L'Indipendenza dell'America Latina e le Guerre Carliste nella Spagna del XIX Secolo
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L'Indipendenza delle Colonie Americane
Fu a partire dal 1816 che ebbero luogo le grandi campagne militari in cui gli eserciti spagnoli si scontrarono con i patrioti americani, guidati da due magnifici militari: Simón Bolívar e José de San Martín. I trionfi dei liberatori in Colombia e in Cile non riuscirono a far desistere il re, che si apprestava a mandare più truppe dalla base in Andalusia; tuttavia, queste non partirono mai poiché si rivoltarono a favore della Costituzione.
Approfittando delle difficoltà della monarchia spagnola, i ribelli continuarono la loro avanzata fino a liberare, dopo la battaglia di Ayacucho nel 1824, le terre del Perù, che erano state gli ultimi baluardi fedeli alla Spagna. In questo modo, la Spagna perse per sempre i territori americani, fatta eccezione per Cuba e Porto Rico.
Il Caso del Messico
In Messico, la paura di una rivoluzione egualitaria mantenne inizialmente i proprietari terrieri indigeni, la borghesia e il clero fedeli alla metropoli. Tuttavia, i tentativi di riforma del Triennio Liberale spinsero la Chiesa e i notabili a sostenere il movimento per l'indipendenza del generale Agustín de Iturbide, che nel 1822 si proclamò imperatore del Messico.
6.3 Conseguenze dell'Indipendenza Americana
L'indipendenza non pose fine solo a tre secoli di unione fra America e Spagna, ma diede vita a profondi cambiamenti su entrambe le sponde dell'Atlantico:
- Spagna: Fu definitivamente relegata a un ruolo di potenza di secondo piano e perse un enorme mercato.
- America: Il sogno di Bolívar di creare una Gran Colombia unita fallì, e i nuovi stati americani divennero facile preda per l'influenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.
Inoltre, durante il XIX secolo, le nuove repubbliche avrebbero affrontato guerre tra di loro, conflitti armati che contribuirono a costruire o rafforzare le nuove identità nazionali.
2. La Guerra Civile alla morte di Ferdinando VII
In Spagna, alla morte di Ferdinando VII, scoppiò una guerra civile tra i sostenitori dell'assolutismo di Don Carlos (carlisti) e i sostenitori liberali della regina Isabella II. Questa guerra, conosciuta come Guerra Carlista, sarebbe durata per 7 anni.
Il conflitto fu molto localizzato geograficamente: il palcoscenico principale fu rappresentato dai Paesi Baschi e dalla Navarra, oltre ad alcune zone montuose dell'Aragona e della Catalogna. I carlisti erano comandati dal generale gipuzkoano Zumalacárregui, che seppe dirigere abilmente i militari grazie a una conoscenza approfondita del terreno. Maria Cristina, regina reggente, cercò invece il sostegno dei liberali per mantenere il trono della figlia.
2.1 Ideologie a Confronto
L'ideologia carlista si basava sui seguenti pilastri:
- Difesa del potere religioso e della Chiesa.
- Tutela del sistema tradizionale di proprietà e dei fueros (leggi locali).
- Sostegno della popolazione contadina rurale e di una parte della nobiltà.
- Appoggio esterno di Russia, Austria e Prussia.
- Motto: "Dio, Patria e Re".
Dall'altra parte, la Regina fu costretta a scendere a compromessi con il liberalismo. I liberali erano sostenuti dalla borghesia e dal proletariato urbano e rurale, ricevendo appoggio esterno da Francia e Inghilterra.
2.2 Evoluzione della Guerra
La tattica principale dei carlisti fu la guerriglia, che inizialmente permise alla rivolta di rafforzarsi nel Nord. L'ossessione dei capi carlisti era la conquista di una capitale; tuttavia, l'assedio di Bilbao si concluse con un fallimento e costò la vita al generale Zumalacárregui.
Nel 1836, dopo la battaglia di Luchana, il generale Espartero riuscì a liberare Bilbao dall'assedio. L'ultimo periodo della guerra (1837-1839) fu segnato dalla divisione ideologica interna al carlismo tra i moderati, disposti a scendere a compromessi con i liberali, e gli intransigenti, vicini a Don Carlos, che volevano continuare la guerra fino alla fine.