Genealogia della morale di Nietzsche: il conflitto tra morale dei signori e degli schiavi
Classificato in Filosofia ed etica
Scritto il in
italiano con una dimensione di 3,26 KB
Nietzsche: Genealogia della morale - Primo trattato
Gli psicologi inglesi risultano interessanti per Nietzsche poiché affrontano la genesi della moralità. Sebbene egli voglia credere nella loro ricerca della verità, li critica per la totale mancanza di spirito storico, sostenendo che le azioni altruistiche siano state originariamente considerate buone da coloro che ne beneficiavano, e che l'abitudine abbia fatto dimenticare tale origine.
La critica alla teoria degli psicologi inglesi
Questa teoria è errata secondo Nietzsche, poiché solo i potenti sono in grado di esercitare il potere di nominare e definire i valori attraverso l'autoaffermazione. I potenti si designano con termini che esprimono la loro superiorità: i signori, i governanti, i ricchi, i proprietari, o attraverso caratteristiche del carattere come veri, guerrieri, biondi, uomini di lignaggio divino, in contrapposizione all'uomo volgare, oscuro e bugiardo.
La casta sacerdotale e il risentimento
La rilevanza politica e quella spirituale procedono di pari passo fino a quando la casta suprema non diventa quella sacerdotale, che contrappone i termini puro e impuro. Inizialmente, il sacerdozio definiva i "puri" in senso non simbolico: coloro che si lavano, evitano cibi che causano infezioni e rifuggono il sangue. La malattia derivante da abitudini non salutari e dall'isolamento si traduce in nevrastenia, curata attraverso la religione, il digiuno e l'ostilità verso il desiderio istintivo.
Lo scontro tra caste
- Casta dei guerrieri: Caratterizzata da una costituzione robusta, guerra, avventura e caccia.
- Casta sacerdotale: Fondata sull'impotenza e sull'odio alimentato dal ressentiment.
Con gli ebrei iniziò la "ribellione degli schiavi", ereditata e portata al trionfo dal cristianesimo. La figura del sacerdote, nata dalla povertà e dalla debolezza, trova in Gesù lo strumento perfetto per la sua vendetta, trasformando la morale in un inganno generalizzato.
La rivolta degli schiavi e il nichilismo
La rivolta della morale inizia quando il ressentiment diventa creativo e genera nuovi valori. Mentre la morale nobile nasce dall'autoaffermazione, quella degli schiavi nasce dal rifiuto dell'altro. L'uomo nobile è ingenuo e onesto; l'uomo del risentimento, invece, concepisce la differenza come un nemico e la definisce come "il male".
La vittoria degli schiavi rappresenta un passo indietro per l'umanità. Il livellamento degli uomini europei, la perdita di rispetto e fede nell'uomo, ci conduce inesorabilmente verso il nichilismo. I deboli giocano la loro debolezza come un atto di libertà, imponendo ai forti la responsabilità di non voler essere deboli.
Conclusione: verso un nuovo ideale
La lotta tra Roma e la Giudea ha visto prevalere quest'ultima. Il Rinascimento, che sperava in un ritorno dell'ideale classico e "nobile", è stato soffocato dalla Riforma e dalla Rivoluzione francese. L'ultima manifestazione di una verità redentrice si è vista in Napoleone, sintesi di disumanità e Oltreuomo. Esiste ancora speranza per un cambiamento? È una domanda che richiede tutta la nostra forza.