Il Governo del Fronte Popolare: Ascesa e Crisi (1936)

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Il governo del Fronte Popolare (febbraio-luglio 1936)

Nelle elezioni del 16 febbraio 1936, con un'affluenza del 72%, vinse la coalizione di sinistra, composta da repubblicani, socialisti e comunisti: il Fronte Popolare, sostenuto alle urne dai militanti della CNT-FAI. I voti del Fronte Popolare si concentrarono nelle città e nelle zone rurali di proprietà. Il suo programma non era rivoluzionario, ma riformista, e puntava al ripristino della politica di riforma del primo biennio, alla concessione dell'amnistia per i prigionieri della Rivoluzione d'Ottobre e al ripristino dello Statuto della Catalogna e dei comuni repubblicani-socialisti sciolti nel 1934. Si cercò inoltre di ridurre drasticamente la dialettica anticlericale.

L'opposizione e la crisi politica

Anche se la destra strinse alleanze in molte province, mancava di quell'unità che aveva garantito la vittoria alla CEDA nel 1933. Tuttavia, ottenne quasi lo stesso numero di voti del Fronte Popolare, concentrati però nelle zone rurali. I gruppi principali erano la CEDA e il Blocco Nazionale, guidato dal monarchico Calvo Sotelo. Gil Robles propose di dichiarare lo stato di guerra, insieme ad alcuni militari, ma Franco decise che non era ancora il momento opportuno.

Il nuovo governo fu presieduto da Azaña e composto da soli repubblicani, poiché il PSOE era diviso in due fazioni: una, guidata da Indalecio Prieto, favorevole alla collaborazione con i repubblicani, e la maggioranza, guidata da Largo Caballero, impegnata in una strategia rivoluzionaria contro il governo "borghese". Questa divisione impedì la presenza di ministri socialisti nell'esecutivo.

Provvedimenti e instabilità

Una delle prime misure fu il ripristino della Generalitat. Seguì l'allontanamento dei militari sospettati di cospirazione: Franco fu inviato alle Canarie, Goded alle Baleari e Mola a Pamplona. Poco dopo, si sarebbe dimostrata la follia di tale misura. Il governo dovette rispondere al radicalismo proletario e al degrado dell'ordine pubblico: vennero bruciati conventi e chiese, mentre si diffondeva il banditismo di strada. I membri delle organizzazioni di destra abbandonarono la legalità per unirsi a movimenti estremisti. La Falange, che aveva ricevuto sostegno finanziario dai fascisti italiani, moltiplicò atti di violenza e attentati. Le voci di un colpo di stato provocarono un intenso antimilitarismo nella stampa di sinistra, contribuendo al clima di tensione.

La caduta di Alcalá Zamora e l'escalation

Nel mese di maggio, la situazione si complicò con la rimozione di Alcalá Zamora. Manuel Azaña fu promosso alla presidenza, perdendo però la capacità di azione diretta, poiché mancava della funzione esecutiva assegnata dalla Costituzione al capo del governo. Il boicottaggio del PSOE contro la candidatura di Indalecio Prieto portò alla nomina di Casares Quiroga, politicamente debole e malato.

Durante i mesi di giugno e luglio, sia nelle campagne che nelle città si assistette a una forte agitazione rivoluzionaria:

  • I contadini occuparono terre a Salamanca, in Estremadura e in Andalusia.
  • I comunisti aumentarono i loro iscritti.
  • La CNT organizzò scioperi a cui i datori di lavoro risposero con la "serrata".
  • La FE de las JONS sviluppò una strategia di provocazione violenta, con l'uso di uomini armati, che sfociò in numerosi omicidi.

L'obiettivo era destabilizzare il regime. Gli scontri tra sindacalisti e falangisti divennero costanti e sanguinosi. José Antonio Primo de Rivera fu arrestato e la Falange messa fuori legge.

Verso la Guerra Civile

Il 12 luglio, uomini armati (falangisti, secondo tutti gli indicatori) uccisero il tenente Castillo della Guardia d'Assalto. Il giorno dopo fu assassinato José Calvo Sotelo, leader della destra parlamentare, per mano di un gruppo di forze dell'ordine che cercavano di vendicare la morte del loro compagno. L'intera Spagna fu scossa, sospettando che il complotto militare fosse sul punto di esplodere.

Negli ultimi mesi si stava preparando la congiura contro il Fronte Popolare. Fu un errore assegnare al generale Mola la sede di Pamplona, nel tentativo di allontanarlo da Madrid. Lì, Mola prese contatti con i requetés, il braccio armato carlista, emergendo come capo della congiura. Anche Franco e Goded, dalle loro destinazioni, avevano cospirato.

Il 17 luglio 1936, la guarnigione di Melilla si ribellò, dichiarando lo stato di guerra in Marocco: fu l'inizio del meccanismo che avrebbe portato la Spagna alla sua più crudele guerra civile. Francisco Franco volò alle Canarie e poi a Tetuán per prendere il comando delle truppe "africane". Entro pochi giorni, il fallimento della rivolta nelle principali città spagnole trasformò lo scontro in una guerra civile in cui il generale Franco acquisì un ruolo decisivo.

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