Impero cristiano: Costantino, Concilio di Nicea e le controversie religiose nell'Impero bizantino

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L'Impero Cristiano

325: Costantino promuove il Concilio di Nicea. Eusebio di Cesarea (vescovo arriano) scrive in greco l'opera Vita di Costantino. Scrive cronache e la Storia ecclesiastica, che inaugura un nuovo genere letterario. Le costituenti dell'impero bizantino sono la religione cristiana, la struttura statale romana e la cultura greca. La maggior parte degli imperatori sono cristiani: concedono privilegi alle chiese, vietano il culto pagano e perseguitano i pagani. Il cristianesimo diventa religione dello Stato; resta comunque resistenza pagana, soprattutto in Oriente, perché molti dirigenti locali rimangono paganeggianti. Si afferma la nuova religione e si sviluppa il monachesimo; i monaci distruggono i templi pagani.

Monachesimo

Il monachesimo si presenta in due forme principali:

  • Organizzato: con regola scritta dal fondatore (con importanza attribuita a Basilio I).
  • Greco ascetico ed eremitico: con figure di riferimento come Sant'Antonio egiziano.

Il Concilio inaugura le controversie religiose, caratteristica della prima fase imperiale. Il concilio condanna l'arianesimo: Cristo è considerato creato e non generato.

Costantino e la lotta per il potere

Costantino è figlio di Costanzo Cloro, regnante in Britannia. Dopo l'abdicazione di Diocleziano vengono nominati vari augusti. Costantino vince Massenzio nella battaglia del Ponte Milvio nel 312 e Licinio a Crisopoli nel 324, rimanendo così unico imperatore. La vittoria su Licinio gli permette di fondare una nuova capitale.

L'editto di Milano e la nuova situazione religiosa

L'Editto di Milano (313) garantisce libertà di culto ai cristiani. Costantino avrebbe avuto una visione prima della battaglia del Ponte Milvio; con questa svolta si pone fine alle persecuzioni ufficiali. Il cristianesimo diventa religione favorita dallo Stato; secondo alcuni storici si verifica anche un processo di sincretismo religioso. Costantino non si adatta completamente al cristianesimo ma lo favorisce, prendendo posizioni nei confronti dei templi e dei culti pagani.

Costantinopoli

L'11 maggio 330 Costantinopoli viene inaugurata. Costantino si fa onorare in una processione e fa erigere una statua che lo ripresenta come Apollo. Sarà sepolto nella chiesa dei Santi Apostoli; il sepolcro è circondato da 12 figure che richiamano gli apostoli, in una identificazione simbolica con la divinità cristiana. Nel X secolo gli imperatori pranzano circondati da 12 dignitari, che ricordano i 12 apostoli. Il sovrano portava il loros, analogo al sudario di Cristo nel sepolcro.

Il cristianesimo non si presenta come una religione universalmente uniforme: emergono due grandi problemi interni: le frequenti controversie dottrinali e la pluralità di correnti di pensiero che generano eresie e divisioni religiose.

Nascita delle eresie e risposta della Chiesa

L'eresia nasce con la formazione stessa del cristianesimo. L'arianesimo, dottrina diffusa ad Alessandria e proposta da Ario, sosteneva che Cristo fosse di materia diversa rispetto al Padre: il Figlio è creato e non generato. La Chiesa ufficiale convoca un Concilio ecumenico per porre fine alla controversia. Vi partecipano molti vescovi (la Chiesa bizantina riconosce sette Concili ecumenici, l'ultimo nel 787). Si instaura la consuetudine della convocazione conciliare e la stretta collaborazione tra Stato e Chiesa: l'imperatore partecipa attivamente ai concili.

Concilio di Nicea (325)

Il Concilio di Nicea si svolge per discutere il problema della Trinità: Costantino desidera l'unità nel mondo cristiano. Si dibatte anche la data della Pasqua e altre questioni teologiche tra le grandi chiese patriarcali (Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme). Il Concilio condanna l'arianesimo (eresia) e afferma il dogma della consustanzialità: Padre e Figlio sono della stessa sostanza. La questione dogmatica è risolta e politica e religione si uniscono. Costantino condanna Ario. Va comunque detto che nei decenni successivi persistono dispute: Costanzo II (337-361) è filiariano, così come Valente.

