storia
Nietzsche ammette non solo il «danno», ma anche «l’utilità» della storia. Infatti, la vita ha bisogno dei «servizi» della storia sotto tre aspetti:
- Storia monumentale: è il tipo di storia di cui l’uomo ha bisogno «in quanto è attivo e ha aspirazioni», cioè il tipo di memoria che gli fornisce modelli per l’azione. Essa giova all'uomo d'oggi nell'occuparsi delle cose classiche e rare delle epoche precedenti, spazzando via il dubbio di volere l'impossibile.
- Storia archeologica: è il tipo di storia di cui l’uomo ha bisogno «in quanto preserva e venera», ossia la storia che nasce dalla venerazione verso il passato di cui ci si riconosce eredi e da cui ci si sente giustificati.
- Storia critica: è il tipo di storia di cui ha bisogno l’uomo «in quanto soffre e ha bisogno di liberazione», ossia il tipo di storia che nasce da un atto di libertà di fronte al passato.
8. La figura di Dio come Menzogna
Dio, per Nietzsche, è la più antica delle bugie vitali («la nostra più lunga menzogna»), ovvero la menzogna che riassume tutte le altre menzogne. Dio rappresenta infatti la personificazione delle varie «certezze» metafisiche, morali e religiose elaborate dall’umanità per dare un senso «plausibile» e un ordine «rassicurante» al caos della vita e del mondo.
9. La Morte di Dio
Con l'espressione Morte di Dio, Nietzsche allude al venir meno di tutte le certezze assolute che hanno sorretto gli uomini attraverso i millenni come stabili punti di riferimento. L’accettazione della morte di Dio rappresenta il presupposto necessario della transizione dall’uomo all’oltreuomo.
L'ateismo di Nietzsche è radicale: non si riferisce solo al Dio cristiano, ma a ogni formula metafisica generale. Con Nietzsche non solo Dio, ma tutti gli dei sono morti.
10. Il tramonto del Platonismo
Questa espressione è usata da Nietzsche per alludere alla progressiva dissoluzione occidentale del platonismo, ovvero della credenza in un mondo metafisico, immutabile e perfetto, di cui quello reale sarebbe solo l’apparenza o la copia negativa.
11. Il Nichilismo
Nietzsche distingue diverse accezioni di Nichilismo:
- Volontà del nulla: ogni atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo reale (incarnato nel platonismo e nel cristianesimo).
- Nichilismo passivo: la specifica situazione dell’uomo moderno che, non credendo più in un «senso» o «scopo» metafisico, avverte lo sgomento del «vuoto». I valori supremi si svalorizzano.
- Nichilismo attivo: deriva da una «cresciuta potenza dello spirito», mette in discussione i valori della tradizione ma non è ancora forte abbastanza per porne di nuovi.
- Nichilismo radicale: consiste nel fare dell'oltreuomo la figura in grado di imporre un senso alla caoticità priva di senso del mondo.
12. L'Eterno Ritorno dell'Uguale
La teoria dell’Eterno Ritorno è la dottrina secondo cui tutta la realtà e gli eventi del mondo sono destinati a ritornare identicamente infinite volte. Credere nell’eterno ritorno significa ritenere che:
- Il senso dell’essere non stia fuori dell’essere, ma nell’essere stesso;
- Bisogna disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e senso.
13. L'Oltreuomo (Übermensch)
L'oltreuomo è un concetto filosofico di cui si serve Nietzsche per esprimere il progetto di un nuovo essere. Il superuomo è colui che sa:
- Accettare la vita;
- Rifiutare la morale tradizionale;
- Operare la trasvalutazione dei valori;
- Reggere la morte di Dio;
- Superare il nichilismo;
- Collocarsi nella prospettiva dell’eterno ritorno;
- Porsi come volontà di potenza.
14. La Volontà di Potenza
La volontà di potenza si identifica sostanzialmente con il modo d’essere dell’oltreuomo, concepito come libertà creatrice. Ergendosi al di sopra del caos della vita, egli impone ad essa i propri significati e le proprie interpretazioni. È la dimensione stessa dell’oltreuomo, che può accettare l’essere (amor fati) solo a patto di creare l’essere a propria misura. «Inesaurito e non scoperto è ancora sempre l’uomo e la terra dell’uomo...».