Conversione dei popoli esterni all'impero

I popoli che vivono fuori dai confini dell'impero si convertono al cristianesimo spesso come mezzo di integrazione politica. Ulfila (Ulfilas) vuole convertire i Goti: inventa un alfabeto gotico e traduce le Sacre Scritture in lingua gotica; molti Goti adottano l'arianesimo. I Vandali perseguitano i cattolici e le controversie religiose continuano.

Il V secolo: Nestorianesimo e Monofisismo

La disputa dottrinale sulla natura di Cristo (se il Figlio abbia la stessa natura del Padre) domina il V secolo. Dalla scuola di Antiochia emerge il nestorianesimo, sostenuto da Nestorio, patriarca di Costantinopoli nel 428. Nestorio afferma che Cristo possiede natura umana distinta e che Maria è madre di Cristo, ma non madre di Dio. Il nestorianesimo viene condannato nel Concilio Ecumenico di Efeso (431), dove si riafferma la dottrina ortodossa della doppia natura di Cristo.

Un'altra grande eresia è il monofisismo (forte ad Alessandria), che sostiene che Cristo abbia un'unica natura, quella divina. Il monofisismo ottiene una vittoria temporanea al Concilio di Efeso del 449 (concilio non considerato ecumenico da tutta la Chiesa, ma dominato da prelati favorevoli). Alla morte di Teodosio II (450), gli succede Marciano, che convoca il IV Concilio Ecumenico a Calcedonia (451): il concilio condanna il monofisismo e afferma la dottrina della doppia natura di Cristo. Questa eresia rimane significativa in Siria, Palestina ed Egitto.

Dal VI secolo: tentativi di unità e nuovi scismi

Lo imperatore Zenone pubblica nel 482 la formula nota come Henotikon (qui citata come "Le Nottica"), con l'intento di imporre una soluzione di unità religiosa; ciò provoca lo scisma d'Acacio. Anastasio I (491-518) è favorevole al monofisismo. Giustiniano tenta di consolidare e riunificare il suo impero, perseguendo i monofisiti. La sua formazione comprende lo studio del diritto e della religione. Giustiniano emette la politica nota come la questione dei "tre capitoli" (teologi orientali sospettati di inclinazioni monofisite); Giustiniano cerca che la condanna venga sottoscritta anche dal Papa (Vigilio I). Nel frattempo Roma è assediata dagli Ostrogoti di Totila, e il Papa si reca a Costantinopoli.

V Concilio Ecumenico e il Cisma dei Tre Capitoli

Il V Concilio Ecumenico si conclude nel 553 a Costantinopoli con la condanna dei tre capitoli. Gli occidentali ortodossi si oppongono a questa condanna: le Chiese di Milano e Aquileia si proclamano cismatiche in difesa dei tre capitoli (Cisma dei Tre Capitoli). Quando i Longobardi invadono l'Italia, la Chiesa di Aquileia mantiene una posizione scismatica; il patriarca di Milano trova rifugio a Grado nel 568 e vi trasferisce la sede. Più tardi si produce una riconciliazione: Grado torna all'obbedienza mentre Aquileia mantiene posizioni particolari per un periodo.

Invasioni, reazioni e restaurazioni pagane

Con le conquiste arabe gli arsenali e i territori medio-orientali dell'Impero vengono invasi. L'imperatore Eraclio cerca di stabilire un accordo religioso per fronteggiare la nuova situazione politica e militare. Vi è anche una reazione pagana in alcuni ambienti contro la supremazia cristiana: Giuliano (l'Apostata), unico sopravvissuto della famiglia di Costantino in una linea successoria, tenta di restaurare la religione pagana durante il suo regno.

Osservazioni finali

La storia religiosa dell'impero cristiano è segnata da un continuo intreccio tra politica e dottrina: i concili, le eresie e le riforme monastiche plasmano la struttura della Chiesa e del potere imperiale, con riflessi profondi sulla società e sulla cultura dell'Impero bizantino.

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